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Giovanni Leonardo di Bona, detto "Il Puttino", cos� soprannominato a ragione della figura minuta e aggraziata, viene considerato, insieme con il conterraneo Gioacchino Greco, inteso "Il Calabrese" (nato c. 1600 a Celico - morto c. 1634), autore del celebre "Trattato del nobilissimo gioco degli scacchi", uno dei pi� grandi scacchisti del passato, la cui avventurosa esperienza costituisce una delle pagine pi� significative nella storia di questa appassionante pratica ludica.

Pregevole copia del manuale di scacchi di Gioacchino Greco
Nasce nel 1542 da una famiglia benestante di Cutro, nell'ambito della quale, giovanissimo, apprende da uno zio l'arte del "nobil giuoco".
Nel 1560, mentre, studente in legge, si trova a Roma, incontra per la prima volta il suo grande rivale, monsignor Ruy L�pez de Segura, consigliere, confessore ed ambasciatore del Re di Spagna. Famoso umanista e valente scacchista, il vescovo, autore del "Libro de la invencion liberal y arte del juego del Axedrez", pubblicato ad Alcal� nel 1561, cui si attribuisce anche una delle linee pi� diffuse nel gioco degli scacchi: la celebre "Partita Spagnola" altrimenti detta "Ruy L�pez", veniva considerato il pi� forte giocatore dell'epoca.

Una rara traduzione francese, edita a Parigi nel 1609, del trattato scacchistico del Ruy Lopez
Non ancora all'altezza del suo quotato avversario, Leonardo esce sconfitto da questa prima sfida.
Dodici anni dopo, nel 1572, prover� ancora a cimentarsi contro il prelato di Zafra, che nell'occasione si trova a Roma per una visita di dovere a papa Gregorio XIII.
Anche in questa circostanza, "Il Puttino" rimedia una cocente sconfitta.
Quanto mai determinato a riscattarsi ritorna a Napoli, dove per due anni si esercita assiduamente con lo zio.
Nel capoluogo campano, presso il palazzo nobiliare di don Fabrizio, Principe di Gesualdo, conosce un altro celebre scacchista dell'epoca: Paolo Boi detto "Il Siracusano" (Siracusa 1528 - Napoli 1596), con il quale ha modo di confrontarsi alla pari.
Si racconta che in questo periodo una banda saracena, in una di quelle frequenti scorrerie che ebbero tristemente a patire le popolazioni meridionali, prese in ostaggio a Cutro un fratello di Leonardo. Egli accorse prontamente in Calabria dove, grazie alla sua abilit� nel gioco degli scacchi, riusc� a riscattare la libert� del congiunto sconfiggendo il capo dei pirati e vincendogli anche una forte somma di denaro.
Nel 1575, "Il Puttino" giudica essere giunto il momento di muovere una nuova e definitiva sfida al suo antico rivale. Accompagnato dall'allievo, Giulio Cesare Polerio detto "L'Apruzzese", che ci ha tramandato una preziosa testimonianza dello stile di gioco di quel periodo tramite la sua opera "L'elegantia, sottilit�, verit� della virtuosissima professione degli scacchi", si imbarca per un lungo viaggio alla volta della Spagna. Raggiunge dapprima Genova, dove ha occasione di conoscere una giovane appartenente alla famiglia De Giorgi, con la quale scambia una proposta di matrimonio.
Lasciato il fidato Polerio a Genova, si pone di nuovo in viaggio e, dopo aver fatto tappa a Marsiglia, sbarca a Barcellona, dove � ad attenderlo Tommaso Caputi detto "Rosces", un altro scacchista dell'epoca, nato nel Regno di Napoli ed emigrato intorno al 1550 in Spagna, con il quale raggiunge Madrid.
Ospite di tale donna Isabella, una conoscente del "Rosces", "Il Puttino", sicuro di poter disporre agevolmente dell'avversario, prepara ad arte l'abboccamento, preludio alla sua clamorosa rivincita, un vero e proprio tranello nel quale attirare l'avversario ed i suoi potenti mecenati.
Ricevuto dal Ruy L�pez inizia il confronto con in palio 50 ducati d'argento a partita.
La notizia della contesa giunge in breve alla corte reale di Filippo II, il quale appassionato del "nobil giuoco" vuole vedere i due confrontarsi alla sua presenza.
La sfida, al meglio delle cinque partite, avviene nell'agosto del 1575. Al vincitore viene promesso un premio di 1000 ducati. La scena � immortalata dall'arte di Luigi Mussini nel celebre quadro "Una sfida scacchistica alla Corte del Re di Spagna" (1886). "Il Puttino" perde deliberatamente le prime due partite ed � solo a questo punto che con teatrale guasconeria, lancia al Sovrano che, alquanto deluso, sta per andarsene, l'invito a rimanere per assistere al suo trionfo: "Maest� si degni di restare, il tutto � stato fatto ad arte, perch� rifulgesse pi� chiaramente la mia bravura".

"Una sfida scacchistica alla Corte del Re di Spagna" (1886) L. Mussini
Leonardo vinse facilmente le restanti tre partite. Il re entusiasta volle fargli dono anche di un gioiello raffigurante una salamandra ornato di pietre preziose e di una pelliccia di zibellino.
"Il Puttino" approfitt� della disponibilit� del Sovrano per acquisire merito nei confronti dei suoi concittadini, chiedendo ed ottenendo per la natale Cutro il titolo di citt� e l'esenzione dal pagamento dei tributi per venti anni.
Ma forse questa � la cronaca un po' romanzata cos� come la intese e la rifer� Alessandro Savio nella biografia di Leonardo di Bona "Il Puttino, altramente detto il Cavaliere errante", pubblicata per la prima volta nel 1634.
A noi piace pensare invece che si sia trattato del primo grande evento scacchistico della storia, un vero e proprio campionato del mondo, voluto e patrocinato da Filippo II nella sua corte di Madrid, dove, per l'occasione, si erano dati convegno tutti i pi� forti scacchisti dell'epoca: Leonardo di Bona e Paolo Boi per la scuola italiana, Ruy L�pez, Escovara e Alfonso Cer�n per quella spagnola.
Non a torto quindi, "Il Puttino" che, a sorpresa, trionf� nel confronto, viene oggi considerato il pi� forte giocatore di scacchi dal 1575 al 1587, anno della sua morte.
Mentre a Madrid si godeva il meritato trionfo, fu raggiunto dal Polerio, che gli port� la notizia della morte della promessa sposa, circostanza dolorosa che indusse il cutrese a rientrare in Italia.
Oramai famoso, Leonardo, fu chiamato anche alla corte di re Sebastiano di Portogallo, dove sconfisse "il Moro", il pi� forte giocatore locale.
Durante il suo soggiorno a Lisbona vinse anche una sfida contro Paolo Boi.
Ritornato in Italia si sistema a Napoli alle dipendenze di don Niccol� Bernardino, principe di Bisignano.
Tra il 1582 e il 1586, davanti al Duca d'Ossuna, allora Vicer� di Napoli, si batte ancora con il "Siracusano".
Di l� a poco muore a soli 45 anni, si dice avvelenato per invidia.

Statua di Leonardo di Bona, opera del maestro Antonio Cersosimo
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