Shanidar
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Shanidar (in curdo Şaneder) è una grotta posta ai piedi dei monti Zagros, nel Kurdistan iracheno, nota come il primo sito archeologico in Iraq dove è stato trovato uno scheletro di Neanderthal[1][2].
Descrizione
[modifica | modifica wikitesto]La grotta docve sono stati recuperati fossili riferibili ad almeno 10 individui neanderthaliani, si trova sui monti Zagros, in posizione sopraelevata rispetto alla valle del Grande Zab, e presenta un ampio ingresso che immette in una cavità di grandi dimensioni, idonea a occupazioni umane ripetute nel tempo[1][3]. Le caratteristiche morfologiche e sedimentarie si riferiscono a una lunga storia di utilizzo, con alternanza di fasi di occupazione umana e processi naturali di accumulo, che indicano variazioni ambientali e adattamenti delle popolazioni che frequentarono la grotta[4].
Il sito è importante nella paleoantropologia perché ha contribuito a ridefinire l’immagine dei Neanderthal, mostrando evidenze di comportamenti complessi, come la cura degli individui feriti e possibili pratiche legate alla gestione dei morti[5]. Inoltre, la lunga sequenza stratigrafica e la presenza di industrie che coprono la transizione tra paleolitico medio e superiore rendono il sito fondamentale per lo studio delle dinamiche tra Neanderthal e Homo sapiens nel Vicino Oriente[1].
Scavi
[modifica | modifica wikitesto]Le prime indagini sistematiche nella grotta furono condotte tra il 1951 e il 1960 da Ralph Solecki, nell’ambito di spedizioni della Columbia University, durante le quali venne aperta un profondo scavo stratigrafico che portò all’individuazione di numerosi resti neanderthaliani associati a industrie musteriane, circostanza che fece del sito uno dei principali contesti paleoantropologici del Vicino Oriente[6].
Le ricerche sono state riavviate a partire dal 2011 da un’équipe internazionale guidata da Graeme Barker, che ha applicato metodologie stratigrafiche avanzate e ha scoperto nuovi reperti, che hanno portato a riconsiderare le modalità di deposizione dei corpi[3].

Stratigrafia
[modifica | modifica wikitesto]La sequenza stratigrafica della grotta si articola in più livelli che coprono un arco cronologico esteso dal paleolitico medio all’olocene, con il livello D attribuito al musteriano e direttamente associato ai Neanderthal, seguito da livelli del paleolitico superiore e del mesolitico, oltre che da frequentazioni più recenti[1].
La formazione dei depositi risulta complessa, poiché deriva dall’interazione tra processi naturali, come crolli della volta e accumuli detritici, e attività antropiche ripetute, che hanno prodotto una stratificazione articolata analizzabile oggi tramite studi micromorfologici[7].

Reperti
[modifica | modifica wikitesto]Il sito ha restituito i resti di almeno dieci individui neanderthaliani risalenti a 50 000 anni dal presente[2], di varie età e stato di conservazione, rinvenuti in livelli musteriani insieme a strumenti litici e resti faunistici che documentano attività di caccia e sfruttamento delle risorse locali[3]; il reperto più noto è quello dello scheletro Shanidar 4, associato a concentrazioni di polline, che sono state interpretate come possibili tracce di deposizioni floreali intenzionali, anche se tale interpretazione resta oggetto di dibattito[3].

Almeno 4 individui mostrano evidenze di traumi guariti e patologie, interpretati come indicatori di forme di assistenza e cooperazione all’interno del gruppo[8]. Tra questi Šanidar I l'individuo più anziano, soprannominato Nandy dai suoi scopritori; l'individuo aveva una età di 40-50 anni, una età considerevole per un uomo di Neanderthal, e presentava diversi segni di deformità. In un impreciso momento della sua esistenza, Šanidar I subì un forte colpo sulla parte frontale sinistra, che gli provocò una frattura nell'orbita sinistra, tale da renderlo parzialmente o totalmente cieco dall'occhio sinistro. Nandy subì probabilmente anche una distorsione del braccio destro, con eventuali fratture, che gli causarono la perdita dell'avambraccio e della mano. Le cure prestate ai traumi di questo individuo mostrano che i Neanderthal si occupavano dei loro anziani e dei loro malati, che diventavano oggetto di premure dell'intero gruppo[senza fonte].

Shanidar II era un maschio adulto, probabilmente morto per una caduta, poiché presenta fratture multiple sulle ossa dello scheletro e del cranio. Esistono prove evidenti che questo individuo ha ricevuto una sepoltura rituale tramite l'impilamento di alcune pietre lavorate nella sua tomba[senza fonte].
I resti di questi ritrovamenti sono i calchi inviati e preservati alla Smithsonian Institution, mentre probabilmente gli originali sono andati perduti in Iraq[senza fonte].

Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 (EN) Reynolds, Tim, Boismeir, W., Farr, L., Hunt, Chris, Abdulmatulb D. e Barker, Graeme, New investigations at Shanidar Cave, Iraqi Kurdistan, in Antiquity: A Review of World Archaeology, vol. 48, 2015. URL consultato il 1° aprile 2026.
- 1 2 (EN) Shanidar Cave, su The Kurdish Project. URL consultato il 1º aprile 2026.
- 1 2 3 4 (EN) Emma Pomeroy, Paul Bennett e Chris O. Hunt, New Neanderthal remains associated with the ‘flower burial’ at Shanidar Cave, in Antiquity, vol. 94, n. 373, 2020-02, pp. 11–26, DOI:10.15184/aqy.2019.207. URL consultato il 1º aprile 2026.
- ↑ (EN) Emma Pomeroy, Paul Bennett, Chris O. Hunt, Tim Reynolds, Lucy Farr, Marine Frouin, James Holman, Ross Lane, Charles French e Graeme Barker, New Neanderthal remains associated with the ‘flower burial’ at Shanidar Cave, in Antiquity, vol. 94, n. 373, 2020, pp. 11–26, DOI:10.15184/aqy.2019.207. URL consultato il 1º aprile 2026.
- ↑ (EN) The Shanidar Cave Neanderthals, su The Leakey Foundation. URL consultato il 1º aprile 2026.
- ↑ Ralph S. Internet Archive, Shanidar, the first flower people, New York, Knopf, 1971, ISBN 978-0-394-44511-3. URL consultato il 1º aprile 2026.
- ↑ Tim Reynolds, Lucy Farr, Evan Hill, Chris Hunt, Sacha Jones, Bernard Gratuze, Andreas Nymark, Dlshad Abdulmutalb e Graeme Barker, Shanidar Cave and the Baradostian, a Zagros Aurignacian industry, in L'Anthropologie, vol. 122, n. 5, 2018, pp. 737–748, DOI:10.1016/j.anthro.2018.10.007. URL consultato il 1º aprile 2026.
- ↑ Research Grants, in Current Anthropology, vol. 26, n. 4, 1985, pp. 510–510. URL consultato il 1º aprile 2026.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Šanidar sul sito dello Smithsonian Institution, su mnh.si.edu. URL consultato il 24 maggio 2007 (archiviato dall'url originale il 10 settembre 2007).
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 315526713 |
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