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Postcostruttivismo

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Mosca, padiglione d'ingresso della stazione Park Kul'tury, opera di G. T. Krutikov e V. S. Popov, 1935 (demolito nel 1949). Si notino le sottili colonne a sezione quadrata prive di capitello.

Il postcostruttivismo fu uno stile architettonico di transizione fiorito nell'Unione Sovietica negli anni trenta del XX secolo, fase prodromica della maturazione dell'architettura staliniana precedente alla seconda guerra mondiale. Il termine è stato coniato dallo storico dell'architettura in russo Selim Omarovič Chan-Magomedov?, Селим Омарович Хан-Магомедов per descrivere l'evoluzione degli artisti d'avanguardia verso il neoclassicismo di epoca staliniana.[1][2] Chan-Magomedov circoscrive il periodo postcostruttivista tra il 1932 e il 1936, sebbene la vastità del territorio sovietico e i prolungati tempi di costruzione abbiano esteso l'influenza di questa corrente fino al 1941.

Nonostante l'esistenza di tale fase stilistica sia ampiamente riconosciuta, l'interpretazione di Chan-Magomedov — che la descrive come un'evoluzione endogena e naturale della comunità architettonica, piuttosto che come il risultato di direttive politiche del PCUS e dello Stato — rimane oggetto di dibattito accademico.[3]

Il punto di vista di Chan-Magomedov

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Questa sezione si basa sull'opera di S. O. Chan-Magomedov, Arhitektura sovetskogo avangarda (Architettura dell'avanguardia sovietica), vol. 1, "Ot avangarda k postkonstruktivizmu i dalee" (Dall'avanguardia al post-costruttivismo e oltre).[1]

Contesto storico

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Lo stesso argomento in dettaglio: Architettura stalinista e Costruttivismo (arte).

Tra il 1932 e il 1933, in occasione del concorso per il Palazzo dei Soviet, lo Stato indirizzò un segnale inequivocabile alla comunità degli architetti: la fase sperimentale era conclusa e le nuove edificazioni avrebbero dovuto conformarsi ai canoni del classicismo. In quel periodo, la professione architettonica era tripartita in diverse coorti generazionali:

  • Architetti neoclassici di consolidata esperienza: prevalentemente tra i cinquanta e i sessant'anni, tra cui spiccano figure come I. A. Fomin, A. V. Ščusev e I. V. Žoltovskij. La loro eccellente formazione accademica[4] e la maturità professionale permettevano loro di operare con successo in molteplici stili, dall'Art Nouveau al neoclassicismo fino al costruttivismo.
  • L'avanguardia: un movimento eterogeneo composto da giovani professionisti, suddiviso tra razionalisti e costruttivisti. Ad eccezione dei Fratelli Vesnin, pochi tra i costruttivisti avevano maturato esperienze professionali prima della Prima guerra mondiale; il conflitto, la Rivoluzione del 1917 e la successiva Guerra civile avevano interrotto ogni attività edilizia per circa un decennio (1914-1926). Tra il 1927 e il 1929, teorici come N. A. Ladovskij, M. J. Ginzburg e I. A. Golosov abbandonarono il dibattito pubblico per dedicarsi alla pratica costruttiva e alla pianificazione urbana. Nel 1933, essi contavano meno di sette anni di pratica effettiva e stavano appena raggiungendo la piena maturità artistica.
  • La "Scuola Proletaria": composta dagli studenti dell'associazione in russo VOPRA?, Vserossijskoe ob"edinenie proletarskih arhitektorov (la "classe del 1929"), tra cui A. G. Mordvinov e K. S. Alabjan. Istruiti dai leader del costruttivismo in uno stile da loro stessi definito "avanguardia sterile", essi ignoravano quasi totalmente l'eredità classica e non possedevano alcuna esperienza pratica. Compensarono tali lacune con un forte attivismo politico e attacchi ideologici, in particolare attraverso campagne di accusa rivolte contro I. I. Leonidov.

Genesi dello stile

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Secondo l'analisi di S. O. Chan-Magomedov, i precursori della nuova corrente furono Ivan Fomin e Il'ja Golosov. I due architetti approdarono a soluzioni formali analoghe partendo da premesse opposte: il Neoclassicismo nel caso di Fomin e il costruttivismo per Golosov.[5]

Il concetto architettonico di Fomin, declinato attraverso l'impiego di acciaio e granito (come nel Palazzo della Dynamo a Mosca), risultava facilmente accessibile anche alle nuove generazioni di progettisti. Secondo Chan-Magomedov, i giovani architetti seguirono istintivamente chi era in grado di delineare una posizione teorica netta, percependo tale fase non come un periodo di transizione, bensì come uno stadio culturale autonomo.[6]

Tra il 1933 e il 1934, Golosov abbandonò pubblicamente le istanze dell'avanguardia per ristabilirsi su posizioni neoclassiche, pur evitando il citazionismo pedissequo. Egli introdusse elementi distintivi quali colonne a sezione quadrata in sostituzione di quelle circolari della tradizione; tali pilastri snelli e privi di capitello divennero un tratto peculiare dello stile emergente. La partecipazione di Golosov ai principali concorsi pubblici dell'epoca permise a queste soluzioni di trovare ampia diffusione tra i suoi seguaci.

Ivan Fomin e Il'ja Golosov. Progetti originali (non realizzati):

Definizione dello stile

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Han-Magomedov ha definito il post-costruttivismo come un'architettura dalle «forme neoclassiche prive di dettagli neoclassici». Golosov e i suoi seguaci sostituirono deliberatamente gli elementi storici canonici (colonne, capitelli, fregi e cornici) con invenzioni originali, al fine di differenziarsi dai meri esponenti del in russo neoklassicizm? (neoclassicismo). I volumi principali seguono rigorosamente le regole classiche e presentano solitamente una perfetta simmetria.

Il'ja Golosov e Vladimir Vladimirov. Edifici residenziali a Mosca

Riconoscimento e caratteristiche

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Il post-costruttivismo si affermò come reazione naturale sia nei confronti delle avanguardie, sia verso l'eclettismo del passato. Lo stile venne percepito come una novità che permetteva, al contempo, la realizzazione di edifici monumentali conformi al gusto delle élite provinciali. Un ulteriore vantaggio, in un periodo di rigoroso razionamento delle risorse, fu che — a differenza del costruttivismo — il nuovo indirizzo riduceva l'impiego di acciaio e cemento, prediligendo tecniche di muratura tradizionale con solai e partizioni in legno. Tali fattori strutturali ed estetici favorirono la diffusione del post-costruttivismo durante gli anni 1930.

Evoluzione: dal costruttivismo al post-costruttivismo, fino al classicismo staliniano (Mosca)[7]

Nel contesto di Leningrado, il passaggio tra gli stili mantenne una forte impronta monumentale legata alla tradizione accademica locale.

Sverdlovsk e Kujbyšev

Entro il 1936, la generazione di architetti legata alla "classe del 1929" e i professionisti più giovani, come in russo Arkadiy Mordvinov? e in russo Karo Alabyan?, avevano maturato le prime esperienze pratiche. Questi architetti non possedevano la formazione classica dei costruttivisti della vecchia scuola; la mancanza di competenze accademiche impedì loro di elaborare un'interpretazione originale dell'eredità classica, limitandone l'attività a un esercizio di emulazione. Di conseguenza, abbandonarono le premesse avanguardiste dei propri maestri per approdare direttamente a un neoclassicismo purista. A differenza di figure come I. A. Golosov o I. A. Fomin, questa nuova leva non fu in grado di innovare, precludendo così lo sviluppo ulteriore del post-costruttivismo. Nel medesimo periodo, la scomparsa di Fomin nel 1936 e l'avanzata età di Golosov favorirono l'ascesa definitiva di questa nuova classe di progettisti.[senza fonte]

Un altro gruppo di giovani architetti, alla ricerca di una formazione accademica, si unì ai laboratori di I. V. Žoltovskij e di altri esponenti del neoclassicismo tradizionale. Anche in questo caso, il passaggio avvenne direttamente verso i canoni dell'architettura staliniana, superando la fase di transizione post-costruttivista. Poiché i mentori di questa scuola erano ancora attivi e godevano del pieno sostegno statale, la necessità di ricercare nuove forme o stilismi venne meno. Sebbene alcuni progetti post-costruttivisti siano proseguiti per diversi anni, l'inizio della seconda guerra mondiale segnò la definitiva conclusione di questa stagione stilistica.[senza fonte]

Critiche alle tesi di HChan-Magomedov

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Il ruolo dello Stato

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Alcuni studiosi, tra cui Dmitrij Chmel'nickij,[8] pur apprezzando gli studi di in russo Selim Chan-Magomedov?, Selim Chan-Magomedov relativi agli anni venti e trenta, dissentono profondamente dalle sue conclusioni circa le origini e l'evoluzione dell'architettura stalinista iniziale e il declino del costruttivismo.[9]

Chan-Magomedov analizza il tramonto dell'avanguardia descrivendolo come un'evoluzione naturale interna alla comunità professionale, omettendo quasi interamente il ruolo dello Stato o l'influenza diretta di Iosif Stalin. Pur riconoscendo le manipolazioni operate dai giovani architetti della "classe del 1929", l'autore non esamina le forze politiche che ne diressero l'azione, né approfondisce l'impatto del clima di terrore crescente. Sebbene Chan-Magomedov tratti ampiamente gli attacchi politici condotti dal gruppo VOPRA tra il 1929 e il 1931, manca di contestualizzarli all'interno di una più vasta campagna ideologica nazionale.

Secondo la sintesi di Chmel'nickij, il post-costruttivismo sarebbe un fenomeno «generato dal terrore».[10] Lo studioso ritiene che il termine stesso sia fuorviante: la persistenza di elementi costruttivisti negli anni trenta non rappresenterebbe una continuità stilistica, bensì un'incertezza dovuta alla censura del costruttivismo in assenza di nuove direttive estetiche chiare, definendo il risultato una «patologia architettonica». In quest'ottica, ogni parallelo con l'architettura europea contemporanea risulterebbe improprio, non ritenendo neppure l'architettura nazista un termine di paragone adeguato.

L'influenza dell'Art Déco

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Il post-costruttivismo presenta marcate convergenze con le interpretazioni sovietiche dell'Art Déco. Alcune opere emblematiche, come la Biblioteca Lenin (1934) di Vladimir Ščuko, vengono talvolta erroneamente classificate come post-costruttiviste; in realtà, Ščuko, architetto di formazione neoclassica, intendeva elaborare un linguaggio proprio del «classicismo proletario» avvalendosi di stilemi Art Déco. Il panorama architettonico dell'epoca appare dunque più eterogeneo di quanto teorizzato da Chan-Magomedov: lo stesso edificio residenziale di Vladimirov è spesso ascritto alle sperimentazioni sovietiche dell'Art Déco.

Situazione attuale

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L'edificio Preobraženskaja Zastava a Mosca (2002–2005), esempio di architettura neopostcostruttivista.

Consapevolezza pubblica e tutela

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Il concetto di "postcostruttivismo" rimane scarsamente noto al grande pubblico. Spesso le agenzie immobiliari classificano questi edifici come "architettura stalinista degli primordi" in russo stalinka?, definizione con cui sono comunemente identificati. A Mosca, tali strutture sono frequentemente oggetto di demolizione o di pesanti interventi di rifacimento (si veda il fenomeno del facciatismo); la distruzione di edifici postcostruttivisti, salvo rare eccezioni, avviene spesso senza suscitare l'interesse delle comunità dedite alla tutela del patrimonio architettonico. Un esempio recente di perdita è l'edificio progettato da A.A. Samojlov sul Novyj Arbat a Mosca, abbattuto nel 2006.[11]

Rischi strutturali

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Gli edifici realizzati tra gli anni 1920 e 1930 furono costruiti con tecnologie elementari (muratura, intonaco a umido, solai e tramezzi in legno), utilizzando materiali e manodopera di bassa qualità. La scarsa fattura originaria e una manutenzione inadeguata hanno portato a un rapido degrado strutturale. Fatta eccezione per pochi condomini di lusso ben conservati, le "prime stalinka" presentano spesso criticità sul piano della sicurezza. Il 10 febbraio 1999, un incendio nel dipartimento di polizia di Samara, edificio costruito nel 1936, causò la morte di 57 persone.[12] Il 13 febbraio 2006, l'edificio Pravda, opera di Pantelejmon Golosov, fu gravemente danneggiato da un incendio che provocò un morto e quattro feriti.[13][14]

Ricostruzione

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Il restauro filologico degli edifici postcostruttivisti o delle "prime stalinka" risulta estremamente complesso a causa della fragilità delle strutture, che spesso richiedono la demolizione integrale. Un esempio significativo è la Scuola 518 presso il quartiere Balčug a Mosca, progettata nel 1933 da Ivan Zvezdin (1899–1979)[15] e completata nel 1935. Elogiata dallo storico Selim Chan-Magomedov e unico edificio postcostruttivista inserito nel registro nazionale dei monumenti, la scuola è stata ricostruita nel 2001 per adeguarla ai moderni standard di sicurezza. Tuttavia, la maggior parte delle pareti portanti e tutti gli interni originali del 1935 sono stati rifatti ex novo.[16]

La realizzazione di nuovi edifici ispirati al postcostruttivismo è un fenomeno raro. Tra il 2002 e il 2005 è stato completato il complesso ad uso misto Preobraženskaja Zastava (in russo Преображенская Застава?), composto da due blocchi con 308 appartamenti e aree commerciali. A differenza di molte repliche moderne a Mosca, il progetto cerca di evocare fedelmente l'estetica degli anni 1930, evitando elementi anacronistici come colonne quadrate o portici sottili.

Su scala minore, alcuni studi di architettura russi progettano residenze extraurbane che riprendono rigorosamente le forme e i volumi del postcostruttivismo.[17]

  1. 1 2 Han-Magomedov1
  2. S. O. Chan-Magomedov, Pioneers of Soviet Architecture: The Search for New Solutions in the 1920s and 1930s, Thames and Hudson Ltd, 1987, ISBN 978-0-500-34102-5.
  3. (RU) Selim O. Chan-Magomedov, Architektura sovetskogo avangarda [Архитектура Советского авангарда], vol. 1, Mosca, Strojizdat, 1996.
  4. Il percorso formativo nella Russia zarista era estremamente rigoroso: Žoltovskij impiegò 11 anni per conseguire il diploma, Fomin 17.
  5. Si osservi come Ivan Fomin (al pari di Aleksej Ščusev) si distinse in ogni ambito stilistico, incluso il costruttivismo, adattando la propria produzione alle istanze della committenza.
  6. Han-Magomedov1, p. 45
  7. Akademija Architektury, XXX let Rossijskoj Federacii (1917–1947), Mosca, Akademija Architektury, 1950. Le fotografie risalgono in gran parte a prima del 1941.
  8. (RU) Dmitrij Chmel'nickij, Stalin i architektura, su archi.ru, 2004 (archiviato il 17 marzo 2007).
  9. (RU) Dmitrij Chmel'nickij, Novye versii istorii, su archi.ru, 2000 (archiviato il 6 marzo 2007).
  10. Chmel'nickij 2004, p. 15
  11. (RU) Galleria fotografica, su www.wbb.ru.
  12. (RU) Intervista radiofonica al maresciallo federale dei vigili del fuoco russi, 10/02/2000, su echo.msk.ru.
  13. (RU) Anna Kuprina, Vinovniki v požare 'Pravdy' ne najdeny, su www.smi.ru, 12 luglio 2007 (archiviato dall'url originale il 14 febbraio 2007).
  14. (EN) Fire on Ulitsa Pravda Comparable To Manezh Fire for the Russian Avant-Garde, su Moscow Architecture Preservation Society (archiviato dall'url originale il 23 marzo 2006).
  15. Zvezdin 2006, p. 1
  16. (RU) Galleria fotografica: interni prima e dopo la ricostruzione, su Sito della Scuola 518 (archiviato dall'url originale il 9 ottobre 2006).
  17. (RU) Galleria fotografica, su www.wbb.ru.
  • (RU) Selim O. Chan-Magomedov, Arhitektura sovetskogo avangarda [Architettura dell'avanguardia sovietica], vol. 1, Mosca, Strojizdat, 1996, ISBN 5-274-02045-3.
  • (RU) Selim O. Chan-Magomedov, Arhitektura sovetskogo avangarda [Architettura dell'avanguardia sovietica], vol. 2, Mosca, Strojizdat, 1996, ISBN 5-274-02046-1.

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