STORIA DI UN SAGGIO SCONOSCIUTO:
MUSSOLINI E LA RIFORMA PROTESTANTE

di Terenzio Sagripanti


La vicenda di Jan Hus, riformatore religioso boemo tardomedievale, costituisce notoriamente nella storia europea uno degli antefatti della Riforma Protestante, nella misura in cui ne anticipa alcuni motivi fondamentali. Sia l�uno che l�altra non sono stati particolarmente approfonditi dalla storiografia e dalla pubblicistica italiana, se non in modo episodico, ma mentre la mancata penetrazione della Riforma risponde a precise scelte culturali, nel caso di Hus l�assenza di un approfondimento storiografico (e teologico) si giustifica anche alla luce di difficoltà pratiche, ovvero la scarsa diffusione (e quindi consultabilità) dei testi hussiti e delle sintesi storiche mitteleuropee del movimento e del suo fondatore.

Quando poi si ripensa che Benito Mussolini, il futuro Duce del Fascismo, compone negli anni giovanili un saggio sul religioso boemo intitolato Giovanni Huss. Il veridico, non si può non provare un moto di sorpresa, tanto più vivo quanto più si confronti il contenuto dello scritto con le successive vicende non solo dell�uomo, ma soprattutto del politico Mussolini.

Quando collocare la nascita del saggio? Ivon De Begnac, uno dei pochi autori a riferire sia pur fugacemente dell�opera, sostiene nel 1934 che il Giovanni Huss rientra in quella linea di pensiero inaugurata da Mussolini nel 1907, durante la commemorazione di Giordano Bruno, e proseguita nel saggio su Nietzsche intitolato "La filosofia della forza" del 1908. Mussolini dal canto suo dichiarerà di aver composto l�Huss nel 1911, qualche mese prima del suo arresto per la partecipazione alle agitazioni contro la guerra di Libia. Renzo De Felice, infine, chiosando la genesi intellettuale dell�opera, sostiene nel 1988 che l�interesse mussoliniano per questo tipo di tematiche va collocato nel 1902 � 1904, ai tempi del soggiorno in Svizzera. In quegli anni, infatti, Mussolini entra in contatto con un composito universo culturale e umano, premessa biografica necessaria - riteniamo noi - per capire il volto cangiante del sincretismo ideologico del Mussolini maturo.

Gli anni della composizione, è forse utile ricordarlo, sono gli stessi della militanza socialista, e del più estremo anticlericalismo, che si traduce nel 1910 nel romanzo d'appendice Claudia Particella. L�amante del Cardinale. Sono inoltre gli anni della propaganda razionalistica dai toni più accesi e, ci si scusi la contraddizione in termini, più mistici. E proprio di propaganda si deve parlare nell�interpretare l�Huss, senza commettere l�errore di cercare in esso una ricostruzione storiografica che non si troverà, se non a costo di volute forzature. La storiografia e i biografi di Mussolini, tesi a stroncare senza esitazione l'opera, sono forse caduti proprio in questo tranello, caricando la medesima di aspettative che essa, nelle intenzioni delle autore, probabilmente non aveva.

L'operazione mentale che sottende l�opera è, nella sua efficace semplicità, facilmente deducibile: il personaggio e la predicazione di Jan Hus non sono esaminati in termini di esegesi storica, non vengono ricondotti al proprio tempo per essere in esso compresi, non sono trasposti in termini teologici o filosofici, ma vengono utilizzati per tratteggiare un caso emblematico, incarnazione di valori universali e totalizzanti, quindi metastorici.

Quali sono allora questi valori? Sono i concetti della tradizione europea ottocentesca, e vanno cercati senz'altro nella celebrazione romantica della rivoluzione per la libertà, che si afferma come identità nazionale. L�approccio audace e anticonformista alle sacre scritture e la rivolta degli hussiti - di cultura boema - contro le gerarchie della Chiesa - di lingua tedesca - ben esemplificano gli ideali celebrati dal giovane Mussolini, cosicché qualora si sostituissero agli antagonisti storici di Hus i coevi bersagli polemici di Mussolini, che sono innanzitutto la Chiesa in quanto tale ma anche la Chiesa come espressione di una struttura gerarchizzata e opprimente� e qui si ritrova in fieri la futura polemica antisocialista, o meglio contro il riformismo socialista � si coglierebbe probabilmente l�autentico carattere dell�opera, e non si sbaglierebbe nell�identificare in Hus lo stesso Mussolini, che del resto amava firmare i suoi articoli con lo pseudonimo di "vero eretico".

"Consegnando questo libretto alle stampe formulo l�augurio ch�esso susciti nell�animo dei lettori l�odio per qualunque forma di tirannia spirituale e profana: sia essa teocratica e giacobina", così si conclude la prefazione al libro scritta dallo stesso autore. Affermazione stridente con le successive scelte politiche del futuro Duce, che sin dal 1921 sconfesserà implicitamente l�Huss in nome della real politik, per cercare una mediazione con il mondo cattolico.

Quest�opera va quindi giudicata come l�espressione di una evoluzione politica ancora in stato embrionale, come frutto di ingenuo giovanilismo? Difficile dare una risposta, soprattutto per chi ritiene lo studio dei fatti storici più significativo di quello dei moventi individuali, quasi sempre schermo di interessi personali e di potere. Resta la quasi incontestabile realtà storica di un regime, quello fascista, che dopo gli accordi del Ventinove snatura in parte i suoi presupposti ideologici e mostra un primo strutturale elemento di debolezza: infatti, se il progetto di fare dell'Italia una nazione e degli italiani un popolo ha, nei tempi in cui viene formulato, una connotazione di modernità che lo inserisce nel più ampio dibattito europeo coevo, lo stesso può considerarsi virtualmente fallito nel momento stesso in cui patteggia la sovranità dello Stato con un organismo sovranazionale e antistatale, quale il Vaticano, e contestualmente rende lo Stato stesso (quasi) unilateralmente confessionale, lasciando quegli ampi spazi di autonomia al mondo cattolico che si tradurranno, a guerra finita, nella leadership democristiana.

[B. Mussolini, Giovanni Huss. Il veridico, Pref. di Renzo De Felice, III ed., Bonanno, Acireale (CT), 1988.]

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