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A una spada

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Passato Nascesti
Link alla raccolta Questo testo fa parte della raccolta Antologia provenzale/Linguadoca


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A UNA SPADA.

Verso Fanjeaux, ove San Domenico predicava la guerra iniqua, uno zappatore, scavando un pezzo di terra scoscesa, colla sua enorme vanga, o spada, t’ha disotterrata.

L’arnese di pace e di lavoro ti strappa, o strumento di distruzione, al suolo che saccheggiarono i tuoi baroni e preti, che ci rapirono, furiosi, ahimè! il cuore e la libertà. [p. 448 modifica]

Eretta in piena luce, spaventosa e nuda, tu diffondi la paura nell’aria, come per annunziare una sventura, sembri una vipera miracolosa, che verso il sole e l’azzurro si torce gelosa e plena di veleno.

Tu porti la croce, arma d’inferno, e la ruggine, tarlo del ferro, ti rode. Ah? qual’è il nemico selvaggio che ti gridava: Taglia, taglia, che il sangue scorra come un ruscello!

Succhia dal taglio e dalla punta! Tu sai che il Mezzogiorno sente affluire nel suo seno il latte, come una donna che nutrisce. Poppa il rosso liquore di vita! Mia aquila, nulla ti spaventi, andiamo, andiamo, nel cuore della pugna. [p. 449 modifica]

Quanti ne hai uccisi? Nella morte si son confusi uomini, donne e fanciulli. O coltello da macellaio! La Linguadoca delle tue carneficine è stato il grande ceppo.

Innocenzo III t’ha benedetta, dicendo; Presto, ti colora di rosso nelle vene degli eretici; falcia, falcia gli Albigesi, tutti nostri nemici, contadini, nobili, borghesi.

Qual lupo ti prese in pugno per farti entrare come un cuneo nelle file dei Linguadociani? Che al nome di questo vittorioso sanguinino le antiche piaghe! che il mio cuore batta, in furia! [p. 450 modifica]

L’odio contro i tiranni m’infiamma, e sul campo la mia bocca s’apre a dismisura urlando questa imprecazione: Montfort? O schiaffo che sulla nostra guancia Roma fece risuonare forte, Montforte germoglio di biscia!

Montfort, che ci ha insanguinati, bruciati, martirizzati, rubati, fiele sputato nella nostra ambrosia. Montfort, che, come un falco iracondo, uccise la nostra allodola-poesia, Montfort quel mostro invidioso.

Malgrado la selvaggia malvagità, o spada, il nostro valore s’innalza sempre bravamente! Forte di nuovo s’è levata, in mezzo ad un magnifico chiarore, la Libertà maltrattata. [p. 451 modifica]

Tu ti curvi, vuoi andare a colpo sicuro come il gufo nell’oscurità. La tua impugnatura che s’è contorta, trema. Avrai un buco fangoso per fodero, sino al fondo del precipizio rotola. L’orrore fugge innanzi al sole.


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A-N-UNO ESPASO.[1]

Ves Fanjaus, ount Sant-Douminique,
     Predicabo l’ coumbat inique,
     Un gazalha ’n debouzigant
     Un tros de serro escalabrado,
     Ambe soun anduzac gigant,
     Espaso, t’a dejousterrado.

L’utis de pax e de travalh
     T’arranco, estrument de rambalh,
     Al terradou que grequèjeboun
     Les tieus, barous e capelas,
     E qu’enfurounits nous ajèboun
     Le cor, la libertat, ai! las!

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Levado dins le plen esclaire,
     Orr’e nudo, ’nglazisses l’aire
     Coumo per anouncia ’n mal-ur;
     Semblos une serp miraclouso
     Que, ves le soulelh e l’azur,
     Se tors envrimado e gelouso.

Portos la croux, armo d’infer,
     E lou roubilh, rougno del fer,
     Maudito espaso, te roussego!!
     Ai! qun es l’enemic aurieu
     Que te renabo; Sego, sego!
     Que la sang raje coumo ’n rieu!

— Poupo del talh e de la punto!
     Sabes que l’ Mièchjoun a l’espunto
     Coumo ’no fenno que nouiris:
     Poupo le rouge lait de vido!
     Mieuno aglo, re nou t’espauris.
     Am, am, al miei de la brandido!

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— Quantis, quantis n’as daguejats?
     Dins la mort se soun barrejats
     D’omes, de mouliès, de mainatges.
     O coutelo de tuadou!
     Le Lengodoc as tieus carnatges
     Servisquèt de grand talhadou.

— Inoucent tres t’a benezido,
     En disent: Lèu, síos cramezido
     Dins las venos des eretics;
     Dalho, dalho les Albigeses,
     Toutis les nostres enemics;
     Paisans, nobles e bourgeses.

Qu’un loup te riplet al sieu punh
     Per te fa dintra coumo ’n cunh
     Dins las rengos lengodoncianos?
     Qu’al noum d’aquel victourious
     Sannen las plagos ancianos!
     Que l’ mieu cor pate, furious!

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L’azir countro ’s tirans m’abrando
     E, sul cop, ma bouco s’alando,
     Bramant aquel renec: Mountfort!
     O carpan que sus nostro gaugno
     Roumo fasquèt restounti fort,
     Mountfort, cadèl de pataraugno!

Mountfort que b’a tout ensannat,
     Cremat, martirisat, panat!
     Fel ’scupit dins nostro ambrousio.
     Mountfort que falquetèt, raujous,
     Nostro lauseto-pouësio;
     Mountfort, aquel moustre envejous!

Malgrat la fero maissantiso,
     Espaso, nostro valentiso
     S’adreito encaro bravoment!
     Forto tourna-mai s’es levado,
     Al miei d’un bel enluziment,
     La libertat endouloumbado!

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T’acatos! Vos ana, sigur,
     Coumo l’ gabus, dreit à l’escur!
     Ta pugnado esquerro trandolo.
     Auras un trauc fangous pr’estuch:
     Al founze del canvalh redolo.
     L’ourrou davant le soulelh fuch.

(Id. id.)(Les Grilhs).

Note

  1. Il Foures fu un fervido protestante, ed in politica ebbe idee molto avanzate, ciò che spiega l’intonazione battagliera di questa sua poesia.