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Shanidar

Coordinate: 36°48′02.16″N 44°14′35.88″E
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Şaneder
La grotta di Şaneder, nel Kurdistan iracheno
Localizzazione
StatoIraq (bandiera) Iraq
Mappa di localizzazione
Map

Shanidar (in curdo Şaneder) è una grotta posta ai piedi dei monti Zagros, nel Kurdistan iracheno, nota come il primo sito archeologico in Iraq dove è stato trovato uno scheletro di Neanderthal[1][2].

La grotta docve sono stati recuperati fossili riferibili ad almeno 10 individui neanderthaliani, si trova sui monti Zagros, in posizione sopraelevata rispetto alla valle del Grande Zab, e presenta un ampio ingresso che immette in una cavità di grandi dimensioni, idonea a occupazioni umane ripetute nel tempo[1][3]. Le caratteristiche morfologiche e sedimentarie si riferiscono a una lunga storia di utilizzo, con alternanza di fasi di occupazione umana e processi naturali di accumulo, che indicano variazioni ambientali e adattamenti delle popolazioni che frequentarono la grotta[4].

Il sito è importante nella paleoantropologia perché ha contribuito a ridefinire l’immagine dei Neanderthal, mostrando evidenze di comportamenti complessi, come la cura degli individui feriti e possibili pratiche legate alla gestione dei morti[5]. Inoltre, la lunga sequenza stratigrafica e la presenza di industrie che coprono la transizione tra paleolitico medio e superiore rendono il sito fondamentale per lo studio delle dinamiche tra Neanderthal e Homo sapiens nel Vicino Oriente[1].

Le prime indagini sistematiche nella grotta furono condotte tra il 1951 e il 1960 da Ralph Solecki, nell’ambito di spedizioni della Columbia University, durante le quali venne aperta un profondo scavo stratigrafico che portò all’individuazione di numerosi resti neanderthaliani associati a industrie musteriane, circostanza che fece del sito uno dei principali contesti paleoantropologici del Vicino Oriente[6].

Le ricerche sono state riavviate a partire dal 2011 da un’équipe internazionale guidata da Graeme Barker, che ha applicato metodologie stratigrafiche avanzate e ha scoperto nuovi reperti, che hanno portato a riconsiderare le modalità di deposizione dei corpi[3].

Grotta vista dall'interno

La sequenza stratigrafica della grotta si articola in più livelli che coprono un arco cronologico esteso dal paleolitico medio all’olocene, con il livello D attribuito al musteriano e direttamente associato ai Neanderthal, seguito da livelli del paleolitico superiore e del mesolitico, oltre che da frequentazioni più recenti[1].

La formazione dei depositi risulta complessa, poiché deriva dall’interazione tra processi naturali, come crolli della volta e accumuli detritici, e attività antropiche ripetute, che hanno prodotto una stratificazione articolata analizzabile oggi tramite studi micromorfologici[7].

Interno grotta

Il sito ha restituito i resti di almeno dieci individui neanderthaliani risalenti a 50 000 anni dal presente[2], di varie età e stato di conservazione, rinvenuti in livelli musteriani insieme a strumenti litici e resti faunistici che documentano attività di caccia e sfruttamento delle risorse locali[3]; il reperto più noto è quello dello scheletro Shanidar 4, associato a concentrazioni di polline, che sono state interpretate come possibili tracce di deposizioni floreali intenzionali, anche se tale interpretazione resta oggetto di dibattito[3].

Shanidar I

Almeno 4 individui mostrano evidenze di traumi guariti e patologie, interpretati come indicatori di forme di assistenza e cooperazione all’interno del gruppo[8]. Tra questi Šanidar I l'individuo più anziano, soprannominato Nandy dai suoi scopritori; l'individuo aveva una età di 40-50 anni, una età considerevole per un uomo di Neanderthal, e presentava diversi segni di deformità. In un impreciso momento della sua esistenza, Šanidar I subì un forte colpo sulla parte frontale sinistra, che gli provocò una frattura nell'orbita sinistra, tale da renderlo parzialmente o totalmente cieco dall'occhio sinistro. Nandy subì probabilmente anche una distorsione del braccio destro, con eventuali fratture, che gli causarono la perdita dell'avambraccio e della mano. Le cure prestate ai traumi di questo individuo mostrano che i Neanderthal si occupavano dei loro anziani e dei loro malati, che diventavano oggetto di premure dell'intero gruppo[senza fonte].

Strumento litico

Shanidar II era un maschio adulto, probabilmente morto per una caduta, poiché presenta fratture multiple sulle ossa dello scheletro e del cranio. Esistono prove evidenti che questo individuo ha ricevuto una sepoltura rituale tramite l'impilamento di alcune pietre lavorate nella sua tomba[senza fonte].

I resti di questi ritrovamenti sono i calchi inviati e preservati alla Smithsonian Institution, mentre probabilmente gli originali sono andati perduti in Iraq[senza fonte].

Approccio alla grotta
  1. 1 2 3 4 (EN) Reynolds, Tim, Boismeir, W., Farr, L., Hunt, Chris, Abdulmatulb D. e Barker, Graeme, New investigations at Shanidar Cave, Iraqi Kurdistan, in Antiquity: A Review of World Archaeology, vol. 48, 2015. URL consultato il 1° aprile 2026.
  2. 1 2 (EN) Shanidar Cave, su The Kurdish Project. URL consultato il 1º aprile 2026.
  3. 1 2 3 4 (EN) Emma Pomeroy, Paul Bennett e Chris O. Hunt, New Neanderthal remains associated with the ‘flower burial’ at Shanidar Cave, in Antiquity, vol. 94, n. 373, 2020-02, pp. 11–26, DOI:10.15184/aqy.2019.207. URL consultato il 1º aprile 2026.
  4. (EN) Emma Pomeroy, Paul Bennett, Chris O. Hunt, Tim Reynolds, Lucy Farr, Marine Frouin, James Holman, Ross Lane, Charles French e Graeme Barker, New Neanderthal remains associated with the ‘flower burial’ at Shanidar Cave, in Antiquity, vol. 94, n. 373, 2020, pp. 11–26, DOI:10.15184/aqy.2019.207. URL consultato il 1º aprile 2026.
  5. (EN) The Shanidar Cave Neanderthals, su The Leakey Foundation. URL consultato il 1º aprile 2026.
  6. Ralph S. Internet Archive, Shanidar, the first flower people, New York, Knopf, 1971, ISBN 978-0-394-44511-3. URL consultato il 1º aprile 2026.
  7. Tim Reynolds, Lucy Farr, Evan Hill, Chris Hunt, Sacha Jones, Bernard Gratuze, Andreas Nymark, Dlshad Abdulmutalb e Graeme Barker, Shanidar Cave and the Baradostian, a Zagros Aurignacian industry, in L'Anthropologie, vol. 122, n. 5, 2018, pp. 737–748, DOI:10.1016/j.anthro.2018.10.007. URL consultato il 1º aprile 2026.
  8. Research Grants, in Current Anthropology, vol. 26, n. 4, 1985, pp. 510–510. URL consultato il 1º aprile 2026.

Voci correlate

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