Periplus Maris Erythraei

Il Periplo del Mare Eritreo (in greco koinè: Περίπλους τῆς Ἐρυθρᾶς Θαλάσσης, traslitterato Períplous tês Erythrâs Thalássēs), noto anche con il titolo latino Periplus Maris Erythraei, è un periplo greco-romano scritto in greco koinè nel I secolo. L'opera descrive la navigazione e le opportunità commerciali dai porti dell'Egitto romano, come Berenice Troglodytica, lungo le coste del Mar Rosso e oltre, fino al Corno d'Africa, al Golfo Persico, al Mar Arabico e all'Oceano Indiano, includendo l'odierno Sindh in Pakistan e le regioni sud-occidentali dell'India.
Il testo è stato datato in modi diversi tra il I e il III secolo, ma oggi la datazione alla metà del I secolo è la più comunemente accettata. Secondo l'orientalista William Mac Guckin Slane, il Periplo fu probabilmente scritto da un marinaio greco-egiziano.[1] Il classicista Wilfred Harvey Schoff e lo storico Dionisius Agius lo datano entrambi intorno al 60 d.C.[2][3]
Nome
[modifica | modifica wikitesto]Un periplo (in greco koinè: περίπλους, traslitterato períplous, letteralmente «navigazione attorno») era un registro nautico che annotava itinerari di navigazione insieme a dettagli commerciali, politici ed etnologici riguardanti i porti visitati. In un'epoca in cui le mappe non erano di uso comune, esso funzionava come una combinazione tra atlante e guida di viaggio.
Il Mare Eritreo (in greco koinè: Ἐρυθρὰ Θάλασσα, traslitterato Erythrà Thálassa, letteralmente «Mare Rosso») era un'antica denominazione geografica che comprendeva sempre il golfo di Aden, tra l'Arabia Felix e il Corno d'Africa, e spesso veniva estesa, come avviene in questo Periplo, a includere anche l'attuale Mar Rosso, il Golfo Persico e l'Oceano Indiano come un'unica area marittima.
Datazione e attribuzione
[modifica | modifica wikitesto]Il manoscritto bizantino del X secolo che costituisce la base della conoscenza moderna del Periplo attribuisce l'opera ad Arriano, apparentemente soltanto perché il testo si trovava accanto al molto più tardo Periplo del Ponto Eusino dello stesso autore.
Un'analisi storica pubblicata da Wilfred Harvey Schoff nel 1912 restrinse la datazione del testo agli anni 59-62 d.C.,[4] in accordo con le moderne stime che collocano l'opera alla metà del I secolo. Schoff propose inoltre un'analisi sull'autore originario del testo,[5] giungendo alla conclusione che fosse «un Greco residente in Egitto e suddito romano».[6] Secondo i suoi calcoli, ciò sarebbe avvenuto durante il periodo di Tiberio Claudio Balbillo, che casualmente era anch'egli un greco-egiziano.
Schoff aggiunge che l'autore non poteva essere «un uomo altamente istruito», come dimostrerebbero «la frequente confusione tra parole greche e latine e le sue costruzioni goffe e talvolta scorrette dal punto di vista grammaticale».[7] A causa «dell'assenza di qualsiasi descrizione del viaggio lungo il Nilo e attraverso il deserto da Copto», Schoff preferì collocare la residenza dell'autore a Berenice piuttosto che ad Alessandria.[7]
L'arabista e archeologo ottocentesco Eduard Glaser identificò invece come autore l'oscuro scrittore greco Basilis.[8] Schoff respinse energicamente questa ipotesi.[9]
John Hill sostiene che «il Periplo può oggi essere datato con sicurezza tra il 40 e il 70 d.C. e, probabilmente, tra il 40 e il 50 d.C.».[10] Questa datazione corrisponde a quella proposta da Lionel Casson («tra il 40 e il 70 d.C.») nella sua opera fondamentale The Periplus Maris Erythraei: Text with Introduction, Translation and Commentary.[11]
Sinossi
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L'opera è composta da 66 sezioni, la maggior parte delle quali ha la lunghezza di un lungo paragrafo. Ad esempio, la breve sezione 9 recita integralmente:
In molti casi la descrizione dei luoghi è sufficientemente accurata da permetterne l'identificazione moderna; in altri, invece, il dibattito rimane aperto. Ad esempio «Rhapta» viene indicata come il mercato più meridionale della costa africana di «Azania», ma esistono almeno cinque località compatibili con la descrizione, da Tanga fino alle aree a sud del delta del Rufiji. La descrizione della costa indiana menziona chiaramente il fiume Gange; oltre quel punto, tuttavia, il testo diventa ambiguo e descrive la Cina come una «grande città interna chiamata Thina», considerata fonte della seta grezza.
Il Periplo afferma inoltre che una rotta diretta dal Mar Rosso alla penisola indiana attraverso l'oceano aperto fu scoperta da Ippalo (I secolo a.C.).
Nel Periplo sono citate numerose merci commerciali, ma alcuni dei termini che le designano non compaiono in nessun'altra opera della letteratura antica, rendendone difficile l'identificazione. Un esempio è lakkos chromatinos. Il termine lakkos non ricorre altrove nella letteratura greca o romana antica. Il nome riappare nel latino tardo medievale come lacca, preso dall'arabo medievale lakk, derivato a sua volta dal sanscrito lakh, indicante la lacca: una resina rossastra originaria dell'India, utilizzata sia come vernice sia come colorante rosso.[13] Anche altri prodotti commerciali menzionati nel testo rimangono oscuri o di difficile interpretazione.
Regni himyarita e sabeo
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Le navi himyarite percorrevano regolarmente la costa dell'Africa orientale. Il Periplo del Mare Eritreo descrive l'impero commerciale di Himyar e Saba, riuniti sotto un unico sovrano, «Charibael» (probabilmente Karabʾil Watar Yuhanʾem II), il quale viene presentato come in rapporti amichevoli con Roma:
Regno dell'incenso
[modifica | modifica wikitesto]Il regno dell'incenso è descritto più a est, lungo la costa meridionale della penisola arabica, con il porto di Cana (sudarabico Qana, l'odierna Bi'r Ali nello Hadramaut). Il sovrano di questo regno è chiamato Eleazus, o Eleazar, nome che si ritiene corrisponda al re Iliazz Yalit I:
Somalia
[modifica | modifica wikitesto]Ras Hafun, nella Somalia settentrionale, è ritenuta il sito dell'antico centro commerciale di Opōnē. Nel sito sono stati rinvenuti reperti di ceramica egizia, romana e proveniente dal Golfo Persico da parte di una missione archeologica dell'Università del Michigan. Opōnē compare nella tredicesima sezione del Periplo del Mare Eritreo, che afferma in parte:
Nell'antichità Opōnē fungeva da scalo commerciale per mercanti provenienti dalla Fenicia, dall'antico Egitto, dalla Grecia antica, dalla Persia, dallo Yemen, dalla Nabatea, dall'Azania, dall'Impero romano e da altre regioni, grazie alla sua posizione strategica lungo la rotta costiera che collegava l'Azania al Mar Rosso. Mercanti provenienti persino dall'Indonesia e dalla Malesia transitavano per Opōnē, commerciando spezie, sete e altre merci prima di proseguire verso sud, in direzione dell'Azania, oppure verso nord, verso l'Arabia meridionale o l'Egitto, lungo le rotte commerciali che attraversavano l'intero Oceano Indiano. Già intorno al 50 d.C., Opōnē era ben nota come centro del commercio della cannella, insieme a quello dei chiodi di garofano e di altre spezie, dell'avorio, delle pelli di animali esotici e dell'incenso.
L'antica città portuale di Malao, situata presso l'attuale Berbera, nella Somalia settentrionale, è anch'essa menzionata nel Periplo:
Impero di Aksum
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Aksum viene menzionata nel Periplo del Mare Eritreo come un importante centro commerciale dell'avorio, esportato in tutto il mondo antico:
Secondo il Periplo, il sovrano di Aksum era Zoscales, che oltre a governare Aksum controllava anche due porti sul Mar Rosso: Aduli (nei pressi di Massaua) e Avalites (Assab). Si dice inoltre che fosse esperto di letteratura greca:
Rhapta
[modifica | modifica wikitesto]Teoria del Rufiji (Tanzania)
[modifica | modifica wikitesto]Le ricerche dell'archeologo tanzaniano Felix A. Chami hanno portato alla scoperta di resti di oggetti commerciali romani nei pressi della foce del fiume Rufiji e della vicina isola di Mafia, sostenendo l'ipotesi che l'antico porto di Rhapta sorgesse sulle rive del Rufiji, poco a sud di Dar es Salaam.
Il Periplo afferma infatti:
Chami riassume così le prove a favore dell'identificazione di Rhapta:
Felix Chami ha inoltre rinvenuto prove archeologiche di un intenso commercio romano sull'isola di Mafia e, poco distante, sulla terraferma presso la foce del Rufiji, databili ai primi secoli dell'era cristiana. Inoltre J. Innes Miller sottolinea che monete romane sono state trovate anche sull'isola di Pemba, immediatamente a nord di Rhapta.[20]
Teoria di Quelimane (Mozambico)
[modifica | modifica wikitesto]Carl Peters sostenne invece che Rhapta sorgesse nei pressi dell'odierna Quelimane, in Mozambico,[21] basandosi sul fatto che, secondo il Periplo, la linea costiera in quel tratto si dirigerebbe verso sud-ovest. Peters suggerì inoltre che i «Pyralaoi» («Popolo del Fuoco»), descritti come stanziati all'ingresso del canale del Mozambico, fossero gli abitanti delle vulcaniche isole Comore. Egli riteneva anche che Menuthias, descritta come ricca di fiumi e coccodrilli, non potesse essere Zanzibar, proponendo invece Madagascar come identificazione più plausibile.
Supremazia himyarita-sabea
[modifica | modifica wikitesto]Il Periplo informa che Rhapta era sottoposta al saldo controllo di un governatore nominato dal re arabo di Musa; vi si raccoglievano tributi e il porto era servito da «navi mercantili equipaggiate per lo più con capitani e agenti arabi che, grazie ai continui rapporti e ai matrimoni misti, conoscono bene la regione e la sua lingua».[18]
Il Periplo dichiara esplicitamente che Azania, comprendente Rhapta, fosse soggetta a «Charibael», re sia dei Sabei sia degli Omeriti, nell'angolo sud-occidentale dell'Arabia. È noto che il regno fosse alleato di Roma in questo periodo. Charibael viene descritto nel Periplo come «amico degli imperatori (romani), grazie a continue ambascerie e doni»; pertanto Azania potrebbe essere considerata a buon diritto uno stato vassallo o dipendente di Roma, analogamente a quanto avviene per Zesan nella cronaca cinese del III secolo Weilüe.[14][22]
Bharuch
[modifica | modifica wikitesto]Il commercio con il porto indiano di Barygaza è descritto in modo dettagliato nel Periplo. Nahapana, sovrano dei Satrapi Occidentali indo-sciti, viene menzionato con il nome di Nambanus,[23] come governatore della regione attorno a Barigaza:

Sotto i Satrapi Occidentali, Barigaza costituiva uno dei principali centri del commercio romano nel subcontinente indiano. Il Periplo elenca le numerose merci importate ed esportate:
Merci in grande quantità provenivano anche da Ujjain, capitale dei Satrapi Occidentali:
Primi regni Chera, Pandya e Chola
[modifica | modifica wikitesto]La città portuale perduta di Muziris (nei pressi dell'attuale Kodungallur), nel regno Chera, così come il primo regno Pandya, vengono menzionati nel Periplo del Mare Eritreo come importanti centri commerciali per il pepe e altre spezie, manufatti metallici e pietre semipreziose nei traffici tra Damirica e l'Impero romano.
Secondo il Periplo, numerosi marinai greci partecipavano attivamente al commercio con Muziris:
Secondo il Periplo del Mare Eritreo (53:17:15-27), Limyrike iniziava a Naura e Tyndis; Tolomeo (7.1.8) menziona soltanto Tyndis come punto iniziale. La regione probabilmente terminava a Kanyakumari e corrisponde quindi approssimativamente all'attuale costa del Malabar.[27] Inoltre quest'area fungeva da centro di smistamento per il commercio con l'interno del subcontinente, in particolare con la pianura gangetica:
Confine indo-cinese
[modifica | modifica wikitesto]Il Periplo del Mare Eritreo descrive anche una fiera annuale che si teneva nell'attuale India nord-orientale, presso il confine con la Cina:
I Sêsatai sono indicati come la fonte del malabathron.[29] Nella traduzione di Schoff il nome compare come Besatae: si tratterebbe di un popolo affine ai Kirradai, stanziato nella regione compresa tra Assam e Sichuan.
Resti del regno indo-greco
[modifica | modifica wikitesto]Il Periplo afferma che a Barigaza esistevano edifici e pozzi greci, attribuendoli erroneamente ad Alessandro Magno, che in realtà non si spinse mai così a sud. Il passo presenta dunque l'immagine di un regno che faceva risalire le proprie origini alle campagne di Alessandro e al successivo Impero seleucide ellenistico:
Il Periplo afferma inoltre che nella regione circolavano monete indo-greche:
La città greca di Alessandria Bucefala, sul fiume Jhelum, è menzionata nel Periplo e anche nella Tavola Peutingeriana romana:
Manoscritti
[modifica | modifica wikitesto]Il Periplo era originariamente noto soltanto attraverso un singolo manoscritto datato al XIV o XV secolo, oggi conservato presso la British Library.[31] Questo manoscritto si rivelò una copia corrotta e piena di errori di un manoscritto bizantino del X secolo scritto in minuscola. Il manoscritto del X secolo collocava il testo accanto al Periplo del Ponto Eusino di Arriano e, apparentemente per errore, attribuiva anche il Periplo del Mare Eritreo allo stesso autore. Il manoscritto bizantino fu trasferito da Heidelberg a Roma durante la guerra dei Trent'anni (1618-1648), poi portato a Parigi sotto Napoleone dopo la conquista degli Stati pontifici alla fine degli anni Novanta del Settecento, e infine restituito nel 1816 alla Biblioteca universitaria di Heidelberg,[32] dove si trova tuttora.[33]
Edizioni
[modifica | modifica wikitesto]Il manoscritto britannico fu curato da Sigmund Gelen (in ceco: Zikmund Hrubý z Jelení) a Praga e pubblicato per la prima volta da Hieronymus Froben nel 1533. Questo testo, ricco di errori, servì da base per altre edizioni e traduzioni per tre secoli,[34] fino alla restituzione del manoscritto originale a Heidelberg nel 1816.[32][35][36][37]
La traduzione inglese ampiamente annotata di Schoff del 1912[38] si basava a sua volta su un originale difettoso;[39] ancora negli anni Sessanta del Novecento, l'unica edizione scientifica affidabile era lo studio francese di Frisk del 1927.[40][39]
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Mac Guckin Slane, Biographical Dictionary, 1842, pp. 640, ISBN 978-3-563-86438-8.
- ↑ Wilfred H. Schoff, The Periplus of the Erythræan sea: travel and trade in the Indian Ocean, Dalcassian Publishing Company, 1º gennaio 1912, pp. 15.
- ↑ Dionisius A. Agius, Seafaring in the Arabian Gulf and Oman: People of the Dhow, Routledge, 6 dicembre 2012, pp. 4, ISBN 978-1-136-20175-2.
- ↑ Schoff, 1912, pp. 7-15.
- ↑ Schoff, 1912, pp. 15-16.
- ↑ Schoff, 1912, p. 6.
- 1 2 Schoff, 1912, p. 16.
- ↑ (DE) Eduard Glaser, Skizze der Geschichte und Geographie Arabiens, II, 164.
- ↑ Schoff, 1912, p. 15.
- ↑ Hill, 2009, p. xvi e note alle pp. 244-245.
- ↑ Casson, 1989, p. xvi e note alle pp. 6-7.
- ↑ Huntingford, 1980, p. 24.
- ↑ Sino-Iranica di Berthold Laufer, 1919, p. 476, nota 9. Si veda anche A Glossary of Colloquial Anglo-Indian Words and Phrases di Yule e Burnell, 1903, p. 499.
- 1 2 Schoff, 1912, §23.
- ↑ Schoff, 1912, §13.
- ↑ Schoff, 1912, §8.
- ↑ Schoff, 1912, §5
- 1 2 Casson, 1989, p. 61.
- ↑ Chami, 2002, p. 20.
- ↑ Miller, 1969.
- ↑ C. Peters, 1902. The Eldorado of the Ancients, pp. 312-319, 347. Londra: Pearson and Bell.
- ↑ Hill, 2004, §15.
- ↑ Durga Prasad, History of the Andhras.
- ↑ Schoff, 1912, §41.
- ↑ Schoff, 1912, §49.
- ↑ Schoff, 1912, §48.
- ↑ Casson, 2012, p. 213.
- 1 2 Casson, 1989, pp. 51-93.
- ↑ Casson, 1989, pp. 241-242.
- 1 2 Schoff, 1912, §47.
- ↑ British Library Add MS 19391, 9r-12r.
- 1 2 Schoff, 1912, pp. 7, 17.
- ↑ CPG 398: 40v-54v.
- ↑ Vincent, 1800.
- ↑ Dittrich, 1849.
- ↑ Müller, 1855.
- ↑ Dittrich, 1883.
- ↑ Schoff, 1912.
- 1 2 Eggermont, 1960, p. 96.
- ↑ Frisk, 1927.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Lionel Casson (a cura di), The Periplus Maris Erythraei: Text With Introduction, Translation, and Commentary, Princeton, Princeton University Press, 1989, ISBN 0-691-04060-5..
- Lionel Casson, The Periplus Maris Erythraei: Text with Introduction, Translation, and Commentary, Princeton University Press, 2012, ISBN 978-1-4008-4320-6.
- Felix A. Chami, The Graeco-Romans and Paanchea/Azania: Sailing in the Erythraean Sea, in Red Sea Trade and Travel, Londra, The British Museum, 2002.
- (LA) Heinrich Theodor Dittrich, sotto lo pseudonimo B. Fabricius (a cura di), Arriani Alexandrini Periplus Maris Erythraei, Dresda, H.M. Gottschalk, 1849.
- (EL, DE) Heinrich Theodor Dittrich, sotto lo pseudonimo B. Fabricius (a cura di), Der Periplus des Erythräischen Meeres von einem Unbekannten, Lipsia, Veit & Co., 1883.
- Pierre Herman Leonard Eggermont, The Date of the Periplus Maris Erythraei, in Papers on the Date of Kaniṣka Submitted to the Conference on the Date of Kaniṣka, London, 20–22 April, 1960, Oriental Monograph Series, Vol. IV, Leida, Brill, 1968, pp. 94-96.
- (FR) Hjalmar Frisk (a cura di), Le Périple de la Mer Erythrée suivi d'une Étude sur la Tradition et la Langue, Göteborgs Högskolas Årsskrift, No. 33, Göteborg, 1927.
- John E. Hill, "The Peoples of the West" from the Weilüe, Section 15, 2004.
- John E. Hill, Through the Jade Gate to Rome: A Study of the Silk Routes during the Later Han Dynasty 1st to 2nd Centuries CE, BookSurge Publishing, 2009, ISBN 978-1-4392-2134-1.
- G. W. B. Huntingford (a cura di), The Periplus of the Erythraean Sea, by an unknown author: With some Extracts from Agatharkhides 'On the Erythraean Sea', Londra, Hakluyt Society, 1980, ISBN 978-0-904180-05-3.
- J. Innes Miller, The Cinnamon Route, in The Spice Trade of The Roman Empire: 29 B.C. to A.D. 641, Oxford, Oxford University Press, 1969, ISBN 0-19-814264-1.
- (EL, LA) Karl Müller, con lo pseudonimo Carolus Mullerus (a cura di), Anonymi Periplus Maris Erythraei, in Geographi Graeci Minores, I, Parigi, Ambrose Firmin Didot, 1855, pp. xcv–cxi e 257–305.
- Wilfred Harvey Schoff (a cura di), The Periplus of the Erythraean Sea: Travel and Trade in the Indian Ocean by a Merchant of the First Century, New York, Longmans, Green, & Co., 1912, ISBN 978-81-215-0699-1.
- William Vincent (a cura di), The Periplus of the Erythrean Sea, Containing an Account of the Navigation of the Ancients, from the Sea of Suez to the Coast of Zanguebar, I, Londra, 1800. Anche Volume II.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Il testo di Schoff del 1912 presso l'Università di Washington, corretto con commenti aggiuntivi, varianti ortografiche e traduzioni tratte dall'edizione di Casson
- Il testo di Schoff del 1912 nell'Ancient History Sourcebook della Fordham University
- Il testo del 1879 di John Watson McCrindle su Project Gutenberg
- Mappa interattiva di Digital Maps of the Ancient World
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