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Provincia di Como

Coordinate: 45°49′N 9°05′E
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Provincia di Como
provincia
Provincia di Como – Stemma
Provincia di Como – Bandiera
Provincia di Como – Veduta
Provincia di Como – Veduta
Villa Saporiti, sede della Provincia, 2011
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Lombardia
Amministrazione
Capoluogo Como
PresidenteFiorenzo Bongiasca (indipendente di centro-sinistra) dal 31-10-2018
Data di istituzione26 settembre 1786
Territorio
Coordinate
del capoluogo
45°49′N 9°05′E
Superficie1 279,04 km²
Abitanti598 811[1] (31-3-2026)
Densità468,17 ab./km²
Comuni147 comuni
Province confinantiTicino (Svizzera), Grigioni (Svizzera), Sondrio, Lecco, Monza e Brianza, Varese
Altre informazioni
Cod. postale22100
Prefisso
Fuso orarioUTC+1
ISO 3166-2IT-CO
Codice ISTAT013
TargaCO
Cartografia
Provincia di Como – Localizzazione
Provincia di Como – Localizzazione
Provincia di Como – Mappa
Provincia di Como – Mappa
Posizione della provincia di Como all'interno della Lombardia
Sito istituzionale

La provincia di Como è una provincia italiana della Lombardia di 598 811 abitanti, con capoluogo Como.

Compresa all'interno della Regio Insubrica, di cui rappresenta la porzione centrale, e della regione storica insubre, confina a nord e a ovest con la Svizzera (Canton Ticino e Canton Grigioni), a est con la provincia di Sondrio e la provincia di Lecco, a sud con la provincia di Monza e della Brianza e a ovest con la provincia di Varese. Ha un'exclave in territorio svizzero, il comune di Campione d'Italia.

Il territorio provinciale anticamente era più vasto e comprendeva fino al 1927 anche la parte settentrionale della provincia di Varese (istituita con il Regio Decreto Legge n. 1 del 2 gennaio 1927 di re Vittorio Emanuele III) e, fino al 1992, la quasi totalità della provincia di Lecco (istituita con il Decreto del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga n. 250 del 6 marzo 1992).

Geografia fisica

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Mappa delle divisioni della provincia di Como

Il territorio comasco può essere diviso in aree geografiche omogenee dal punto di vista climatico, morfologico e demografico. Utilizzate fino al 2009 solamente per motivi statistici dall'ufficio turistico provinciale[2], coincidono con le principali comunità montane della provincia. Da nord a sud:

Le temperature variano dai -5/+5 °C in gennaio ai +20/+30 °C in luglio. La provincia è situata nell'area prealpina ed è caratterizzata da un clima semi-continentale. Gli inverni sono generalmente freddi, specie in montagna, mentre le estati sono calde e afose. Fa eccezione la costiera lariana (specie la Tremezzina), che gode di un clima relativamente più dolce. L'umidità è sempre molto elevata per tutto l'anno.

COMO Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. media (°C) 6,68,812,717,121,125,428,327,123,618,111,67,77,717,026,917,817,3
T. min. media (°C) 0,41,54,68,111,615,718,117,514,010,05,21,41,18,117,19,79,0
Precipitazioni (mm) 697611710716113485136116125129632083853553701 318
Giorni di pioggia 668912107977861829262295
Eliofania assoluta (ore al giorno) 3,23,74,55,45,46,77,66,95,64,43,03,13,35,17,14,35,0
Il fiume Seveso al confine tra Cantù e Carimate
Il lago di Como visto dal Monte San Primo
Il lago di Pusiano e l'Isola dei Cipressi

La provincia di Como è interessata dal flusso di numerosi fiumi e torrenti di piccola o media portata, oltre a ospitare diverse sorgenti acquifere. Sono tre i fiumi principali che bagnano il territorio provinciale:

  • il più importante è il Lambro, la cui fonte si trova in località Alpe del Piano Rancio nel bel mezzo della regione denominata Triangolo Lariano, che scorre attraversando il comune di Erba, si immette nel lago di Pusiano per poi defluire e scorrere verso sud sino al Po. Per un breve tratto segna il confine tra la provincia di Como e quella di Lecco;
  • il Seveso, che nasce sul Monte Sasso a Cavallasca e percorre anche la parte brianzola della provincia;
  • il Mera, che percorre il suo ultimo tratto a Sorico prima di gettarsi nel bacino settentrionale del lago di Como.

Torrenti degni di nota sono:

Vi sono poi tre torrenti che scorrono sia in territorio italiano sia in quello svizzero: il Breggia, che nasce in località Barco dei Montoni, attraversa tutta la Valle di Muggio per poi rientrare in Italia a Maslianico; il Mara, che nasce sul Monte Sighignola (nel comune di Lanzo d'Intelvi) per poi sfociare nel lago di Lugano; il Gaggiolo, che nasce a Meride nel Canton Ticino, entra in Italia e da qui prende il nome di Lanza, attraversa la Valmorea e sbocca nell'Olona nel Varesotto.

Il lago di Como (o Lario) rappresenta il bacino lacustre più importante della provincia. Il Lario non è però l'unico lago presente all'interno della provincia, in quanto esistono diversi bacini minori nell'area prealpina, oltre a una porzione del Ceresio.

Sono 31 i comuni comaschi che si affacciano sullo specchio d'acqua lariano, serviti da una efficiente rete di navigazione. Sono invece cinque i comuni comaschi che si spartiscono il ramo comasco del lago Ceresio.

I laghi prealpini all'interno dei confini provinciali sono quattro e situati a ridosso dell'area Erbese, nella zona dell'Alta Brianza: il lago di Pusiano e il lago di Alserio, tra Como e Lecco, il lago di Montorfano, nell'area canturina e il lago del Segrino, piccolo bacino nel Triangolo Lariano nei pressi di Canzo.

Vi sono altri due bacini minori nella parte centro-settentrionale dell'area comasca: il lago di Mezzola, a nord, collegato al lago di Como da un breve tratto del fiume Mera e il piccolo lago di Piano, situato in Val Menaggio. È da citare infine il lago di Darengo, piccolo bacino di origine glaciale situato nell'alta val Darengo a Livo a 1780 m di altitudine.

Tutte le montagne sono situate nella parte nord della provincia, oltre la linea immaginaria che unisce le città di Varese, Como e Lecco.

Troviamo montagne che appartengono alla catena delle Alpi Lepontine e altre che fanno parte delle Prealpi lombarde.

Molti studiosi fanno passare la linea immaginaria di demarcazione tra i due gruppi montuosi dal Passo di San Jorio e da esso, attraverso la valle Albano, al Monte Legnone (già in provincia di Lecco), sull'altra sponda del Lario. Pertanto a nord di tale linea immaginaria si parla di Alpi vere e proprie, mentre a sud siamo ancora nelle Prealpi.

La divisione non è solo di natura geografica ma anche geologica; essa riguarda le rocce di cui i vari rilievi comaschi sono formati: la linea di divisione tra la fascia metamorfica e quella delle Alpi sedimentarie-calcaree passa nella zona tra l'Alto lago di Como e la fascia delle Lepontine meridionali. Il sistema montuoso alpino che va dal Passo San Jorio alla provincia di Sondrio è chiamato localmente con il nome di "Muncech". Le cime più alte superano di poco i 2 500 metri; la più elevata è il Pizzo Paglia (2593 m), la cui vetta è però situata per poche centinaia di metri totalmente in territorio elvetico. Ne consegue che il monte più elevato della provincia di Como è il Pizzo Cavregasco (2535 m), al confine con la provincia di Sondrio, anche se in realtà il punto più alto di tutta la provincia è l'anticima SSE, senza nome, del Pizzo Paglia, che raggiunge i 2 550 m di altezza. Altre cime limitrofe, sempre in provincia di Como e la cui altezza è attorno ai 2 500 metri sono il Pizzo Campanile, il Pizzo Martello, il Pizzo Ledù, il Monte Cardinello.

Restando sulla sponda occidentale del Lario e scendendo dal Passo San Jorio verso sud, entriamo nelle Prealpi e l'altitudine man mano si abbassa, passando dai 2245 m del Pizzo di Gino ai 1701 m del Monte Generoso, splendido balcone dal quale si possono ammirare i laghi di Como, Lugano e Maggiore, oltre al lago di Varese e ai piccoli laghetti limitrofi. L'ultima propaggine prima dell'inizio delle colline è il Monte Bisbino, che con i suoi 1325 m. È la montagna più alta visibile dalla città di Como.

Anche la fascia immediatamente a nord della linea immaginaria Como-Lecco, il cosiddetto Triangolo Lariano, è interamente montuoso e appartiene quasi totalmente alla provincia di Como. La vetta più elevata è il Monte San Primo (1682 m), posta in posizione molto panoramica dietro Bellagio, e dal quale si può ammirare il Lario con la caratteristica biforcazione a Y rovesciata. Specialmente in inverno, nelle giornate limpide una salita sulla sua vetta merita davvero una visita. Altre montagne di non grande rilevanza orografica ma molto apprezzate dagli escursionisti sono i monti Boletto, Bollettone e Palanzone e i caratteristici tre Corni di Canzo.

Uno scorcio della Val d'Intelvi

Nell'area comasca esistono diverse vallate: nell'area centro-settentrionale sono prevalentemente di origine glaciale mentre nella fascia meridionale vi sono delle valli minori, di modeste dimensioni, di origine fluviale.

Nell'area delle Alpi Lepontine, partendo da nord, si incontrano diversi vallate però scarsamente abitate per via delle impervie condizioni della morfologia. Le più a nord sono la Valle di Sorico e la Valle di Livo che prendono il nome dai comuni in cui si sviluppano. In località Dosso del Liro convergono le vallate del Dosso e di San Jorio. Proseguendo lungo la sponda occidentale del Lario a Dongo vi è lo sbocco della Valle Albano che prende il nome dal torrente che vi scorre al centro.

Nella parte centrale vi sono le vallate più conosciute della zona comasca, nonché centri turistici rinomati: la Val Cavargna e la comunicante Val Rezzo, poste a ridosso della sponda nord del lago di Lugano, la Valsolda, valle laterale al confine con il distretto di Lugano e la Val d'Intelvi, incastonata tra i laghi di Como e Lugano, accessibile da Porlezza e da Argegno in territorio italiano, da Arogno provenendo dalla Svizzera. Sempre dalla Svizzera, ma uscendo a Mendrisio, si può raggiungere la Valmorea, che è raggiungibile inoltre da Malnate, se si arriva da Varese, e da Uggiate con Ronago se si proviene da Como. Questa è più lontana dal lago rispetto alle altre valli comasche.

La Vallassina è la valle più popolata della provincia, nonché l'unica valle presente nel Triangolo Lariano.

Le più antiche testimonianze della presenza umana nel territorio dell’attuale provincia di Como risalgono al Paleolitico medio. Tra i siti di maggiore interesse archeologico figura la Grotta dell’Orso, situata presso Erbonne, nel territorio di San Fedele Intelvi, dove sono stati rinvenuti reperti attribuibili alla frequentazione di gruppi di Neanderthal databili a circa 50 000-60.000 anni fa.[3]

Ulteriori testimonianze paleolitiche provengono dal sito del Buco del Piombo, nel territorio di Erba, frequentato nel corso del Paleolitico superiore da gruppi di cacciatori-raccoglitori. Alla stessa fase cronologica appartengono alcuni manufatti litici rinvenuti nell’alta valle del Cosia, che attestano la presenza di comunità dedite prevalentemente alla caccia e allo sfruttamento stagionale delle risorse alpine e prealpine.

Al Mesolitico sono attribuiti i reperti rinvenuti presso Erbonne e sul monte Cornizzolo, riconducibili a frequentazioni stagionali di gruppi di cacciatori. Tracce di insediamenti più stabili, databili al VI millennio a.C., sono invece documentate nell’area di Montano Lucino.

Con il Neolitico il territorio comasco fu interessato dai processi di neolitizzazione che coinvolsero l’intera pianura padana e le aree prealpine. Le comunità locali adottarono progressivamente l’agricoltura, l’allevamento e forme di insediamento più stabili. Materiali attribuibili alla cultura dei vasi a bocca quadrata e alle successive facies neolitiche sono stati rinvenuti a Montano Lucino e in altri siti dell’Italia nord-occidentale, in collegamento con le contemporanee culture documentate presso la Lagozza di Besnate, il lago di Varese e Bellinzona.

L’Eneolitico (o età del rame) è documentato da importanti ritrovamenti funerari nel territorio compreso tra il Triangolo Lariano e l’alta Brianza. Particolarmente significativa è la necropoli individuata presso Civate, databile alla seconda metà del III millennio a.C., caratterizzata da sepolture corredate da manufatti in rame, osso e pietra. Alla stessa fase appartiene la tomba a cassetta litica rinvenuta presso Canzo, nei pressi del lago del Segrino, contenente un ricco corredo composto da ornamenti metallici e strumenti litici.

Nel corso dell’età del bronzo (XVII-X secolo a.C.) il territorio fu interessato dallo sviluppo della cultura di Polada, diffusa nell’Italia settentrionale e caratterizzata da insediamenti palafitticoli e perilacustri. Tracce di tali frequentazioni sono state individuate nell’area dei laghi briantei, in particolare presso Bosisio Parini, il lago di Pusiano, il lago di Annone, il lago di Montorfano e Albate.

Alla media età del bronzo risale il cosiddetto ripostiglio di Ello, importante deposito di oggetti metallici costituito da armi e strumenti in bronzo, tra cui un elmo, spade, pugnali, asce e punte di lancia.

Durante il Bronzo recente si diffuse nell’Italia nord-occidentale la cultura di Canegrate, generalmente associata a gruppi di origine transalpina. Testimonianze della sua presenza nel territorio comasco sono state rinvenute ad Appiano Gentile. A questa fase viene attribuita l’introduzione e la progressiva diffusione del rito della cremazione, destinato a sostituire in larga misura l’inumazione.

Tra la fine dell’età del bronzo e l’inizio dell’età del ferro si sviluppò la cultura di Golasecca, una delle principali culture protostoriche dell’Italia nord-occidentale. In questo contesto si collocano i primi insediamenti documentati sulle alture a sud dell’attuale città di Como e nella convalle urbana. Tali nuclei abitativi costituirono il presupposto per la successiva formazione dell’importante centro protourbano di Comum Oppidum.

Comum Oppidum

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Il I millennio a.C., corrispondente all’età del ferro, vide lo sviluppo nel territorio comasco di una realtà culturale inserita nel più ampio contesto della cultura di Golasecca. Il principale insediamento della regione era rappresentato da Comum Oppidum, situato sulle pendici meridionali del Monte della Croce, nell’area compresa tra le attuali località di Breccia e San Fermo della Battaglia.

La principale necropoli[4]. associata a questo centro protourbano era localizzata in una vasta area nota come Cà Morta, dalla quale deriva una delle denominazioni tradizionalmente utilizzate dalla storiografia archeologica per identificare la cultura protostorica sviluppatasi nel comprensorio comasco. Per tale ragione si è talvolta parlato anche di ‘‘Civiltà della Cà Morta’’.

Ulteriori aree funerarie sono state individuate in differenti settori dell’insediamento: una a sud-estZone della Basilica di San Carpoforo, dell’ex Ospedale Sant’Anna, e delle vie Santa Bridiga e Respaù, Livio, Villa Giovio, Salvadonica, Ronchetti, una a nord-ovestSegnatamente in quello che è divenuto territorio comunale di San Fermo della Battaglia e una a nordRicade nelle località di Cardano, Moncucco e Villa Nessi del nucleo principale di Comum Oppidum.

Le fonti antiche, tra cui Catone il Censore, Plinio il Vecchio e Tito Livio, attribuiscono la fondazione di Como agli Orobi. La ricerca archeologica contemporanea tende tuttavia a collocare tali popolazioni nell’ambito della cultura di Golasecca, sviluppatasi dall’incontro tra le precedenti componenti liguri e gli apporti culturali di gruppi di tradizione celtica collegati alla cultura di Canegrate.

L’area d’influenza facente capo a Como comprendeva il Sottoceneri, gran parte del Lario, la Brianza e un ampio settore della Lombardia occidentale compreso tra l’Adda, il Brembo e il Serio, includendo anche il territorio dell’odierna Bergamo.

Le testimonianze archeologiche più antiche rinvenute nell’attuale territorio comunale di Como consistono in due fibule databili tra il XII e l’XI secolo a.C., riportate alla luce ad Albate nella seconda metà del XIX secolo.

Ai secoli X e IX a.C. risalgono invece le prime sepolture a cremazione documentate nell’area. In questa fase l’abitato era costituito da una serie di nuclei insediativi distinti ma strettamente collegati tra loro, distribuiti sia sui rilievi circostanti sia nella convalle.

A partire dalla metà del VII secolo a.C. l’insediamento conobbe una significativa crescita demografica e organizzativa. Contestualmente si affermarono gruppi aristocratici dominanti e si intensificarono i rapporti con il mondo hallstattiano, con le popolazioni paleovenete e con gli Etruschi dell’Italia centro-settentrionale.

Nel corso del VI secolo a.C. il tradizionale centro della cultura di Golasecca, localizzato lungo il Ticino, iniziò una fase di progressivo declino, mentre Como assunse un ruolo sempre più rilevante all’interno della rete insediativa e commerciale dell’Italia nord-occidentale.

Tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C. Comum Oppidum divenne uno dei principali nodi commerciali tra il mondo transalpino e la pianura padana, vivendo una fase di particolare prosperità. In questo periodo l’abitato si espanse notevolmente, assumendo caratteristiche assimilabili a quelle di un centro protourbano.

Le ragioni di tale sviluppo sono generalmente ricondotte alla posizione strategica occupata da Como lungo le direttrici commerciali che collegavano l’Etruria padana ai principali valichi alpini. Attraverso il territorio comasco transitavano infatti merci provenienti dall’Italia centrale e dirette verso l’Europa transalpina, lungo itinerari che attraversavano Lugano, Bellinzona e i passi del San Bernardino e del San Gottardo.

L’importanza economica del centro è attestata dal rinvenimento di numerosi manufatti di importazione, tra cui vasellame bronzeo etrusco, ceramiche attiche, una dracma d’argento proveniente dalla zecca di Populonia, recipienti vitrei di produzione egea e materiali riconducibili ai commerci mediterranei. A tali reperti si affiancano produzioni locali comprendenti manufatti in bronzo e ferro, tessuti, ceramiche e oggetti d’ornamento.

Le iscrizioni rinvenute nel territorio, redatte in un sistema di scrittura derivato dall’alfabeto etrusco settentrionale e comunemente definito alfabeto leponzio, costituiscono una delle principali testimonianze linguistiche dell’area golasecchiana.[5] Tra i reperti più noti figura la stele di Prestino, recante una delle più importanti iscrizioni leponzie note.

All’inizio del IV secolo a.C. l’abitato protostorico entrò in una fase di rapido declino, accompagnata dalla progressiva cessazione dell’utilizzo delle principali necropoli. Tale fenomeno è generalmente posto in relazione ai profondi mutamenti politici ed economici determinati dalle migrazioni galliche che interessarono l’Italia settentrionale nel corso del IV secolo a.C.

Con il venir meno del sistema commerciale sviluppatosi in età etrusca, il ruolo economico di Como diminuì sensibilmente, mentre acquisì crescente importanza Mediolanum, destinata a diventare il principale centro degli Insubri. L’organizzazione del territorio assunse progressivamente caratteristiche prevalentemente rurali, fondate su piccoli insediamenti sparsi e su un’economia legata soprattutto all’allevamento e all’agricoltura.

Per la fase finale dell’età del ferro le testimonianze archeologiche risultano più limitate e la localizzazione precisa dell’oppidum che si arrese al console romano Marco Claudio Marcello nel 196 a.C. non è stata finora identificata con certezza.

La conquista romana della Gallia Transpadana ebbe inizio nel 225 a.C. e si concluse, dopo l’interruzione causata dalla seconda guerra punica, nel 196 a.C..

I Comenses, alleati degli Insubri, entrarono in contatto con Roma nel corso delle campagne militari che portarono alla sottomissione dell’Italia settentrionale. Secondo il racconto di Tito Livio, i Comensi parteciparono al conflitto a fianco degli Insubri e furono sconfitti dall’esercito romano nei pressi di Comum Oppidum, in una battaglia particolarmente sanguinosa nella quale avrebbero perso la vita circa quarantamila uomini. In seguito alla sconfitta si arresero anche i ventotto ‘‘castella’’ dipendenti dal centro principale.

Il console Marco Claudio Marcello adottò una politica conciliatrice nei confronti delle popolazioni sconfitte. I Comensi furono infatti legati a Roma mediante un foedus, mantenendo una certa autonomia interna in cambio della fedeltà politica e militare alla Repubblica romana.

Per circa un secolo la presenza romana nel territorio lariano rimase limitata. L’area acquistò tuttavia crescente importanza strategica in relazione ai collegamenti con i valichi alpini e alle direttrici commerciali verso l’Europa continentale.

Nell’89 a.C. Gneo Pompeo Strabone, secondo la tradizione, intervenne a sostegno di Como in seguito a un’incursione dei Reti, promuovendo la ricostruzione dell’insediamento e concedendo ai suoi abitanti lo ius Latii, ossia la cittadinanza latina.

Successivamente, nel 77 a.C., un contingente di circa 3 000 coloni guidati da Lucio Cornelio Scipione Asiatico Emiliano si stabilì sulle alture circostanti la convalle. La denominazione ‘‘Coloniola’’, ancora oggi conservata nella toponomastica cittadina, è tradizionalmente ricondotta a tale insediamento.[6]

La fondazione della colonia di Novum Comum è tuttavia generalmente attribuita a Gaio Giulio Cesare, considerato dalle fonti antiche il principale artefice della rifondazione romana della città.

Nel 59 a.C., nell’ambito della politica di consolidamento del controllo romano sulla Gallia Transpadana e sulle vie di comunicazione alpine, Cesare promosse la fondazione della colonia di ‘‘Novum Comum’’ nell’area occupata dall’attuale centro storico cittadino. L’iniziativa, autorizzata nell’ambito dei poteri conferiti dalla lex Vatinia, prevedeva l’insediamento di circa 5 000 coloni, tra i quali le fonti ricordano la presenza di 500 Greci. Contestualmente furono realizzate le prime opere di urbanizzazione e il sistema difensivo della colonia, comprendente le mura cittadine.

La nuova fondazione rispondeva a precise esigenze strategiche. La posizione di Como consentiva infatti il controllo delle principali vie di collegamento tra la pianura padana e i valichi alpini diretti verso la Rezia e l’Europa centrale, oltre a favorire gli scambi commerciali lungo l’asse lariano.

Nel 49 a.C., nel contesto della guerra civile tra Cesare e Pompeo, ‘‘Novum Comum’’ ottenne la piena cittadinanza romana e fu trasformata da colonia latina in municipium civium Romanorum.

Da quel momento gli abitanti della città acquisirono i diritti riconosciuti ai cittadini romani. Il municipio era dotato di proprie istituzioni civiche, tra cui una curia, ed era amministrato da magistrati locali eletti secondo il modello municipale romano.

Durante l’età imperiale Como consolidò il proprio ruolo di centro amministrativo, commerciale e militare dell’area lariana. La favorevole posizione geografica lungo le direttrici transalpine favorì lo sviluppo economico della città e la sua integrazione nelle reti di traffico dell’Italia settentrionale.

Alla prosperità della città contribuirono inoltre importanti personalità originarie del territorio, tra cui Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane, le cui testimonianze costituiscono una fonte fondamentale per la conoscenza della vita culturale ed economica della Como romana.

Le indagini archeologiche hanno restituito numerose testimonianze della fase romana della città, tra cui tratti delle fortificazioni, edifici pubblici, necropoli, infrastrutture viarie e reperti che documentano la continuità dell’insediamento dall’età repubblicana fino alla tarda antichità.

Età contemporanea

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L’attuale provincia di Como trae origine dalla riorganizzazione amministrativa della Lombardia austriaca promossa dall’imperatore Giuseppe II il 26 settembre 1786. In tale occasione venne istituita una nuova circoscrizione provinciale che succedeva all’antico Contado di Como e comprendeva un territorio notevolmente più esteso rispetto a quello attuale, includendo anche gran parte delle odierne province di Varese e Lecco.

Durante l’età napoleonica la provincia fu soppressa e sostituita dal Dipartimento del Lario, istituito nell’ambito della riorganizzazione territoriale della Repubblica Cisalpina e successivamente del Regno d’Italia napoleonico.

Con la costituzione del Regno Lombardo-Veneto, nel 1815, la provincia di Como fu ricostituita mantenendo sostanzialmente l’estensione territoriale ereditata dall’età austriaca. I suoi confini rimasero pressoché invariati per oltre un secolo e non subirono modifiche neppure a seguito del decreto Rattazzi del 1859, che ridisegnò l’assetto amministrativo del nascente Stato unitario.

Dopo l’unità d’Italia, il territorio provinciale risultava articolato nei tre circondari di Como, Lecco e Varese. Tale assetto amministrativo rimase in vigore fino al 1926, quando i circondari furono soppressi nell’ambito della riforma amministrativa promossa dal regime fascista.[7]

Una profonda modifica territoriale si verificò nel 1927, con l’istituzione della nuova provincia di Varese.[8] In tale occasione il territorio dell’ex circondario di Varese venne distaccato dalla provincia di Como e aggregato al nuovo ente provinciale, determinando una significativa riduzione dell’estensione territoriale comasca.

Un’ulteriore ridefinizione dei confini provinciali si ebbe con l’istituzione della provincia di Lecco, prevista dalla legge n. 146 dell’11 giugno 1992 ed effettivamente operativa dal 1995. Il nuovo ente amministrativo venne costituito mediante il distacco di numerosi comuni dell’area lecchese precedentemente appartenenti alla provincia di Como.I poteri dell’Amministrazione provinciale comasca sul Lecchese continuarono di pieno diritto fino alle elezioni del 1995.

A seguito di tali modifiche, la provincia ha assunto l’attuale configurazione territoriale, comprendente il capoluogo Como e gran parte del territorio occidentale del Lario, della Brianza comasca e delle valli prealpine poste lungo il confine con la Svizzera.

Lo stesso argomento in dettaglio: Armoriale delle province italiane.
Il gonfalone della provincia
Stemma

Lo stemma è stato concesso con Decreto del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi del 5 aprile 2006.[9]

«Partito: il primo di rosso, alla croce d'argento, accontonata nel quarto dalla parola "Libertas", posta in banda, in lettere maiuscole di nero, poste in sbarra; il secondo di verde alla croce latina anomala, scorciata, i bracci allargati verso le estremità, d'oro, caricata da tre gemme ellittiche, di verde, poste una in alto nel braccio verticale, due nel braccio orizzontale, a destra e a sinistra, essa croce accompagnata da quattro stelle di sei raggi, d'oro, due nei cantoni del capo, due nei cantoni della punta; il tutto alla campagna d'azzurro, caricata dal fregio d'oro, formato dalla losanga, vuotata, coricata, intrecciata al rettangolo incavato a triangoli nei quattro lati, ugualmente vuotato e coricato. Ornamenti esteriori da Provincia.»

Lo stemma della provincia di Como è stato modificato nel 2005, dieci anni dopo il distacco della Provincia di Lecco.[10] La parte alta (prima unica con la croce bianca su sfondo rosso e la scritta Libertas) è stata divisa in due sezioni mentre la parte sottostante è stata riunita in un'unica banda, eliminando la divisione tra i simboli di Como e Lecco.

Il leone (simbolo della città di Lecco) è stato sostituito dalla croce di Rovenna, circondata da 4 stelle a 6 punte che ricordano come dall'Antico dominio di Como si siano poi gemmate quattro realtà istituzionali ora autonome: Sondrio, Varese, Lecco e il Canton Ticino. Nella fascia inferiore trova spazio un disegno geometrico dei Magistri cumacini presente sul basamento della facciata del duomo di Como. Il simbolo ha significati molteplici, infatti rappresenta un'opera lignea di intaglio, ma anche una ruota dentata oppure una rosa dei venti.

Stemmi precedenti

Nel 1905 è attestato uno stemma presente al Congresso delle Province di Napoli: semitroncato partito: il 1º di Varese (troncato: sopra di rosso, al palo d'argento, sotto d'argento); il 2º di Como (di rosso, alla croce d'argento); il 3º di Lecco (partito: il primo d'argento, alla croce di rosso, il secondo di rosso al leone d'oro, rivoltato. Erano qui rappresentate le armi dei capoluoghi di circondario dell'epoca ma, privo di concessione ufficiale, presentava varianti nel corso degli anni.

Dal 1925 al 1927 venne adottato uno stemma concesso con regio decreto del 24 maggio 1925.[11]

«Troncato semipartito: il 1º di Como (di rosso, alla croce d'argento, e al quarto con la parola libertas di nero, posta in banda); il 2º di Varese (troncato: sopra di rosso, al palo d'argento, sotto d'argento); il 3º di Lecco (partito: il primo d'argento, alla croce uncinata di rosso; il secondo d'azzurro, al leone d'oro rivoltato).»

Vi erano rappresentate le armi dei capoluoghi dei tre circondari dell'epoca. La croce di Como non era embricata. In seguito al distacco della provincia di Varese (decretata il 2 gennaio 1927), lo stemma concesso appena due anni prima dovette essere modificato.

Dal 1927 al 2006 venne utilizzato lo stemma concesso con regio decreto del 21 luglio 1927.[11]

«Troncato semipartito: il 1º di rosso, alla croce embricata d'argento, accompagnata dal motto libertas in maiuscolo d'argento, in banda sul quarto quartiere; il 2º d'argento, alla croce uncinata di rosso; il 3º d'azzurro, al leone d'oro, rivoltato.»

La metà superiore dello scudo rappresentava Como, quella inferiore Lecco. Dal 1933 al 1943 era ornato dal capo del Littorio.[12]

Gonfalone

Il gonfalone, concesso con il Decreto del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi del 5 aprile 2006, è un drappo di giallo con la bordatura di rosso.[9]

Bandiera

La bandiera è un drappo rettangolare bianco, caricato al centro dello stemma provinciale.

Grande medaglia d'argento di benemerenza per il terremoto calabro-siculo - nastrino per uniforme ordinaria
«Alla Provincia di Como.»
 Regi Decreti di re Vittorio Emanuele III del 7 e 21 luglio, 9 agosto, 23 settembre 1910; 23 febbraio, 16 marzo, 27 maggio 1911[13]

Monumenti e luoghi d'interesse

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Chiese e luoghi sacri

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Chiese, santuari e oratori
Como Duomo di Como
Basilica di Sant'Abbondio
Basilica di San Fedele
Campione d'Italia Chiesa di San Zenone
Chiesa di Santa Maria dei Ghirli
Chiesa-oratorio di San Pietro
Cantù Complesso monumentale di Galliano
Erba Chiesa di Sant'Eufemia
Laglio Parrocchiale di San Giorgio
Magreglio Santuario della Madonna del Ghisallo
Sorico Oratorio di San Fedele
Chiesa di Santo Stefano (Sorico)
Chiesa di San Miro
Tremezzina Basilica di Sant'Eufemia
Sacro Monte della Beata Vergine del Soccorso
Vertemate con Minoprio Abbazia di San Giovanni a Vertemate
Villa Guardia Chiesa di Santa Maria Assunta
Chiesa della Santissima Trinità Misericordiosa

Monumenti nazionali

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Nel comasco vi sono nove monumenti nazionali della Repubblica Italiana.

Monumenti nazionali
Como Casa natale di Alessandro Volta[14]
Tomba di Alessandro Volta[15]
Pontificio Collegio Gallio
Bellagio Villa Melzi d'Eril
Cantù Complesso monumentale di Galliano
Gravedona Palazzo Gallio
Chiesa di Santa Maria del Tiglio
Chiesa dei Santi Gusmeo e Matteo
Mariano Comense Battistero di San Giovanni Battista

Ville e castelli

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Ville e castelli
Blevio Villa Cademartori
Carimate Castello di Carimate
Cernobbio Villa d'Este
Villa Erba
Como Villa Olmo
Castel Baradello
Castello della Torre Rotonda
Erba Villa Amalia
Torre di Incino
Castello di Casiglio
Castello di Pomerio
Villa Ceriani (detta "Villa San Giuseppe")
Laglio Villa Oleandra
Villa Veronesi già Cetti detta La Punta
Lenno Villa del Balbianello
Menaggio Villa Vigoni
Sorico Palazzo Giulini
Tremezzo Villa Carlotta

Parchi naturali e riserve

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Nella provincia di Como esistono tre parchi regionali: il parco forestale della Pineta di Appiano Gentile e i due parchi di cintura metropolitana della Valle del Lambro e della Spina Verde di Como (quest'ultimo non riconosciuto dall'EUAP). Vi sono poi tre parchi di interesse sovraccomunale, divisi con il territorio delle province circostanti: il Parco del Lura, il Parco della Brughiera Briantea e il Parco del lago del Segrino.

Denominazione Zona geografica Sede amministrativa
Parco della Pineta di Appiano Gentile e Tradate Appiano Gentile e dintorni

Castelnuovo Bozzente

Parco regionale della Valle del Lambro Valle del Lambro, laghi di Alserio e Pusiano

Triuggio (MB)

Parco Spina Verde di Como Zona nord-ovest di Como

Como

Parco del Lura Valle del Lura

Cadorago

Parco Sorgenti del Lura Valle del Lura

Lurate Caccivio

Brianza comasca Brianza comasca

Carugo

Parco della Brughiera Briantea Brianza comasca

Lentate sul Seveso (MB)

Parco del Lago del Segrino Lago del Segrino

Longone al Segrino

Evoluzione demografica

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Como vista da Brunate
Piazza Garibaldi, il salotto di Cantù

Abitanti censiti[16]

La provincia di Como, con una popolazione di 599 000 abitanti, risulta essere la sesta delle provincie lombarde per numero d'abitanti.

Dei comuni che compongono la provincia, Como risulta essere il più popoloso con 83 175 abitanti e con la più alta densità media (2 228 ab./km²). Il comune con meno abitanti è invece Val Rezzo con una popolazione di 187 abitanti.

La zona più densamente popolata è l'area che si snoda tra i centri di Mariano Comense ed Erba sull'asse ferroviario Milano-Asso. Le ragioni sono di tipo morfologico ed economico: la zona precocemente servita dal servizio ferroviario (precedente al 1900) è sede dei maggiori centri industriali della provincia e il terreno collinare-pianeggiante ha permesso lo sviluppo di centri residenziali ben collegati da strade e mezzi di trasporto. L'area lariana e montana presenta invece diverse carenze logistiche nonché una scarsità di attività economiche.

Nel corso del dopoguerra le valli, a eccezione della Valassina, si sono spopolate a vantaggio dei piccoli-medi centri dell'area sud della provincia che registrano un costante aumento demografico.

Etnie e minoranze straniere

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Secondo le statistiche ISTAT[17] al 1º gennaio 2016 la popolazione straniera residente nella provincia era di 48 729 persone, pari all'8% della popolazione. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:[17]

In termini assoluti, i comuni con il maggior numero di residenti stranieri sono Como (11 909), Cantù (3 997) e Mariano Comense (2 166), mentre in percentuale Campione d'Italia è il comune con più residenti stranieri (il 24%).

Qualità della vita

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Secondo i dati di un'indagine sulla qualità della vita nelle province italiane del quotidiano Il Sole 24 Ore pubblicata nel dicembre 2015 la provincia è piazzata al 15º posto.[18]

Università e istruzione superiore

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La provincia di Como si avvale della presenza dell'Università degli Studi dell'Insubria e del Politecnico di Milano. Como è sede universitaria dal 1987, anno di avvio dei primi corsi del Diploma a fini speciali in Informatica Gestionale avviato dal Politecnico di Milano. Dal 1989 è sede di regolari corsi di laurea in Ingegneria gemmati appunto dal Politecnico milanese oltre che in Scienze e più tardi in Giurisprudenza, gemmati dall'Università degli studi di Milano. Dal 1998 questi ultimi corsi confluiscono nell'Università degli studi dell'Insubria insieme agli analoghi corsi di Varese. La sua istituzione risale al febbraio 1997 quando l'Osservatorio per la valutazione del sistema universitario attua una fase di scorporo delle attività dell'Università degli Studi di Milano, creando una università bipolare e concedendo autonomia ai corsi di laurea e alle Facoltà di Como e Varese. L'inizio dell'attività avvenne il 14 luglio 1998. A Como hanno sede le facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali e di Giurisprudenza, inoltre sono presenti dei corsi di Economia e Medicina. A Como ha sede, presso il prestigioso Palazzo Natta, il Rettorato Comasco dell'Università degli Studi dell'Insubria.

Per quanto riguarda le arti e la musica Como è sede sia di un Conservatorio di musica sia di un'Accademia di belle arti.

L'istruzione superiore statale nella provincia di Como offre una vasta scelta per ciò che riguarda le scuole di stampo umanistico-scientifico o tecnico-professionale. Nella città di Como sono presenti otto scuole di secondo grado, mentre sono sparsi nel territorio provinciale altri nove istituti superiori: tre a Cantù, tre a Erba, uno a Mariano Comense, uno a Menaggio e uno a Olgiate Comasco.

Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetto comasco.

I dialetti parlati in Provincia di Como sono tutti varianti della koinè del lombardo occidentale o dialetto insubre. Intellegibili fra loro, e basate sull'articolo determinativo maschile ul (contrapposto al el milanese) presentano una serie di varianti fonetiche e lessicali. La causa principale di questa disomogeneità linguistica è rappresentata dalle vicende storiche della provincia.
La zona brianzola è storicamente legata a Milano e risente dell'influenza del Milanese. A Como e nell'area canturina viene parlato il dialetto comasco, utilizzato fra l'altro dal poeta Gianpaolo Mascheroni e codificato da La Famiglia Comasca.
Nell'Alta Brianza l'accento rimane abbastanza fedele a quello del capoluogo, pur esistendo varianti locali come il canzese e il vallassinese, circoscritti alle aree di Canzo e dei comuni centrali del Triangolo Lariano. Sul Lario il dialetto comasco assume una propria fisionomia con la variante del dialetto laghée (anche detto tremezzino) che risente delle influenze della vicina parlata ticinese. Particolare successo ha ottenuto questa variante comasca con il cantautore Davide Van De Sfroos che ha esportato la parlata comasca in tutto il mondo.
Nella Bassa Comasca, e in particolare nei Comuni di Locate Varesino, Carbonate e Mozzate, la variante locale è più simile al Saronnese e al basso Varesotto. A Turate compaiono invece tratti liguri e le vocali turbate similmente al dialetto bustocco. Da ultimo in Val Cavargna e in Valle Albano, a causa del secolare isolamento, si sono sviluppati dei dialetti originali: il cavargnon e il muncecch. I Cavargnoni hanno anche elaborato il rungin, un gergo incomprensibile ai non iniziati.

Riti ambrosiano e romano della Chiesa cattolica

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Lo stesso argomento in dettaglio: Rito ambrosiano e Rito romano.

Nella giurisdizione ecclesiastica della Chiesa cattolica, parte del territorio della provincia appartiene alla diocesi di Como, mentre un'altra parte fa parte dell'arcidiocesi di Milano.

Appartengono alla diocesi ambrosiana Campione d'Italia, come pure le parrocchie dei decanati di Appiano Gentile, Asso, Canzo, Cantù, Mariano Comense, Erba, Porlezza e Tradate, che per la liturgia seguono il rito ambrosiano, mentre in diocesi di Como si utilizza il rito romano.

Le parrocchie di Lomazzo San Vito e Montorfano appartenevano un tempo all'arcidiocesi di Milano e seguivano la liturgia e il calendario ambrosiano, ma con il loro passaggio alla diocesi di Como sono passate di fatto al rito romano. Il territorio di Capiago Intimiano è formato da due parrocchie cattoliche: Intimiano è di rito ambrosiano e fa parte dell'arcidiocesi di Milano, mentre Capiago è di rito romano e appartiene alla diocesi di Como.[19]

Teatri
Canzo Teatro Sociale
Cantù Teatro San Teodoro
Como Teatro Sociale
Erba Licinium (teatro all'aperto)
Lurate Caccivio Teatro Pax

Musei della provincia

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Il Sistema Museale della provincia di Como[20] raccoglie tutti i musei della città di Como e del territorio della provincia.

Musei
Albavilla Museo del Buco del Piombo
Albese con Cassano Raccolta Museale Etnografica e dell'Acqua
Bellagio Museo degli Strumenti per la Navigazione
Bregnano Museo delle api
Campione d'Italia Museo Parrocchiale
Cantù Galleria del Design e dell'Arredamento - CLAC
Casaperlarte - Fondazione Paolo Minoli
Carlazzo Museo Etnografico del Latte
Museo della Stampa
Casasco d'Intelvi Museo della Civiltà Contadina
Cavargna Museo della Valle
Cerano d'Intelvi Museo dello Stucco e Scagliola Intelvese
Dongo Museo della Resistenza Comasca
Dosso del Liro Museo del Dialetto
Erba Civico Museo di Erba
Grandate Museo del Cavallo Giocattolo
Grandola ed Uniti Museo Etnografico Naturalistico della Val Sanagra
Museo Nautico Guido Abbate
Lanzo d'Intelvi Museo dei Fossili dei Monti Intelvesi
Museo Diocesano di Arte Sacra
Lenno Museo Mario Tieghi
Magreglio Museo del Ciclismo
Ponna Museo della Casa Contadina
San Fedele Intelvi Piccolo Museo della Guardia di Finanza e del Contrabbando
San Siro Museo della Casa Rurale
Turate Casa Militare Umberto I

Musei di Como

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Musei di Como
Como Tempio Voltiano
Pinacoteca di palazzo Volpi
Museo storico Giuseppe Garibaldi
Museo archeologico Paolo Giovio
Museo Didattico della Seta
Museo Studio del Tessuto
Museo della 6ª Legione della Guardia di Finanza
Raccolte Scientifiche del Liceo Classico A. Volta
Museo Don Luigi Guanella
Raccolta Archivio Storico Pubblicitario

Architetture a uso civile

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Architettura civile
Como Broletto di Como
Casa del Fascio
Mura di Como
Lo stesso argomento in dettaglio: Cucina comasca.

La cucina comasca attinge le sue ricette dalla tradizione gastronomica lariana e dell'alta Lombardia, unendo i prodotti del lago a quelli della pastorizia e della tradizione contadina. Alcuni piatti tipici sono i missoltini e la polenta uncia.

Geografia antropica

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Lo stesso argomento in dettaglio: Armoriale dei comuni della provincia di Como.

Appartengono alla provincia di Como i seguenti 147 comuni:

Comuni più popolosi

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Di seguito è riportata la lista dei dieci principali comuni della provincia di Como ordinati per numero di abitanti (dati Istat aggiornati al 1º gennaio 2025):

Pos. Stemma Comune di Popolazione
(ab.)
Superficie
(km²)
Densità
(ab./km²)
Altitudine
(m s.l.m.)
Como 83 228 37,08 2245 201
Cantù 40 276 23,20 1736 369
Mariano Comense 25 462 13,28 1917 252
Erba 16 285 17,64 923 320
Olgiate Comasco 12 109 10,75 1126 400
Fino Mornasco 10 045 7,42 1354 334
Lomazzo 10 019 9,56 1048 296
Turate 9 786 10,65 919 240
Lurate Caccivio 9 739 5,96 1634 322
10º Cermenate 9 431 8,19 1152 297

Como, oltre a essere il capoluogo e il comune più popoloso, è anche il secondo più esteso (37,08 km²), preceduto solamente da Gravedona ed Uniti (39,06 km²) e seguito da Livo (33,34 km²) e Valsolda (32,07 km²).

Comuni alle estremità geografiche

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Stemma Comune Estremità geografica
Livo Nord
Rovello Porro Sud
Locate Varesino Ovest
Sorico Est

Infrastrutture e trasporti

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La linea Chiasso-Milano alla stazione di Cantù-Cermenate

Linee stradali

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La principale arteria autostradale che interessa il territorio comasco è la A9, detta anche Autostrada dei Laghi, che congiunge Como e la Svizzera con Milano. Nell'area urbana di Como (tra le uscite Lago di Como e Como Centro, tra le quali è compresa quella di Como Monte Olimpino) non è previsto il pagamento del pedaggio. Gli altri ingressi situati nella provincia sono quelli di Fino Mornasco, Lomazzo e Turate. Sono terminati i lavori per la costruzione della terza corsia fino a Como Sud in entrambi i sensi di marcia.

Il territorio è attraversato anche dalla A36 Autostrada Pedemontana Lombarda (passaggio attraverso il territorio dei comuni di Mozzate, Limido Comasco, Fenegrò, Cirimido, Turate e Lomazzo) e dalla A59 Tangenziale di Como: per entrambe le arterie sono in previsione dei prolungamenti. In particolare, attraverso l'Autostrada Pedemontana si vorrà collegare direttamente Bergamo e l'Aeroporto di Milano-Malpensa, mentre la Tangenziale di Como sarà in grado di collegare Villa Guardia e Albese con Cassano senza passare per il capoluogo.

Strade statali

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Tutte le principali strade statali della provincia passano per il capoluogo. Le due vie di collegamento più importanti sono la SS 35 dei Giovi e la SS 342 Briantea che mettono in collegamento Como con Milano, Varese e Bergamo.

Le due strade che costeggiano il lago di Como sono la SS 340 Regina e la SS 583 Lariana. La prima costeggia la riva occidentale del Lario mentre la seconda percorre l'area del Triangolo Lariano da Como a Lecco passando per Bellagio.

Esistono poi due collegamenti che interessano parzialmente o in modo minore il territorio provinciale: la SS 639 di Pusiano e Garlate, che collega Como e Lecco passando per Erba, e la SS 233 Varesina, passante per Turate, Mozzate, Carbonate e Locate Varesino.

Fra il 1906 e il 1952 la provincia era collegata con la rete tranviaria sostituita dalla rete filoviaria in funzione dal 1938 al 1978.

Linee ferroviarie

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Nella provincia di Como le linee ferroviarie principali sono tre:

Un'altra linea d'importanza secondaria che interessa l'area brianzola è il collegamento ferroviario Como-Lecco, gestito dalla RFI, che collega i due capoluoghi passando per Cantù e Merone. La linea, classificata negli anni sessanta come "ramo secco", negli ultimi anni è oggetto di rivalutazioni.

D'interesse marginale è invece la linea FNM Saronno-Laveno, che attraversa il territorio comasco presso le stazioni di Gerenzano-Turate, Mozzate e Locate Varesino-Carbonate.

Sono infine esistite due linee ferroviarie, ormai scomparse e di cui rimangono poche tracce: la linea Como-Varese (gestita da FNM) e la linea Menaggio-Porlezza (gestita dapprima dalla Società di Navigazione e Ferrovie pel lago di Lugano e poi dalla Società Prealpina Trasporti).

Funicolari e funivie

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La linea Como-Brunate vista dal lago rappresentata dalla linea diagonale sulla destra

Nella provincia di Como esistono una funicolare e una funivia.

La funicolare Como-Brunate che collega dal 1894 il capoluogo con il piccolo centro montano posto al di sopra della città e permette una visione privilegiata del primo bacino lariano. Costruita per finalità commerciali con lo sviluppo del turismo di massa acquista grande importanza. Il servizio è ora gestito dall'ATM di Milano.

La funivia Argegno-Pigra collega il centro lariano con il soprastante comune della Val d'Intelvi.

La funicolare Lanzo-Santa Margherita funzionò dal 1907 al 1977 e collegava la Val d'Intelvi con il lago di Lugano.

Vedi: Lago di Como.

Nonostante in provincia non vi sia alcun aeroporto a uso civile, sono presenti due particolari strutture aeroportuali:

Amministrazioni

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Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenti della Provincia di Como.

Comunità montane

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Molti comuni dell'entroterra e della costa sono uniti in diverse comunità montane, create per valorizzare e preservare il loro territorio ricco di bellezza naturale.
Queste comunità sono molto importanti in ambito provinciale, anzi talvolta sono quasi sostitute dirette della provincia stessa.

Esse sono:

Denominazione Zona geografica Sede amministrativa
Comunità montana Valli del Lario e del Ceresio, nata il 1º settembre 2009 dalla fusione della Comunità Montana dell'Alto Lario Occidentale con la Comunità Montana delle Alpi Lepontine Sponda comasca dell'Alto Lario, Centro Lario, Ceresio comasco, Val Cavargna e Valsolda

Gravedona

Comunità Montana del Lario Intelvese Val d'Intelvi e comuni lariani da Cernobbio a Griante

San Fedele Intelvi

Comunità Montana del Triangolo Lariano Triangolo Lariano

Canzo

Lo stesso argomento in dettaglio: Douzelage.
«La più affascinante località del lago di Como, con paesaggi mozzafiato, alberghi lussuosi, ville e giardini, concerti all'aria aperta, camminate e scalate rocciose.»

La provincia di Como ha il privilegio di ospitare una località facente parte del Douzelage, Bellagio, la quale rappresenta l'Italia all'interno del gemellaggio internazionale tra i diversi luoghi di attrazione turistica europea. Con l'allargamento dell'Unione europea, i comuni aderenti sono passati dai 12 iniziali a 21.

Il calcio è lo sport più diffuso sul territorio provinciale, raggiungendo una copertura capillare che tocca ogni frazione o quartiere. La più antica società calcistica comasca è l'A.C. Maslianico, fondata nel 1902. Nel corso degli anni si sono create diverse società.

Una formazione del Como nella stagione 1981-1982

La più gloriosa è il Como, fondata nel 1907 e che vanta tredici partecipazioni al campionato di Serie A. Negli anni ottanta ha militato per cinque stagioni consecutive nella massima serie dando spazio a numerosi talenti come Roberto Galia, Alessandro Scanziani, Silvano Fontolan e Stefano Borgonovo. Sono cresciuti nelle giovanili azzurre Luigi Meroni, indimenticato talento calcistico italiano degli anni sessanta e Gianluca Zambrotta, campione del mondo con la Nazionale italiana nel 2006.

Le altre società che hanno disputato dei campionati nazionali sono cinque. Il Cantù nel corso degli anni quaranta e cinquanta ha militato per diversi anni in Serie C e nel 2011-2012 ha disputato suo 13º torneo in Serie D. Il Mariano ha disputato il massimo campionato dilettantistico ininterrottamente tra il 1986-1987 e il 1999-2000. La Canzese, che disputò tre campionati di Serie D tra il 2002-2003 e il 2004-2005, ottenne proprio in questa stagione la promozione in Serie C2, ma rinunciò e chiuse ogni attività. La Guanzatese ha disputato il Campionato Nazionale Dilettanti/Serie D nel 1995-1996, 1996-1997, 2001-2002, 2002-2003. Infine, la Salus et Virtus Turate ha disputato i tornei 2006-2007, 2007-2008 e 2008-2009 in Serie D, prima di fondersi con la Caronnese e ripartire dalla Terza Categoria.

Da ricordare anche che, tra il 1913 e il 1923, il Chiasso disputò i tornei della FIGC e non quelli della federazione svizzera, giocando le partite interne sul campo del Mornello di Maslianico. Dopo diverse stagioni in Prima Categoria, tornò a competere nei campionati elvetici.

A livello femminile, due sono le società ad aver disputato la Serie A: il Como Women, già Como 2000, (otto volte, l'ultima nella stagione 2016-2017) e la Vallassinese Holcim nel 2003-2004 e 2004-2005.

La rappresentativa comasca si è aggiudicata la Coppa Augusto Turati, trofeo disputato dalle squadre delle province lombarde, nel 1928, battendo in finale la selezione di Brescia.

Il canottaggio è forse lo sport maggiormente legato alla storia del lago di Como. Quasi tutti i paesi che si affacciano sul lago possiedono una società di canottieri. La più titolata è la Canottieri Lario di Como, fondata nel 1891, la quale ha dato i natali sportivi a uno dei più grandi atleti italiani in questo sport, Giuseppe Sinigaglia. Sono diciassette le vittorie a livello mondiale per la società e un centinaio quelle nei campionati italiani.

Da ricordare anche altre squadre come la Canottieri Bellagio, nata nel 1908 e la Canottieri Cernobbio, con atleti ed equipaggi spesso ai vertici in Europa e nel mondo.

Il ciclismo è una delle attività sportive di maggior rilievo nella provincia: ogni anno il Giro di Lombardia, una delle cinque "Classiche Monumento" del ciclismo percorre le strade comasche, con partenza e/o arrivo che spesso coincide con la città di Como. Tra le salite più iconiche si ricordano quella del Muro di Sormano, la salita del Ghisallo, il Civiglio e l'ascesa di San Fermo della Battaglia. Ai ciclisti di tutto il mondo è particolarmente caro anche il santuario della Madonna del Ghisallo, che ospita moltissimi cimeli donati dai grandi campioni del passato.

Il ciclista più noto che nacque nel territorio lariano è Fabio Casartelli, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Barcellona nel 1992 e morto durante la 15ª tappa del Tour de France del 1995. Notevole anche la vittoria della medaglia d'oro nell'inseguimento a squadre ai Giochi di Los Angeles 1932 da parte di Paolo Pedretti, nativo di Orsenigo. Altri ciclisti famosi sono Luca Paolini di Brenna, vincitore della medaglia di bronzo ai mondiali di ciclismo 2004[21], e Davide Ballerini di Cantù.

Molto rinomata è la società giovanile C.C. Canturino 1902 tra le più importanti in Italia per la crescita di giovani talenti.[22]

Hockey su ghiaccio

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La principale società hockeistica, l'Associazione Hockey Como, disputa il campionato nazionale quasi ininterrottamente dalla stagione 1971-1972 e vanta quattro partecipazioni alla Serie A.

A livello femminile, dal 1991 al 2007 l'Hockey Club Lario Halloween ha partecipato a tutte le edizioni del massimo campionato, arrivando sino al 3º posto. La società non è più attiva dopo la stagione 2006-2007.

Pallacanestro

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La pallacanestro è lo sport che ha regalato maggiori successi e trionfi alla provincia di Como con la Pallacanestro Cantù in campo maschile e la Pool Comense in campo femminile.

La società canturina, fondata nel 1936, ha sfornato talenti come Pierluigi Marzorati, Carlo Recalcati e Antonello Riva. In ambito nazionale ha conquistato tre scudetti e due Supercoppe italiane mentre un palmarès di due Coppe dei Campioni, quattro Coppe delle Coppe, quattro Coppe Korac e due Coppe Intercontinentali ne fanno la seconda squadra più titolata d'Europa dopo il Real Madrid. Per questo motivo viene chiamata anche la "Regina d'Europa".

Tra i cestisti più famosi si annoverano Awudu Abass di Como e Gabriele Procida di Lipomo, entrambi di scuola canturina.[23]

La Pool Comense, oltre a essere la società sportiva più antica della provincia (fu infatti fondata nel 1872) detiene il record circa il maggior numero di titoli vinti nella pallacanestro femminile, tanto in Italia quanto in Europa, con venticinque trofei in quindici anni tra il 1990 e il 2004. Il suo palmarès comprende quindici scudetti, cinque Coppe Italia, sei Supercoppe italiane, due EuroLeague Women e un Mundialito. La prima squadra ha cessato l'attività dopo la stagione 2011-2012; è rimasto attivo il solo settore giovanile. A ogni modo, in passato è esistita anche una sezione maschile in seno alla medesima società.

La Como Nuoto per la stagione 2012-2013 ha una squadra nel campionato nazionale di Serie A2 a livello sia maschile sia femminile.

La principale squadra della provincia è la Libertas Brianza, formazione canturina che ha disputato il campionato di Serie A2 nel 2011-2012 e milita costantemente nel campionato dalla stagione 2013-14. Nella stagione 2013-14 ha raggiunto ii miglior risultato della storia con la finale promozione persa contro il Volley Milano. Nella stagione 2022-23 ha raggiunto le semifinali di Coppa Italia di Serie A2 e la finale di Supercoppa Italiana di Serie A2.

A livello femminile ii Pool Volley Alta Brianza ELDOR ha raggiunto la serie A2 nella stagione 2001-2002 prima di cedere il titolo sportivo. Dalla stagione 2021-22 ii Club Sportivo Alba di Albese con Cassano milita nel campionato di Serie A2.

È nato a Como il pallavolista Simone Anzani, che vanta nel suo palmarès diversi titoli italiani e medaglie con la nazionale.[24]

Due sono i piloti comaschi che hanno corso con una monoposto in Formula 1: Arturo Merzario, tra il 1972 e il 1979 e Max Papis, che corse nella stagione 1995.

Un appuntamento fisso per gli appassionati delle due ruote a motore è il Circuito del Lario, gara di moto d'epoca.

La città di Como dagli anni ottanta in poi è stata protagonista nella ginnastica ritmica italiana e mondiale con diverse talentuose ginnaste, che hanno raggiunto i vertici in competizioni nazionali e internazionali, regalando all'Italia alcune importantissime medaglie ai campionati del mondo e ai Giochi olimpici.

Lo schermidore Antonio Spallino è stato campione del mondo nel 1949, 1954 e 1955 e campione olimpico a Melbourne nel 1956.

Il velocista Chituru Ali di Como ha raggiunto la finale dei 60 metri piani ai Campionati mondiali di atletica leggera indoor di Glasgow nel 2024 e la finale dei 100 metri piani agli Europei di Monaco di Baviera del 2022.[25] Ha vinto la medaglia d'argento nei 100 metri piani ai Campionati europei di atletica leggera 2024 di Roma. Risulta essere il terzo atleta italiano a sfondare la barriera dei 10" nei 100 metri piani con il 9"96 siglato al Meeting di Turku il 18-6-2024.

Dal 2006 viene organizzato annualmente il Città di Como Challenger, torneo professionistico valido per il circuito ATP Challenger Tour. Il torneo si disputa sui campi in terra rossa del Circolo Tennis Como.

Famosa è la tradizione comasca nella motonautica: Renato Molinari di Nesso vanta tre vittorie nel campionato del mondo di formula 1 motonautica, mentre il marianese Guido Cappellini ha vinto ben dieci edizioni del mondiale di F1, oltre a vantare il record mondiale di velocità sull'acqua della F1 con 256,26 km/h stabilito nel 2005 e ad aver conquistato 70 pole position e 62 Gran Premi [26]

Impianti sportivi

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  1. Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
  2. Turismo e Sport - Sito ufficiale della Provincia di Como Archiviato il 2 maggio 2009 in Internet Archive. URL consultato il 18-05-2009
  3. L. Marchiò, Il luogo che non c'è-I segreti di Erbonne, 2006, pag 13-19
  4. Manzoni, Parco Spina Verde, p. 12
  5. R. De Marinis, L’abitato protostorico di Como, in Como fra Etruschi a Celti, Società Archeologica Comense, Como 1986.
  6. G. Luraschi, Como romana: le mura, in Como nell’antichità, Società Archeologica Comense, Como 1987.
  7. R.D. 21 ottobre 1926, n. 1890, art. 1
  8. R.D.L. 2 gennaio 1927, n. 1, art. 1
  9. 1 2 Emblema della Provincia di Como, su Emblemi concessi dal Presidente della Repubblica nell'anno 2006.
  10. Stemma provinciale senza il leone lecchese. Dieci anni dopo, su Araldicacivica.it. URL consultato il 18 maggio 2009 (archiviato dall'url originale il 23 luglio 2009).
  11. 1 2 Como (provincia), su Archivio Centrale dello Stato. URL consultato il 2 giugno 2023.
  12. Lombardia, Stemmi provinciali con capo littorio, su rbvex.it.
  13. Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n. 130 del 3 giugno 1911, su gazzettaufficiale.it, 3 giugno 1911. URL consultato il 15 giugno 2026.
  14. (r.d. n. 1089 del 17/08/1942)
  15. (r.d. n. 262 del 22/02/1925)
  16. Statistiche I.Stat - ISTAT.
  17. 1 2 Popolazione straniera residente per età e sesso al 31 dicembre 2015, su demo.istat.it. URL consultato il 20 dicembre 2016 (archiviato dall'url originale l'8 agosto 2016).
  18. La graduatoria - Il Sole 24 ORE, su ilsole24ore.com. URL consultato il 6 luglio 2019 (archiviato dall'url originale il 1º dicembre 2017).
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