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Periplus Maris Erythraei

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Nomi, rotte e località del Periplo del Mare Eritreo

Il Periplo del Mare Eritreo (in greco koinè: Περίπλους τῆς Ἐρυθρᾶς Θαλάσσης, traslitterato Períplous tês Erythrâs Thalássēs), noto anche con il titolo latino Periplus Maris Erythraei, è un periplo greco-romano scritto in greco koinè nel I secolo. L'opera descrive la navigazione e le opportunità commerciali dai porti dell'Egitto romano, come Berenice Troglodytica, lungo le coste del Mar Rosso e oltre, fino al Corno d'Africa, al Golfo Persico, al Mar Arabico e all'Oceano Indiano, includendo l'odierno Sindh in Pakistan e le regioni sud-occidentali dell'India.

Il testo è stato datato in modi diversi tra il I e il III secolo, ma oggi la datazione alla metà del I secolo è la più comunemente accettata. Secondo l'orientalista William Mac Guckin Slane, il Periplo fu probabilmente scritto da un marinaio greco-egiziano.[1] Il classicista Wilfred Harvey Schoff e lo storico Dionisius Agius lo datano entrambi intorno al 60 d.C.[2][3]

Lo stesso argomento in dettaglio: Periplo e Mare Eritreo.

Un periplo (in greco koinè: περίπλους, traslitterato períplous, letteralmente «navigazione attorno») era un registro nautico che annotava itinerari di navigazione insieme a dettagli commerciali, politici ed etnologici riguardanti i porti visitati. In un'epoca in cui le mappe non erano di uso comune, esso funzionava come una combinazione tra atlante e guida di viaggio.

Il Mare Eritreo (in greco koinè: Ἐρυθρὰ Θάλασσα, traslitterato Erythrà Thálassa, letteralmente «Mare Rosso») era un'antica denominazione geografica che comprendeva sempre il golfo di Aden, tra l'Arabia Felix e il Corno d'Africa, e spesso veniva estesa, come avviene in questo Periplo, a includere anche l'attuale Mar Rosso, il Golfo Persico e l'Oceano Indiano come un'unica area marittima.

Datazione e attribuzione

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Il manoscritto bizantino del X secolo che costituisce la base della conoscenza moderna del Periplo attribuisce l'opera ad Arriano, apparentemente soltanto perché il testo si trovava accanto al molto più tardo Periplo del Ponto Eusino dello stesso autore.

Un'analisi storica pubblicata da Wilfred Harvey Schoff nel 1912 restrinse la datazione del testo agli anni 59-62 d.C.,[4] in accordo con le moderne stime che collocano l'opera alla metà del I secolo. Schoff propose inoltre un'analisi sull'autore originario del testo,[5] giungendo alla conclusione che fosse «un Greco residente in Egitto e suddito romano».[6] Secondo i suoi calcoli, ciò sarebbe avvenuto durante il periodo di Tiberio Claudio Balbillo, che casualmente era anch'egli un greco-egiziano.

Schoff aggiunge che l'autore non poteva essere «un uomo altamente istruito», come dimostrerebbero «la frequente confusione tra parole greche e latine e le sue costruzioni goffe e talvolta scorrette dal punto di vista grammaticale».[7] A causa «dell'assenza di qualsiasi descrizione del viaggio lungo il Nilo e attraverso il deserto da Copto», Schoff preferì collocare la residenza dell'autore a Berenice piuttosto che ad Alessandria.[7]

L'arabista e archeologo ottocentesco Eduard Glaser identificò invece come autore l'oscuro scrittore greco Basilis.[8] Schoff respinse energicamente questa ipotesi.[9]

John Hill sostiene che «il Periplo può oggi essere datato con sicurezza tra il 40 e il 70 d.C. e, probabilmente, tra il 40 e il 50 d.C.».[10] Questa datazione corrisponde a quella proposta da Lionel Casson («tra il 40 e il 70 d.C.») nella sua opera fondamentale The Periplus Maris Erythraei: Text with Introduction, Translation and Commentary.[11]

Mappa del 1597 raffigurante le località menzionate nel Periplo del Mare Eritreo.

L'opera è composta da 66 sezioni, la maggior parte delle quali ha la lunghezza di un lungo paragrafo. Ad esempio, la breve sezione 9 recita integralmente:

«Da Malao [Berbera] vi sono due giornate di navigazione fino al mercato di Moundou, dove le navi possono ancorare più sicure grazie a un'isola situata molto vicino alla costa. Le merci importate qui sono quelle già menzionate [nel capitolo 8 si citano ferro, oro, argento, coppe da vino, ecc.], e da qui vengono esportati gli stessi prodotti [il capitolo 8 menziona mirra, douaka, makeir e schiavi], oltre a una resina aromatica chiamata mokrotou [cfr. sanscrito makaranda]. Gli abitanti dediti al commercio sono qui più ostinati.[12]»

In molti casi la descrizione dei luoghi è sufficientemente accurata da permetterne l'identificazione moderna; in altri, invece, il dibattito rimane aperto. Ad esempio «Rhapta» viene indicata come il mercato più meridionale della costa africana di «Azania», ma esistono almeno cinque località compatibili con la descrizione, da Tanga fino alle aree a sud del delta del Rufiji. La descrizione della costa indiana menziona chiaramente il fiume Gange; oltre quel punto, tuttavia, il testo diventa ambiguo e descrive la Cina come una «grande città interna chiamata Thina», considerata fonte della seta grezza.

Il Periplo afferma inoltre che una rotta diretta dal Mar Rosso alla penisola indiana attraverso l'oceano aperto fu scoperta da Ippalo (I secolo a.C.).

Nel Periplo sono citate numerose merci commerciali, ma alcuni dei termini che le designano non compaiono in nessun'altra opera della letteratura antica, rendendone difficile l'identificazione. Un esempio è lakkos chromatinos. Il termine lakkos non ricorre altrove nella letteratura greca o romana antica. Il nome riappare nel latino tardo medievale come lacca, preso dall'arabo medievale lakk, derivato a sua volta dal sanscrito lakh, indicante la lacca: una resina rossastra originaria dell'India, utilizzata sia come vernice sia come colorante rosso.[13] Anche altri prodotti commerciali menzionati nel testo rimangono oscuri o di difficile interpretazione.

Regni himyarita e sabeo

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Lo stesso argomento in dettaglio: Himyar e Regno di Saba.
Moneta del regno himyarita, sulla costa meridionale della penisola arabica, presso cui le navi facevano scalo durante le traversate tra l'Egitto e l'India. Si tratta di un'imitazione di una moneta di Augusto, I secolo

Le navi himyarite percorrevano regolarmente la costa dell'Africa orientale. Il Periplo del Mare Eritreo descrive l'impero commerciale di Himyar e Saba, riuniti sotto un unico sovrano, «Charibael» (probabilmente Karabʾil Watar Yuhanʾem II), il quale viene presentato come in rapporti amichevoli con Roma:

«23. E dopo altri nove giorni si giunge a Saphar, la metropoli, dove vive Charibael, legittimo re di due tribù, gli Omeriti e coloro che abitano accanto a loro, chiamati Sabaiti; grazie a continue ambascerie e doni, egli è amico degli Imperatori.»

Regno dell'incenso

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Il regno dell'incenso è descritto più a est, lungo la costa meridionale della penisola arabica, con il porto di Cana (sudarabico Qana, l'odierna Bi'r Ali nello Hadramaut). Il sovrano di questo regno è chiamato Eleazus, o Eleazar, nome che si ritiene corrisponda al re Iliazz Yalit I:

«27. Dopo Eudaemon Arabia si estende una costa continua e una baia lunga duemila stadi o più, lungo la quale vivono nomadi e ittiofagi in villaggi; appena oltre il promontorio che sporge da questa baia vi è un'altra città-mercato sulla riva, Cana, appartenente al regno di Eleazus, il Paese dell'Incenso. Di fronte a essa si trovano due isole deserte, una chiamata Isola degli Uccelli e l'altra Isola della Cupola, a centoventi stadi da Cana. Nell'interno, rispetto a questo luogo, sorge la metropoli Sabbatha, dove risiede il re. Tutto l'incenso prodotto nel paese viene trasportato a dorso di cammello fino a quel luogo per essere immagazzinato, e a Cana su zattere sostenute da pelli gonfiate secondo l'uso locale, nonché su imbarcazioni. Questo luogo commercia anche con i porti d'oltremare, con Barygaza, la Scizia, Ommana e la vicina costa della Persia

Ras Hafun, nella Somalia settentrionale, è ritenuta il sito dell'antico centro commerciale di Opōnē. Nel sito sono stati rinvenuti reperti di ceramica egizia, romana e proveniente dal Golfo Persico da parte di una missione archeologica dell'Università del Michigan. Opōnē compare nella tredicesima sezione del Periplo del Mare Eritreo, che afferma in parte:

«E poi, dopo aver navigato per quattrocento stadi lungo un promontorio, verso il quale anche la corrente vi trascina, si trova un'altra città-mercato chiamata Opone, nella quale vengono importate le stesse merci già menzionate; qui si produce la maggiore quantità di cannella (arebo e moto), e schiavi di qualità migliore, che vengono inviati in numero crescente in Egitto; inoltre una grande quantità di tartaruga marina, migliore di quella reperibile altrove.»

Nell'antichità Opōnē fungeva da scalo commerciale per mercanti provenienti dalla Fenicia, dall'antico Egitto, dalla Grecia antica, dalla Persia, dallo Yemen, dalla Nabatea, dall'Azania, dall'Impero romano e da altre regioni, grazie alla sua posizione strategica lungo la rotta costiera che collegava l'Azania al Mar Rosso. Mercanti provenienti persino dall'Indonesia e dalla Malesia transitavano per Opōnē, commerciando spezie, sete e altre merci prima di proseguire verso sud, in direzione dell'Azania, oppure verso nord, verso l'Arabia meridionale o l'Egitto, lungo le rotte commerciali che attraversavano l'intero Oceano Indiano. Già intorno al 50 d.C., Opōnē era ben nota come centro del commercio della cannella, insieme a quello dei chiodi di garofano e di altre spezie, dell'avorio, delle pelli di animali esotici e dell'incenso.

L'antica città portuale di Malao, situata presso l'attuale Berbera, nella Somalia settentrionale, è anch'essa menzionata nel Periplo:

«Dopo Avalites vi è un'altra città-mercato, migliore di questa, chiamata Malao, distante una navigazione di circa ottocento stadi. L'ancoraggio è una rada aperta, protetta da una lingua di terra che si protende da oriente. Qui gli abitanti sono più pacifici. In questo luogo vengono importate le merci già menzionate, oltre a molte tuniche, mantelli provenienti da Arsinoe, rifiniti e tinti; coppe da vino, piccole quantità di lastre di rame dolce, ferro e monete d'oro e d'argento, non in grande quantità. Da questi luoghi si esportano mirra, un po' d'incenso (quello detto "d'oltremare"), cannella più dura, duaca, copale indiano e macir, che vengono importati in Arabia; e schiavi, ma raramente.»

Impero di Aksum

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Lo stesso argomento in dettaglio: Regno di Axum.
Monete del re Endybis, 227-235 d.C. British Museum. Quella a sinistra reca in greco «ΑΞΩΜΙΤΩ ΒΑϹΙΛΕΥϹ», «Re di Axum». Quella a destra reca in greco «ΕΝΔΥΒΙϹ ΒΑϹΙΛΕΥϹ», «Re Endybis».

Aksum viene menzionata nel Periplo del Mare Eritreo come un importante centro commerciale dell'avorio, esportato in tutto il mondo antico:

«Da quel luogo fino alla città del popolo chiamato Auxumiti vi sono altri cinque giorni di viaggio; lì viene portato tutto l'avorio proveniente dalle regioni oltre il Nilo attraverso il distretto chiamato Cieneo, e da lì ad Aduli.»

Secondo il Periplo, il sovrano di Aksum era Zoscales, che oltre a governare Aksum controllava anche due porti sul Mar Rosso: Aduli (nei pressi di Massaua) e Avalites (Assab). Si dice inoltre che fosse esperto di letteratura greca:

«Questi luoghi, dal paese dei Mangiatori di Vitelli fino all'altra regione dei Berberi, sono governati da Zoscales, uomo avaro nei suoi modi e sempre desideroso di ottenere di più, ma per il resto giusto e conoscitore della letteratura greca.»
Lo stesso argomento in dettaglio: Rhapta.

Teoria del Rufiji (Tanzania)

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Una possibile localizzazione di Rhapta in Africa

Le ricerche dell'archeologo tanzaniano Felix A. Chami hanno portato alla scoperta di resti di oggetti commerciali romani nei pressi della foce del fiume Rufiji e della vicina isola di Mafia, sostenendo l'ipotesi che l'antico porto di Rhapta sorgesse sulle rive del Rufiji, poco a sud di Dar es Salaam.

Il Periplo afferma infatti:

«Dopo altre due traversate oltre quest'isola [Menuthias = Zanzibar?] si trova l'ultimo porto commerciale della costa di Azania, chiamato Rhapta ["cucita"], nome derivato dalle suddette imbarcazioni cucite, dove si trovano grandi quantità di avorio e di gusci di tartaruga.[18]»

Chami riassume così le prove a favore dell'identificazione di Rhapta:

«L'effettiva localizzazione della capitale azaniana, Rhapta, rimane sconosciuta. Tuttavia, gli indicatori archeologici sopra riportati suggeriscono che essa fosse situata sulla costa della Tanzania, nella regione del fiume Rufiji e dell'isola di Mafia. È in questa regione che è stata scoperta la maggiore concentrazione di insediamenti del periodo Panchaea/Azania. Se l'isola di Menuthias menzionata nel Periplo fosse Zanzibar, una breve navigazione verso sud condurrebbe nella regione del Rufiji. Il geografo Tolomeo del II secolo colloca Rhapta alla latitudine di 8° sud, che corrisponde esattamente alla latitudine del delta del Rufiji e dell'isola di Mafia. La metropoli si trovava sulla terraferma, circa un grado a ovest della costa, vicino a un grande fiume e a una baia con lo stesso nome. Il fiume dovrebbe essere identificato con l'attuale Rufiji, mentre la baia corrisponderebbe alle acque calme tra l'isola di Mafia e la regione del Rufiji. La penisola a est di Rhapta sarebbe stata l'estremità settentrionale dell'isola di Mafia. La parte meridionale della baia è protetta dal mare aperto da numerosi piccoli isolotti deltizi separati da Mafia da canali stretti e poco profondi. A nord la baia è aperta al mare, e qualsiasi marinaio che vi entrasse da quella direzione avrebbe l'impressione di penetrare in una vera baia. Ancora oggi gli abitanti identificano queste acque come una baia, chiamandola "mare femmina", in opposizione al mare aperto e più violento situato dall'altro lato dell'isola di Mafia.[19]»

Felix Chami ha inoltre rinvenuto prove archeologiche di un intenso commercio romano sull'isola di Mafia e, poco distante, sulla terraferma presso la foce del Rufiji, databili ai primi secoli dell'era cristiana. Inoltre J. Innes Miller sottolinea che monete romane sono state trovate anche sull'isola di Pemba, immediatamente a nord di Rhapta.[20]

Teoria di Quelimane (Mozambico)

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Carl Peters sostenne invece che Rhapta sorgesse nei pressi dell'odierna Quelimane, in Mozambico,[21] basandosi sul fatto che, secondo il Periplo, la linea costiera in quel tratto si dirigerebbe verso sud-ovest. Peters suggerì inoltre che i «Pyralaoi» («Popolo del Fuoco»), descritti come stanziati all'ingresso del canale del Mozambico, fossero gli abitanti delle vulcaniche isole Comore. Egli riteneva anche che Menuthias, descritta come ricca di fiumi e coccodrilli, non potesse essere Zanzibar, proponendo invece Madagascar come identificazione più plausibile.

Supremazia himyarita-sabea

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Il Periplo informa che Rhapta era sottoposta al saldo controllo di un governatore nominato dal re arabo di Musa; vi si raccoglievano tributi e il porto era servito da «navi mercantili equipaggiate per lo più con capitani e agenti arabi che, grazie ai continui rapporti e ai matrimoni misti, conoscono bene la regione e la sua lingua».[18]

Il Periplo dichiara esplicitamente che Azania, comprendente Rhapta, fosse soggetta a «Charibael», re sia dei Sabei sia degli Omeriti, nell'angolo sud-occidentale dell'Arabia. È noto che il regno fosse alleato di Roma in questo periodo. Charibael viene descritto nel Periplo come «amico degli imperatori (romani), grazie a continue ambascerie e doni»; pertanto Azania potrebbe essere considerata a buon diritto uno stato vassallo o dipendente di Roma, analogamente a quanto avviene per Zesan nella cronaca cinese del III secolo Weilüe.[14][22]

Lo stesso argomento in dettaglio: Bharuch.
Localizzazione di Barygaza in India.

Il commercio con il porto indiano di Barygaza è descritto in modo dettagliato nel Periplo. Nahapana, sovrano dei Satrapi Occidentali indo-sciti, viene menzionato con il nome di Nambanus,[23] come governatore della regione attorno a Barigaza:

Moneta di Nahapana (119-124 d.C.). Dritto: busto del re Nahapana con la legenda in scrittura greca «ΡΑΝΝΙΩ ΞΑΗΑΡΑΤΑϹ ΝΑΗΑΠΑΝΑϹ», traslitterazione del prakrit Raño Kshaharatasa Nahapanasa: «Re Kshaharata Nahapana».
«41. Oltre il golfo di Baraca si trova quello di Barygaza e la costa della regione di Ariaca, che costituisce l'inizio del regno di Nambanus e di tutta l'India. La parte interna confinante con la Scizia è chiamata Abiria, mentre la costa è detta Syrastrene. È una terra fertile, che produce grano, riso, olio di sesamo e burro chiarificato, cotone e tessuti indiani ricavati da esso, soprattutto delle qualità più grossolane. Vi pascolano numerosissimi bovini e gli uomini sono di grande statura e di pelle scura. La metropoli di questa regione è Minnagara, dalla quale viene trasportata a Barygaza una grande quantità di tessuti di cotone.»

Sotto i Satrapi Occidentali, Barigaza costituiva uno dei principali centri del commercio romano nel subcontinente indiano. Il Periplo elenca le numerose merci importate ed esportate:

«49. In questa città-mercato [Barigaza] vengono importati vino, preferibilmente italiano, ma anche laodicense e arabo; rame, stagno e piombo; corallo e topazio; abiti leggeri e stoffe ordinarie di ogni genere; cinture dai colori vivaci larghe un cubito; storace, meliloto, vetro di selce, realgar, antimonio, monete d'oro e d'argento, dalle quali si ricava profitto nel cambio con la moneta locale; e unguenti, non troppo costosi e non in grande quantità. Per il re vengono inoltre introdotti vasi d'argento di grande valore, giovani cantori, belle fanciulle per l'harem, vini pregiati, tessuti sottilissimi e gli unguenti più raffinati. Da questi luoghi vengono esportati nardo, costo [Saussurea costus], bdellio, avorio, agata e corniola, licio, tessuti di cotone di ogni tipo, stoffe di seta, stoffe di malva, filati, pepe lungo e altre merci provenienti dai diversi mercati dell'interno. Coloro che si dirigono verso questa città-mercato dall'Egitto compiono il viaggio favorevolmente intorno al mese di luglio, cioè Epifi.»

Merci in grande quantità provenivano anche da Ujjain, capitale dei Satrapi Occidentali:

«48. Nell'interno, verso est rispetto a questo luogo, si trova la città chiamata Ozene, un tempo capitale reale; da essa provengono tutte le merci necessarie al benessere della regione di Barygaza, oltre a molte utili per il nostro commercio: agata e corniola, mussoline indiane e stoffe di malva, oltre a una grande quantità di tessuti comuni.»

Primi regni Chera, Pandya e Chola

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Lo stesso argomento in dettaglio: Chera (famiglia).
Localizzazione di Muziris in India.

La città portuale perduta di Muziris (nei pressi dell'attuale Kodungallur), nel regno Chera, così come il primo regno Pandya, vengono menzionati nel Periplo del Mare Eritreo come importanti centri commerciali per il pepe e altre spezie, manufatti metallici e pietre semipreziose nei traffici tra Damirica e l'Impero romano.

Secondo il Periplo, numerosi marinai greci partecipavano attivamente al commercio con Muziris:

«Seguono poi Naura [Kannur] e Tyndis, i primi mercati di Damirica o Limyrike, quindi Muziris e Nelcynda, che ora rivestono la maggiore importanza. Tyndis appartiene al regno di Cerobothra; è un villaggio ben visibile dal mare. Muziris, appartenente allo stesso regno, abbonda di navi inviate lì con carichi provenienti dall'Arabia e dai Greci; è situata presso un fiume [il Periyar], distante da Tyndis cinquecento stadi per fiume e per mare, e venti stadi dalla costa risalendo il fiume. Nelcynda dista da Muziris circa cinquecento stadi per fiume e mare ed appartiene a un altro regno, quello dei Pandya. Anche questo luogo si trova presso un fiume, a circa centoventi stadi dal mare...»

Secondo il Periplo del Mare Eritreo (53:17:15-27), Limyrike iniziava a Naura e Tyndis; Tolomeo (7.1.8) menziona soltanto Tyndis come punto iniziale. La regione probabilmente terminava a Kanyakumari e corrisponde quindi approssimativamente all'attuale costa del Malabar.[27] Inoltre quest'area fungeva da centro di smistamento per il commercio con l'interno del subcontinente, in particolare con la pianura gangetica:

«Oltre a ciò vengono esportate grandi quantità di perle pregiate, avorio, tessuti di seta, nardo proveniente dal Gange, malabathrum dalle regioni interne, pietre trasparenti di ogni tipo, diamanti e zaffiri, e gusci di tartaruga; quelli provenienti dall'isola di Chryse e quelli raccolti tra le isole lungo la costa di Damirica [Limyrike]. Compiono il viaggio verso questo luogo nella stagione favorevole coloro che partono dall'Egitto intorno al mese di luglio, cioè Epifi.»

Confine indo-cinese

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Il Periplo del Mare Eritreo descrive anche una fiera annuale che si teneva nell'attuale India nord-orientale, presso il confine con la Cina:

«Ogni anno compare al confine di Thina una certa popolazione, di bassa statura e dal volto molto piatto [...] chiamata Sêsatai [...] Essi arrivano con le loro mogli e i loro figli portando grandi carichi simili a stuoie di foglie verdi; quindi sostano in un luogo sul confine tra il loro territorio e quello dei popoli del lato di Thina, e celebrano una festa per diversi giorni, stendendo le stuoie sotto di sé, per poi ripartire verso le loro case nell'interno.»

I Sêsatai sono indicati come la fonte del malabathron.[29] Nella traduzione di Schoff il nome compare come Besatae: si tratterebbe di un popolo affine ai Kirradai, stanziato nella regione compresa tra Assam e Sichuan.

«Gli [abitanti locali], contando su ciò, si recano quindi nella zona, raccolgono ciò che i Sêsatai hanno disteso, estraggono le fibre dalle canne chiamate petroi e, piegando leggermente le foglie e arrotolandole in forme simili a piccole sfere, le infilano sulle fibre delle canne. Esistono tre qualità: il malabathron a grandi sfere, ottenuto dalle foglie più grandi; quello a sfere medie, ricavato da foglie più piccole; e quello a piccole sfere, prodotto dalle foglie minori. In questo modo vengono prodotte tre qualità di malabathron, che vengono poi trasportate in India dalle popolazioni che lo preparano.»

Resti del regno indo-greco

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Lo stesso argomento in dettaglio: Regno indo-greco.
Il Periplo spiega che le monete del re indo-greco Menandro I erano ancora in circolazione a Barigaza.

Il Periplo afferma che a Barigaza esistevano edifici e pozzi greci, attribuendoli erroneamente ad Alessandro Magno, che in realtà non si spinse mai così a sud. Il passo presenta dunque l'immagine di un regno che faceva risalire le proprie origini alle campagne di Alessandro e al successivo Impero seleucide ellenistico:

«La metropoli di questa regione è Minnagara, dalla quale viene trasportata a Barygaza una grande quantità di tessuti di cotone. In questi luoghi rimangono ancora oggi tracce della spedizione di Alessandro, come antichi santuari, mura di fortificazioni e grandi pozzi.»

Il Periplo afferma inoltre che nella regione circolavano monete indo-greche:

«Ancora oggi a Barygaza sono in circolazione antiche dracme provenienti da questa regione, recanti iscrizioni in lettere greche e i simboli di coloro che regnarono dopo Alessandro, Apollodoro [sic] e Menandro

La città greca di Alessandria Bucefala, sul fiume Jhelum, è menzionata nel Periplo e anche nella Tavola Peutingeriana romana:

«L'entroterra di Barigaza è abitato da numerose tribù, come gli Arattii, gli Arachosii, i Gandaraei e il popolo di Poclais, dove si trova Bucephalo Alexandria.»

Il Periplo era originariamente noto soltanto attraverso un singolo manoscritto datato al XIV o XV secolo, oggi conservato presso la British Library.[31] Questo manoscritto si rivelò una copia corrotta e piena di errori di un manoscritto bizantino del X secolo scritto in minuscola. Il manoscritto del X secolo collocava il testo accanto al Periplo del Ponto Eusino di Arriano e, apparentemente per errore, attribuiva anche il Periplo del Mare Eritreo allo stesso autore. Il manoscritto bizantino fu trasferito da Heidelberg a Roma durante la guerra dei Trent'anni (1618-1648), poi portato a Parigi sotto Napoleone dopo la conquista degli Stati pontifici alla fine degli anni Novanta del Settecento, e infine restituito nel 1816 alla Biblioteca universitaria di Heidelberg,[32] dove si trova tuttora.[33]

Il manoscritto britannico fu curato da Sigmund Gelen (in ceco: Zikmund Hrubý z Jelení) a Praga e pubblicato per la prima volta da Hieronymus Froben nel 1533. Questo testo, ricco di errori, servì da base per altre edizioni e traduzioni per tre secoli,[34] fino alla restituzione del manoscritto originale a Heidelberg nel 1816.[32][35][36][37]

La traduzione inglese ampiamente annotata di Schoff del 1912[38] si basava a sua volta su un originale difettoso;[39] ancora negli anni Sessanta del Novecento, l'unica edizione scientifica affidabile era lo studio francese di Frisk del 1927.[40][39]

Voci correlate

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  1. Mac Guckin Slane, Biographical Dictionary, 1842, pp. 640, ISBN 978-3-563-86438-8.
  2. Wilfred H. Schoff, The Periplus of the Erythræan sea: travel and trade in the Indian Ocean, Dalcassian Publishing Company, 1º gennaio 1912, pp. 15.
  3. Dionisius A. Agius, Seafaring in the Arabian Gulf and Oman: People of the Dhow, Routledge, 6 dicembre 2012, pp. 4, ISBN 978-1-136-20175-2.
  4. Schoff, 1912, pp. 7-15.
  5. Schoff, 1912, pp. 15-16.
  6. Schoff, 1912, p. 6.
  7. 1 2 Schoff, 1912, p. 16.
  8. (DE) Eduard Glaser, Skizze der Geschichte und Geographie Arabiens, II, 164.
  9. Schoff, 1912, p. 15.
  10. Hill, 2009, p. xvi e note alle pp. 244-245.
  11. Casson, 1989, p. xvi e note alle pp. 6-7.
  12. Huntingford, 1980, p. 24.
  13. Sino-Iranica di Berthold Laufer, 1919, p. 476, nota 9. Si veda anche A Glossary of Colloquial Anglo-Indian Words and Phrases di Yule e Burnell, 1903, p. 499.
  14. 1 2 Schoff, 1912, §23.
  15. Schoff, 1912, §13.
  16. Schoff, 1912, §8.
  17. Schoff, 1912, §5
  18. 1 2 Casson, 1989, p. 61.
  19. Chami, 2002, p. 20.
  20. Miller, 1969.
  21. C. Peters, 1902. The Eldorado of the Ancients, pp. 312-319, 347. Londra: Pearson and Bell.
  22. Hill, 2004, §15.
  23. Durga Prasad, History of the Andhras.
  24. Schoff, 1912, §41.
  25. Schoff, 1912, §49.
  26. Schoff, 1912, §48.
  27. Casson, 2012, p. 213.
  28. 1 2 Casson, 1989, pp. 51-93.
  29. Casson, 1989, pp. 241-242.
  30. 1 2 Schoff, 1912, §47.
  31. British Library Add MS 19391, 9r-12r.
  32. 1 2 Schoff, 1912, pp. 7, 17.
  33. CPG 398: 40v-54v.
  34. Vincent, 1800.
  35. Dittrich, 1849.
  36. Müller, 1855.
  37. Dittrich, 1883.
  38. Schoff, 1912.
  39. 1 2 Eggermont, 1960, p. 96.
  40. Frisk, 1927.

Altri progetti

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