Yuppie
Lo yuppie o yuppy[1] (trascrizione della pronuncia della sigla YUP, a sua volta acronimo di Young Urban Professional, (lett. "giovane professionista urbano"),[2][3] era, negli anni 1980, un giovane professionista o imprenditore che, abbracciando gli ideali capitalisti, aspirava a raggiungere un'elevata posizione sociale nella politica e l'economia, curando particolarmente il suo aspetto esteriore e ostentando ricchezza, eleganza e raffinatezza.[4][5] Il relativo fenomeno prendeva il nome di yuppismo.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Il primo uso scritto della parola "yuppie" compare in un articolo del 1º maggio 1980 scritto da Dan Rottenberg per il Chicago Magazine, incentrato sui cambiamenti demografici nel centro di Chicago causati dall'improvvisa esplosione di giovani professionisti;[6] Rottenberg affermerà anni dopo di non aver inventato la parola, ma «[...] di averla sentita in giro».[7][8] Si iniziò a parlare degli yuppie a partire dalla metà degli anni 1980, quando, tale termine iniziò a essere usato per indicare i giovani di età tra i 25 e i 35 anni che, dopo essersi laureati alle università di Yale, Harvard e Princeton,[2][9] tentavano di fare carriera nella borsa e nella finanza a Manhattan, che aveva guadagnato un ruolo di primo piano in termini economici durante la presidenza di Ronald Reagan (1981-1989) ed era considerata il simbolo dell'etica capitalista.[10][7]
Il termine "yuppie" acquisì una certa risonanza mediatica nel 1983. Nello stesso anno, nella rubrica From Hippie to Yuppie del Chicago Tribune, il giornalista Bob Greene riportò un dialogo udito per caso tra due uomini d'affari che discutevano su come un loro amico in comune di nome Rubin fosse «passato dall'essere un hippy a uno yuppie»;[7] la carica satirica del racconto, basata sullo stridente contrasto d'immagine tra l'attivismo pacifista degli anni 1960 e il consumismo reaganiano, suscitò grande ilarità tra i lettori del periodico, soprattutto tra i primi detrattori dello yuppismo, facendo sì che sia quest'ultimo che i suoi più noti e illustri rappresentati acquisissero rapidamente grande notorietà tra le masse.[9][11][12]
«A Chicago sta succedendo qualcosa. Negli ultimi dieci anni, circa 20.000 nuove unità abitative sono state costruite a meno di tre chilometri dal Loop per accogliere la crescente ondata di yuppies, giovani professionisti urbani che si ribellano allo stile di vita suburbano e monotono dei loro genitori. Gli yuppies non cercano né comodità né sicurezza, ma stimoli, e possono trovarli solo nelle zone più densamente popolate della città.»
— Dan Rottenberg, 1º maggio 1983[13]
Come ebbe poi da sintetizzare la sociologa Theressa Kersten, intervistata nel 1985 dal Wall Street Journal[14], tra i fattori che contribuirono alla consacrazione dello yuppismo vi furono il cinema, la radio, la televisione, i giornali e i mass media che, pur avendo come fine quello di screditare un fenomeno ritenuto volgare e scandalistico, contribuirono invece a diffonderlo.[9]
Gli yuppie ostentavano gli status symbol del tempo: vivevano in appartamenti di lusso, compravano oggetti all'avanguardia e di tendenza come i forni a microonde[15][16] e le tecnologie dei CD,[17] frequentavano ristoranti e discoteche esclusivi come lo Studio 54 di Manhattan, vestivano abiti firmati e costosi come quelli di Giorgio Armani e Gianni Versace, compraravano i dipinti di Basquiat o si recavano a feste organizzate da loro colleghi, attori e celebrità come il magnate dell'immobiliare e futuro presidente Donald Trump;[8][15] tra i musicisti preferiti degli yuppie vi erano i Duran Duran,[18] i Blow Monkies,[19] Mel and Kim,[19] Swing Out Sister,[19] Huey Lewis and the News,[20][21] Prince[22] e Cyndi Lauper;[23] Pur non negandosi la possibilità di fare una vita di coppia, gli yuppie non avevano figli (questo modello di vita veniva da loro indicato con lo slogan double income, no kids, lett. "doppio reddito, niente figli").[15] Gli yuppie venivano accusati di essere arrivisti, servili, donnaioli e ossessionati dal successo, di essere tabagisti e cocainomani, di praticare il mobbing verso i colleghi e di sminuire e insultare i poveri e le minoranze negli Stati Uniti.[24]
Gli yuppie plasmarono l'idea di giovane professionista nel cinema e nella televisione. Il crollo del mercato azionario del 1987 contribuì al progressiva crisi dell'identità yuppie; la subcultura cessò la sua esistenza agli inizi degli anni 1990.[15]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Pierluigi Barrotta, Soggettivismo, tempo ed istituzioni a partire dalla Scuola austriaca, Rubbettino, 2005, p. 190.
- 1 2 John Algeo, Fifty Years Among the New Words: A Dictionary of Neologisms, Cambridge University Press, 1991, p. 220, ISBN 0-521-41377-X.
- ↑ Peter Childs e Mike Storry (a cura di), Acronym Groups, in Encyclopedia of Contemporary British Culture, London, Routledge, 2002, pp. 2–3.
- ↑ (EN) Dan Rottenberg, About That Urban Renaissance…, su Chicago Magazine. URL consultato l'8 maggio 2026.
- ↑ yuppie, su treccani.it. URL consultato il 14 maggio 2026.
- ↑ (EN) Dan Rottenberg, About That Urban Renaissance…, su Chicago Magazine. URL consultato il 1º gennaio 2026.
- 1 2 3 Fred R. Shapiro, Yuppies, Yumpies, Yaps, and Computer-Assisted Lexicology, in American Speech, vol. 61, n. 2, 1986, pp. 139–146, DOI:10.2307/455160. URL consultato il 1º gennaio 2026.
- 1 2 (EN) Luke Seemann, The Yuppie Turns 35, su Chicago Magazine. URL consultato il 1º gennaio 2026.
- 1 2 3 (EN) Nikki Finke, Claimed Creator of Yuppie Comes to Terms With Gal, su Los Angeles Times, 11 maggio 1987. URL consultato il 2 gennaio 2026.
- ↑ yuppie, n., in Oxford English Dictionary. URL consultato il 20 maggio 2016 (archiviato dall'url originale il 21 dicembre 2021).
- ↑ (EN) THE WACKY SIDE OF CHICAGO-BORN, BERKELEY-BRED ALICE KAHN, su Chicago Tribune, 28 marzo 1986. URL consultato il 2 gennaio 2026.
- ↑ Here Come the Yuppies! - TIME, su time.com. URL consultato il 2 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale l'8 aprile 2008).
- ↑ (EN) Luke Seemann, Chicago's Yuppie Turns 35. Do We Celebrate Yet?, in Chicago, 3 giugno 2015. URL consultato il 14 agosto 2019 (archiviato dall'url originale il 28 dicembre 2021).
- ↑ (EN) Luke Seemann, The Yuppie Turns 35, su Chicago Magazine. URL consultato il 2 gennaio 2026.
- 1 2 3 4 (EN) Yuppies, su ebsco.com. URL consultato il 14 maggio 2026.
- ↑ (EN) AgExporter, su google.it. URL consultato il 14 maggio 2026.
- ↑ (EN) Public Pulse, su google.it. URL consultato il 14 maggio 2026.
- ↑ (EN) Is Duran Duran's 'Rio' the definitive Eighties pop video?, su theguardian.com. URL consultato il 14 maggio 2026.
- 1 2 3 (EN) Amy Edwards, Yuppies, in Are We Rich Yet? The Rise of Mass Investment Culture in Contemporary Britain, University of California Press, 2022.
- ↑ (EN) World’s Worst Songs: “Hip to Be Square” by Huey Lewis and the News, su popdose.com. URL consultato il 14 maggio 2026.
- ↑ (EN) The Power Of Love by Huey Lewis & The News, su loudersound.com. URL consultato il 14 maggio 2026.
- ↑ (EN) Prince: Nessuno Come Lui, su corrieredellamusica.it. URL consultato il 14 maggio 2026.
- ↑ (EN) The Constitution, su google.it. URL consultato il 14 maggio 2026.
- ↑ (EN) Jon Blistein, Pink Houses, Yuppie Scum and Beastie Boy Kidnappings: Relive MTV's Most Insane Contests, su Rolling Stone, 8 maggio 2019. URL consultato il 2 gennaio 2026.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Dylan Gottlieb, Yuppies - The Bankers, Lawyers, Joggers, and Gourmands Who Conquered New York, Harvard University Press, 2026.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikizionario contiene il lemma di dizionario «Yuppie»
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Emily Kendall, yuppie, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
| Controllo di autorità | LCCN (EN) sh97004900 · GND (DE) 4128762-9 · J9U (EN, HE) 987007532589905171 |
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