Articles & Essays by Ruggero Longo

(In)materialidad en el arte medieval, 2023
Il rapporto tra materialità ed estetica dell’immateriale può essere declinato in termini di tangi... more Il rapporto tra materialità ed estetica dell’immateriale può essere declinato in termini di tangibilità e intangibilità dell’arte e del patrimonio culturale. Partendo da una definizione dei rapporti tra elementi immanenti ed elementi trascendenti nella materia e nella forma dell’opera d’arte, il contributo intende perlustrarne i caratteri nell’estetica del medioevo, con particolare riferimento alla concezione dello spazio sacro nel meridione normanno-svevo (Italia meridionale, secc. XI-XIII) e all’impiego del medium marmoreo e lapideo. Dopo aver messo in evidenza il carattere dualistico, non dicotomico, della sostanza e della forma nelle decorazioni marmoree in opus sectile e a mosaico che plasmano lo spazio sacro, saranno esplorate le modalità attraverso le quali gli elementi materiali giocano un ruolo determinante nella semantica dell’intangibile e nell’aggettivazione dello spazio come luogo del culto e della spiritualità.

Visualising complexities: practices and heuristics of digital models in art history, 2023
The Royal Palace in Palermo, with its famous Cappella Palatina and the so-called Norman Stanza, i... more The Royal Palace in Palermo, with its famous Cappella Palatina and the so-called Norman Stanza, is an outstanding, intricate architectural palimpsest. The three-dimensional model of the Palace represents an effective, useful tool, thanks to which a deeper knowledge of the monument arises. Besides a short description of the Royal Palace Project, which includes the trans-disciplinary approach applied to the monument in its complicated architectural history and archaeological stratigraphy, part of this contribution is dedicated to the epistemic rationale of the digital humanities, 3d models and digital tools, exploring potentials, questions and limits deriving from vast amounts of data, with the consequent need for an appropriate, dedicated and permanent management system. Compared to the traditional scientific outcomes represented by definitive publications and books, a never-definitive digital model would represent a dynamic tool, potentially open to an unlimited incrementation of data, and fostering a hermeneutic update and the heuristic upgrade of knowledge of a given cultural heritage monument. This increase of knowledge balances the degree of uncertainty of our working hypotheses and reconstructions, fundamental tools to retrace the diachronic history of a given monument and to recreate a reliable configuration of synchronic spaces and functions.

REPENSER L’HISTOIRE DE L’ART MÉDIÉVAL EN 2023, 2023
Medieval opus sectile pavements and marble decorations in Southern Italy are characterized by the... more Medieval opus sectile pavements and marble decorations in Southern Italy are characterized by the use of white tesserae obtained from an artificial material called stracotto, employed as a substitute for the natural white stone known as palombino, which was instead derived in the Middle Ages exclusively from classical spolia. More recently, thanks to the efflorescence of the material induced by ultraviolet light, it has become possible to detect its presence in the mosaics of several monuments of Norman Palermo, including the astonishing six-thousand square meters mosaics of the Cathedral in Monreale (near Palermo). The historical contextualization of the artificial white stone identified as stracotto is required at this point; it will be possible only through extensive sampling and identification of white tesserae on Medieval Mediterranean mosaics and archaeometric experimental lab-analyses. Aiming to contribute to this future achievement, this article presents some hitherto unpublished data coming from onsite research.
Die Normannen. Eine Geschichte von Mobilität, Eroberung und Innovation, Mannheim Exibition, REM Reiss-Engelhorn-Museen, Exibition catalog, 2022
Breve profilo dell'architettura normanna in Sicilia, con riferimento agli edifici sacri e ai pala... more Breve profilo dell'architettura normanna in Sicilia, con riferimento agli edifici sacri e ai palazzi regi.Genesi e sviluppo dello stile sincretico definito 'arabo-normanno', in grado di realizzare un linguaggio estetico nuovo e identitario, sintesi sapiente di elementi romanici, bizantini e islamici.
Die Normannen. Eine Geschichte von Mobilität, Eroberung und Innovation, 2022
Si presenta uno dei brani marmorei medievali più noti dell'abbazia di Montecassino, una lastra in... more Si presenta uno dei brani marmorei medievali più noti dell'abbazia di Montecassino, una lastra intarsiata in opus sectile con la silhouette ferina, verosimilmente un veltro, o levriero da caccia, sebbene qui alluda più alla guardia, forse dell'altare di san Benedetto, posto dall'abate Desiderio nel 1071 al di sopra dell'appena riscoperto sepolcro del santo di Norcia. L'analisi della tecnica e dei materiali suggerirebbe tuttavia un'esecuzione ed eventuale collocazione ai fianchi dell'altare maggiore della chiesa abbaziale nel corso del XIII secolo, probabilmente al tempo dell'abate Ayglerio (1263-1282).

Norman Connections. Normannische Verflechtungen Zwischen Skandinavien und dem Mittelmeer, Reiss-Engelhorn-Museen, Mannheim, October 15-17 2020, Mannheim 2022, pp. 263-291; ISBN: 978-3-7954-3670-4, 2022
In the context of the Normans' expansion in Europe and the medieval Mediterranean, the events in ... more In the context of the Normans' expansion in Europe and the medieval Mediterranean, the events in southern Italy represent a peculiar case of the construction of a new cultural identity.
Like the new Kingdom of England, the Norman Kingdom of Sicily, founded in 1130 by Roger II of Altavilla, is an accomplished project of establishing a new political entity. In Sicily, the Normans also had to deal with a multicultural and multireligious environment, adopting strategies of cultural mediation that were singular in the Mediterranean and European context. These strategies-having political and propagandistic purposes-are explicitly manifested in the arts and aesthetic languages, characterized by the use of multicultural elements from the Byzantine, Latin, and Islamic worlds.
The art and architecture of Norman Sicily, in which it is possible to recognize the most obvious features of Norman-Sicilian cultural syncretism, thus played an identity role in the history of Sicily from the 12th century onward, with an epigone in the 19th century. The enhancement of this cultural heritage culminates recently with the inscription of Arab-Norman Palermo on the UNESCO World Heritage List.
Taking into account the most recent research findings, the article analyzes the artistic phenomenon through some exemplary cases to understand the genesis of Norman-Sicilian aesthetic syncretism. Some milestones of local revivalism are also traced, which from time to time reaffirmed the expressive and communicative power of Arab-Norman art.
Sotto lo sguardo di Ruggero Un sovrano, un regno, una città del Mediterraneo medievale, 2022
La cattedrale di Cefalù, fondata dal primo sovrano normanno di Sicilia Ruggero II nel 1131, costi... more La cattedrale di Cefalù, fondata dal primo sovrano normanno di Sicilia Ruggero II nel 1131, costituisce uno dei monumenti più importanti della dinastia nel meridione d'Italia, con funzione di mausoleo, destinata ad ospitare la tomba del fondatore. Il contributo analizza le trasformazioni dello spazio sacro dal medioevo al secolo in corso, offrendo nuovi dati per la ricostruzione del perduto spazio sacro medievale e per la contestualizzazione dei frammenti di arredo liturgico e dei pezzi scultorei superstiti.
Amalfi e la Sicilia nel Medioevo. Uomini, commerci, culture, atti del convegno internazionale (Amalfi, 13-14 dicembre 2019), Amalfi 2022, pp. 159-258, 2022

Il Breviario-Messale di Salerno del Museo Leone di Vercelli. Una nuova fonte per la storia dell’arte, della cultura e della liturgia, 2022
Nel 1997 Mario D’Onofrio pubblicava un contributo dal titolo: La basilica di Desiderio a Montecas... more Nel 1997 Mario D’Onofrio pubblicava un contributo dal titolo: La basilica di Desiderio a Montecassino e la cattedrale di
Alfano a Salerno: nuovi spunti di riflessione, nel quale i noti rapporti di connessione tra le due fondazioni chiesastiche sono efficacemente riassunti nell'ottica di una parentela stretta, assimilabile a quella che venne definita una "koinè espressiva che fu alla base della cultura artistica cassinese-salernitana".
Nel presente contributo si intende offrire una diversa angolazione prospettica, basata non tanto sugli aspetti squisitamente architettonici delle due chiese, bensì sullo studio dello spazio sacro e degli arredi liturgici, affinché ne possano scaturire ulteriori elementi di riflessione, rivalutando la portata e la direzione dei vettori di trasmissione instaurati tra i due centri culturali – Montecassino e Salerno – alla luce dei dati acquisiti più di recente in merito alla produzione di arredi liturgici e sectilia marmorei nel Meridione normanno-svevo.
L’ARREDO LITURGICO FRA ORIENTE E OCCIDENTE (V-XV SECOLO) Frammenti, opere e contesti (Minima Medievalia), 2021
Nella cattedrale di Sant’Andrea ad Amalfi, ai due lati dell’altare maggiore, si conserva una copp... more Nella cattedrale di Sant’Andrea ad Amalfi, ai due lati dell’altare maggiore, si conserva una coppia di colonne portacandelabro gemelle. L'analisi approfondita dei manufatti e delle relative fonti documentarie, con ausilio di analisi archeometriche e di strumenti digitali di rilievo fotogrammerico e modellazione 3D, hanno consentito di individuare l'origine moderna dei due brani marmorei e di ricostruire le vicende conservative che hanno determinato la trasformazione e la scomparsa dell'antico candelabro per il cero pasquale della cattedrale amalfitana.

Hortus Artium Medievalium, 2021
Within the broad variety of marble arrangements that shaped the medieval sacred spaces, the litur... more Within the broad variety of marble arrangements that shaped the medieval sacred spaces, the liturgical furnishings of southern Italy (XI-XIII century)
– from Rome to Palermo – were characterized by the almost ubiquitous presence of opus sectile marble inlays and opus tessellatum decorations.
Thus, the stone surfaces displayed the artistic and aesthetic language of mosaic in its multiple forms. Combining historical and technical investigation
with the cataloguing of ornamental patterns, this paper aims at the implementation of a philology of materials and techniques related to the
medieval sacred space of southern Italy. Through this philological approach, it is possible to outline a first classification of the investigated artifacts,
from marble liturgical furnshings to individual components and marble fragments. From the emblematic case of Montecassino Abbey (1071),
across crucial examples located in Campania and Sicily (11th-12th century), the study allows us to formulate reliable hypotheses on the relative
chronologies of these artifacts. Thus, a network of cultural interchanges emerges, attesting to the circulation of knowledge and techniques – from
opus sectile to tessellatum – which between mid-12th and early 13th centuries significantly renewed the aesthetic and artistic panorama from
Regnum Siciliae to Patrimonium Petri. As a result of this methodological approach, a reconsideration of the chronology of the well-known marble
slabs with the so-called veltri in opus sectile and other fragmentary pieces in opus tessellatum preserved in Montecassino is proposed.

World heritage and contamination. XVIII International Forum Le Vie dei Mercanti, 2020
The UNESCO nomination process of Early-Medieval Benedictine settlements and monastic landscape in... more The UNESCO nomination process of Early-Medieval Benedictine settlements and monastic landscape in Italy represents a great opportunity for the preservation and the cultural promotion of a global heritage originated in Italy. This heritage stands out by a strong relationship between the cultural, immaterial phenomenon and its influence on the material shaping, arrangement and organization of architectural spaces and natural places in Medieval Europe. The thematic study retraces the beginning of a track that, starting from Benedict’s journey, gave rise to an infinite thread across Europe (Rumiz). The monastic landscape indeed reveals its multiple facets and meanings: a natural, specific environment – i.e. the desertum – inspiring the ascetic meditation and the anchoretic life, being also a favorable place for the monastic settlement; finally, a cultural landscape, shaped by the coenobitic organization of space and marked by the territorial arrangement and organization of the anthropic settlements. From Benedict’s journey, circumscribed in the Apennine landscape of central Italy and evoking ancient cults and sacred spaces of worship, this path developed in Medieval and Modern Europe, spreading across the Apennine ridge, up to touch the Carolingian Holy Empire in the North territories and the finis Galliae in the western Alps.
Il processo di nomina UNESCO degli insediamenti benedettini altomedievali e del paesaggio monastico in Italia rappresenta una grande opportunità per la conservazione e la promozione culturale di un patrimonio mondiale che ha avuto origine in Italia. Questo patrimonio si distingue per una forte relazione tra il fenomeno culturale, immateriale e la sua influenza sulla materializzazione, sistemazione e organizzazione degli spazi architettonici e dei luoghi naturali nell'Europa medievale. Lo studio tematico ripercorre l'inizio di un percorso che, a partire dal viaggio di Benedetto, ha dato origine a un filo infinito in tutta Europa (Rumiz). Il paesaggio monastico rivela infatti le sue molteplici sfaccettature e significati: un ambiente naturale e specifico - cioè il desertum - che ispira la meditazione ascetica e la vita anacoretica, essendo anche a luogo favorevole per l'insediamento monastico; infine, un paesaggio culturale, plasmato dall'organizzazione cenobitica di spazio e segnato dalla disposizione e organizzazione territoriale degli insediamenti antropici. Dal viaggio di Benedetto, circoscritto nel paesaggio appenninico dell'Italia centrale ed evocando antichi culti e spazi sacri di culto, questo percorso si è sviluppato nell'Europa medievale e moderna, estendendosi sul crinale appenninico, fino a toccare il Sacro Impero Carolingio nei territori del Nord e il finis Galliae nelle Alpi occidentali.

Terracina nel Medioevo La cattedrale e la città Atti del Convegno internazionale di studi (Terracina, 9-10 febbraio 2018), 2020
Come molte cattedrali medievali, quella di Terracina si caratterizza per il suo sviluppo diacroni... more Come molte cattedrali medievali, quella di Terracina si caratterizza per il suo sviluppo diacronico, intercorso – almeno per la fase basso-medievale – dalla consacrazione del 1074 alla posa in opera del candelabro per il cero pasquale, realizzato nell’anno 1245, quasi a suggellare il prolungato cantiere. È in questo lasso temporale che si inseriscono, verosimilmente a più riprese e per mani diverse, tutti quegli elementi di arredo liturgico sottesi alla definizione dello spazio sacro medievale.
Quel che colpisce a Terracina, rispetto ad altre fabbriche ecclesiastiche coeve, è la ricchezza dei manufatti che un tempo davano forma allo spazio sacro medievale, e soprattutto la loro eterogeneità, sia per materiali e tecniche esecutive, sia per referenti culturali.
Quel che possiamo ricavare, in termini di dinamiche di cantiere, è semmai la costatazione che il duomo terracinese sia stato un luogo d’interscambio culturale, di trasmissione di saperi e mutuazione di repertori, scenario privilegiato per l’attuazione del sincretismo e per la creazione di nuovi e ibridi linguaggi identitari.
National Narratives and the Medieval Mediterranean, ed. Kim Bowes & William Tronzo, "Memoirs of the American Academy in Rome", LXII, 2017 (2018), 135-170, 2018

The Italian South: Transcultural Perspectives 500-1500, ed. Elisabetta Scirocco & Gerhard Wolf, "Convivium", V/1 (2018), 16-35, 2018
Robert Guiscard’s Church of the Most Holy Mother of God – Palermo Cathedral is one of the Normans... more Robert Guiscard’s Church of the Most Holy Mother of God – Palermo Cathedral is one of the Normans’ most important architectural accomplishments in Southern Italy. Begun as a church, it was transformed into a mosque during the Muslim occupation (827–1061), and was then converted back to a Christian rite when the Normans conquered Palermo in 1072. Though transformed yet again in the neo classical style in the late eighteenth and early nineteenth centuries, the church that stands today is unanimously considered to be that rebuilt by Archbishop Walter ii Protofamiliarios and consecrated in 1185. A critical and detailed analysis of near-contemporary sources for the conquest of Palermo and the conversion of the mosque into a church under the patronage of the Norman duke, Robert Guiscard, sheds new light on this fascinating palimpsest of a building. Reinterpretation of the primary sources discovers a hidden and hitherto overlooked phase of construction and clears the field of misunderstandings and doubts. A new edifice emerges – a material sign of Christian worship in recently conquered Muslim Palermo – that offers a fresh perspective on the cathedral at the time of the coronation of King Roger II in 1130.

Maria Teresa Gigliozzi, Mariella Nuzzo, eds., Terracina nel Medioevo: la cattedrale e la città. Atti del Convegno internazionale di studi (Terracina, 9-10 febbraio 2018), Roma: Viella, 2020, pp. 83-103, 2020
Come molte cattedrali medievali, quella di Terracina si caratterizza per il suo sviluppo diacroni... more Come molte cattedrali medievali, quella di Terracina si caratterizza per il suo sviluppo diacronico, intercorso – almeno per la fase basso-medievale – dalla consacrazione del 1074 alla posa in opera del candelabro per il cero pasquale, realizzato nell’anno 1245. È in questo lasso temporale
che si inseriscono, verosimilmente a più riprese e per mani diverse, tutti quegli elementi di arredo liturgico sottesi alla definizione dello spazio sacro medievale. Alcuni dei manufatti, in particolare le tre lastre oggi esposte nel presbiterio, mostrano specifiche analogie tecniche e materiali con il fregio musivo del portico della cattedrale, tali da obbligarci ad una riflessione sulle complesse vicende costruttive di quest’ultimo, tuttora oggetto di un vivace dibattito. Più in generale, è il tentativo di interpretare al meglio questa eterogeneità di materiali e tecniche e questa diversità di riferimenti culturali a spingerci ad adottare un approccio olistico che tenga conto dei manufatti nel contesto dell’intero edificio.
N.B: Copia ad uso personale. È vietata la riproduzione (totale o parziale) dell'opera con qualsiasi mezzo effettuata e la sua messa a disposizione di terzi, sia in forma gratuita sia a pagamento. I libri di Viella Arte Copyright © Viella N.B: Copia ad uso personale. È vietata la riproduzione (totale o parziale) dell'opera con qualsiasi mezzo effettuata e la sua messa a disposizione di terzi, sia in forma gratuita sia a pagamento.

Gaeta Medievale e la sua Cattedrale, Atti del convegno internazionale di studi a cura di M. D’Onofrio, M. Gianandrea, Roma 2018, pp. 421-434; ISBN 978-88-85795-06-08, 2018
La cattedrale di Gaeta conserva al suo interno un ricco e variegato repertorio di brani marmorei ... more La cattedrale di Gaeta conserva al suo interno un ricco e variegato repertorio di brani marmorei in opus sectile di diversa natura. Oggi non si conosce l'esatta provenienza e l’originaria funzione dei numerosi brani marmorei superstiti. Nel presente contributo ci limiteremo ad offrire uno sguardo analitico su alcuni dei pezzi esposti in cattedrale – posti in relazione con altri pezzi esposti o in opera – e sui relativi materiali costitutivi, con l'obiettivo di aggiungere tasselli di conoscenza utili ad un riesame critico della questione nel suo complesso. In particolare, saranno presi in considerazione i due plutei con volatili, attualmente esposti nel presbiterio. In base alle osservazioni e alle analisi archeometriche condotte, è possibile avanzare l’ipotesi che le lastre in esame facessero parte di un unico organismo, verosimilmente un pulpito a cassa, la cui provenienza e collocazione rimangono in ogni caso sconosciute.
Notiziario Archeologico Soprintendenza Palermo, 2018
Between 2010 and 2015, the Royal Palace of Palermo was the subject of several scientific investig... more Between 2010 and 2015, the Royal Palace of Palermo was the subject of several scientific investigations, with diagnostic, archaeometric and archaeological purposes. Among the different outcomes, these surveys allowed us to acquire new data on stratigraphy of the subsoil in this area. In particular, recent observations and geological surveys allowed us to identify a heretofore unknown litho-stratigraphic unit attributable to the Middle Pleistocene of marine polymictic para-conglomerates and well-cemented calcarenites, which indeed constitutes the geological substratum of rock (paleo-soil) on which the Royal Palace is founded. The same material was quarried in situ and employed in the Hellenistic period (3 rd century BC) for the strengthening of the defensive walls of the Punic era (5 th century BC).
Studi in memoria di Fabiola Ardizzone, 4, 2018
Volume realizzato con il contributo dei fondi dell'Università degli Studi di Palermo Si tratta de... more Volume realizzato con il contributo dei fondi dell'Università degli Studi di Palermo Si tratta dell'ultimo dei quattro QDAP (nn. 10-13) dedicati alla memoria di Fabiola Ardizzone da un folto gruppo di colleghi e allievi. Gli argomenti trattati sono stati suddivisi per tematiche: 1.Epigrafia

PER Quarantotto - Salvare Palermo, 2017
Tra i palazzi del parco Genoard che al tempo di Ibn Jubayr (1184-85) circondavano la
Palermo ara... more Tra i palazzi del parco Genoard che al tempo di Ibn Jubayr (1184-85) circondavano la
Palermo arabo-normanna, la Zisa (dall’arabo [al-qaṣr] al-‘azīz, ‘, ‘lo splendido [palazzo]’), costituisce il più magnificente e compiuto esempio di architettura palaziale di matrice nordafricana, edificato per volere del re Guglielmo I nel 1165 e portato a compimento al tempo del suo successore, re Guglielmo II (1166-1189). Entrata nel 2015 nella lista del patrimonio mondiale UNESCO quale componente del sito seriale di Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale, la Zisa rappresenta l’episodio più limpido della compagine di matrice arabo-islamica. Fa parte del complesso monumentale la cappella palatina, voluta dal sovrano fondatore e attestata col titolo di Sancta Trinitas de Azisa in un diploma del 1274 e in origine collegata all'edificio palaziale. Il contributo analizza l'antico sistema di collegamento, offrendo elementi inediti per un'ipotesi ricostruttiva del complesso.
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Articles & Essays by Ruggero Longo
Like the new Kingdom of England, the Norman Kingdom of Sicily, founded in 1130 by Roger II of Altavilla, is an accomplished project of establishing a new political entity. In Sicily, the Normans also had to deal with a multicultural and multireligious environment, adopting strategies of cultural mediation that were singular in the Mediterranean and European context. These strategies-having political and propagandistic purposes-are explicitly manifested in the arts and aesthetic languages, characterized by the use of multicultural elements from the Byzantine, Latin, and Islamic worlds.
The art and architecture of Norman Sicily, in which it is possible to recognize the most obvious features of Norman-Sicilian cultural syncretism, thus played an identity role in the history of Sicily from the 12th century onward, with an epigone in the 19th century. The enhancement of this cultural heritage culminates recently with the inscription of Arab-Norman Palermo on the UNESCO World Heritage List.
Taking into account the most recent research findings, the article analyzes the artistic phenomenon through some exemplary cases to understand the genesis of Norman-Sicilian aesthetic syncretism. Some milestones of local revivalism are also traced, which from time to time reaffirmed the expressive and communicative power of Arab-Norman art.
Alfano a Salerno: nuovi spunti di riflessione, nel quale i noti rapporti di connessione tra le due fondazioni chiesastiche sono efficacemente riassunti nell'ottica di una parentela stretta, assimilabile a quella che venne definita una "koinè espressiva che fu alla base della cultura artistica cassinese-salernitana".
Nel presente contributo si intende offrire una diversa angolazione prospettica, basata non tanto sugli aspetti squisitamente architettonici delle due chiese, bensì sullo studio dello spazio sacro e degli arredi liturgici, affinché ne possano scaturire ulteriori elementi di riflessione, rivalutando la portata e la direzione dei vettori di trasmissione instaurati tra i due centri culturali – Montecassino e Salerno – alla luce dei dati acquisiti più di recente in merito alla produzione di arredi liturgici e sectilia marmorei nel Meridione normanno-svevo.
– from Rome to Palermo – were characterized by the almost ubiquitous presence of opus sectile marble inlays and opus tessellatum decorations.
Thus, the stone surfaces displayed the artistic and aesthetic language of mosaic in its multiple forms. Combining historical and technical investigation
with the cataloguing of ornamental patterns, this paper aims at the implementation of a philology of materials and techniques related to the
medieval sacred space of southern Italy. Through this philological approach, it is possible to outline a first classification of the investigated artifacts,
from marble liturgical furnshings to individual components and marble fragments. From the emblematic case of Montecassino Abbey (1071),
across crucial examples located in Campania and Sicily (11th-12th century), the study allows us to formulate reliable hypotheses on the relative
chronologies of these artifacts. Thus, a network of cultural interchanges emerges, attesting to the circulation of knowledge and techniques – from
opus sectile to tessellatum – which between mid-12th and early 13th centuries significantly renewed the aesthetic and artistic panorama from
Regnum Siciliae to Patrimonium Petri. As a result of this methodological approach, a reconsideration of the chronology of the well-known marble
slabs with the so-called veltri in opus sectile and other fragmentary pieces in opus tessellatum preserved in Montecassino is proposed.
Il processo di nomina UNESCO degli insediamenti benedettini altomedievali e del paesaggio monastico in Italia rappresenta una grande opportunità per la conservazione e la promozione culturale di un patrimonio mondiale che ha avuto origine in Italia. Questo patrimonio si distingue per una forte relazione tra il fenomeno culturale, immateriale e la sua influenza sulla materializzazione, sistemazione e organizzazione degli spazi architettonici e dei luoghi naturali nell'Europa medievale. Lo studio tematico ripercorre l'inizio di un percorso che, a partire dal viaggio di Benedetto, ha dato origine a un filo infinito in tutta Europa (Rumiz). Il paesaggio monastico rivela infatti le sue molteplici sfaccettature e significati: un ambiente naturale e specifico - cioè il desertum - che ispira la meditazione ascetica e la vita anacoretica, essendo anche a luogo favorevole per l'insediamento monastico; infine, un paesaggio culturale, plasmato dall'organizzazione cenobitica di spazio e segnato dalla disposizione e organizzazione territoriale degli insediamenti antropici. Dal viaggio di Benedetto, circoscritto nel paesaggio appenninico dell'Italia centrale ed evocando antichi culti e spazi sacri di culto, questo percorso si è sviluppato nell'Europa medievale e moderna, estendendosi sul crinale appenninico, fino a toccare il Sacro Impero Carolingio nei territori del Nord e il finis Galliae nelle Alpi occidentali.
Quel che colpisce a Terracina, rispetto ad altre fabbriche ecclesiastiche coeve, è la ricchezza dei manufatti che un tempo davano forma allo spazio sacro medievale, e soprattutto la loro eterogeneità, sia per materiali e tecniche esecutive, sia per referenti culturali.
Quel che possiamo ricavare, in termini di dinamiche di cantiere, è semmai la costatazione che il duomo terracinese sia stato un luogo d’interscambio culturale, di trasmissione di saperi e mutuazione di repertori, scenario privilegiato per l’attuazione del sincretismo e per la creazione di nuovi e ibridi linguaggi identitari.
che si inseriscono, verosimilmente a più riprese e per mani diverse, tutti quegli elementi di arredo liturgico sottesi alla definizione dello spazio sacro medievale. Alcuni dei manufatti, in particolare le tre lastre oggi esposte nel presbiterio, mostrano specifiche analogie tecniche e materiali con il fregio musivo del portico della cattedrale, tali da obbligarci ad una riflessione sulle complesse vicende costruttive di quest’ultimo, tuttora oggetto di un vivace dibattito. Più in generale, è il tentativo di interpretare al meglio questa eterogeneità di materiali e tecniche e questa diversità di riferimenti culturali a spingerci ad adottare un approccio olistico che tenga conto dei manufatti nel contesto dell’intero edificio.
N.B: Copia ad uso personale. È vietata la riproduzione (totale o parziale) dell'opera con qualsiasi mezzo effettuata e la sua messa a disposizione di terzi, sia in forma gratuita sia a pagamento. I libri di Viella Arte Copyright © Viella N.B: Copia ad uso personale. È vietata la riproduzione (totale o parziale) dell'opera con qualsiasi mezzo effettuata e la sua messa a disposizione di terzi, sia in forma gratuita sia a pagamento.
Palermo arabo-normanna, la Zisa (dall’arabo [al-qaṣr] al-‘azīz, ‘, ‘lo splendido [palazzo]’), costituisce il più magnificente e compiuto esempio di architettura palaziale di matrice nordafricana, edificato per volere del re Guglielmo I nel 1165 e portato a compimento al tempo del suo successore, re Guglielmo II (1166-1189). Entrata nel 2015 nella lista del patrimonio mondiale UNESCO quale componente del sito seriale di Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale, la Zisa rappresenta l’episodio più limpido della compagine di matrice arabo-islamica. Fa parte del complesso monumentale la cappella palatina, voluta dal sovrano fondatore e attestata col titolo di Sancta Trinitas de Azisa in un diploma del 1274 e in origine collegata all'edificio palaziale. Il contributo analizza l'antico sistema di collegamento, offrendo elementi inediti per un'ipotesi ricostruttiva del complesso.