Ninti
Ninti (in sumero: 𒀭𒎏𒋾, dNin-ti, lett. "signora della vita") è la dea mesopotamica associata alla cura.
Una delle coniugi di Enki e la madre di Ninkasi e Siris, era venerata soprattutto a Lagash. Appare nel mito Enki e Ninḫursaĝ dove cura la costola del dio dell'acqua.
Etimologia e attestazioni
[modifica | modifica wikitesto]Il nome di Ninti può essere tradotto in "signora che ti mantiene in vita" o "signora della vita".[1] Nintiḫal potrebbe essere una variante del suo nome e significa "signora che dà vita".[2] Tuttavia, Jeremiah Peterson ha notato che, a causa dell'esistenza della variante Kurratiḫal, non è certo come il cuneiforme nin sia pronunciato in questo caso.[3]
Il più antico riferimento a Ninti è stato trovato in dei testi di Šuruppak.[1][4] Ninti è inoltre presente nei testi del periodo protodinastico di Lagash e, secondo Gebhard Selz, aveva un culto molto radicato in questa città, dal momento che altri testi riferiscono un tempio a lei dedicato.[1] Questa conclusione è stata accettata anche da altri storici.[4] Esistono anche dei nomi teoforici a lei dedicati, come: Ninti-badmu, "Ninti è mia madre"; e Ninti-men, "Ninti è la corona" o "Ninti ha la corona".[1] Altre attestazioni, inclusi i nomi teoforici come Ur-Ninti e liste di offerte e di divinità, provengono dalla terza dinastia di Ur e dal periodo paleo-babilonese.[5] In una lista di divinità del periodo paleo-babilonese trovata a Mari, Ninti si trova in mezzo tra Nindara e Ninmug.[6]
Rapporti con altre divinità
[modifica | modifica wikitesto]L'inno a Ninkasi afferma che la dea Ninkasi, nonostante sia stata cresciuta da Ninḫursaĝ, sia la figlia di Ninti ed Enki.[7] Ninti e Ninkasi appaiono vicine anche in un documento del periodo di Fare.[8] Il rapporto tra Ninti ed Enki è attestato anche nella lista di divinità An = Anum,[9] dove viene equiparata alla sua coniuge Damkina.[2] La versione maschile del suo nome, Enti, è anche un altro nome per riferirsi a Enki, tuttavia in altri contesti dEN-TI era un logogramma per riferirsi a Ebiḫ,[2] un dio che rappresenta i monti Hamrin.[10] Ninti appare vicina a Enki anche in una lista lessicale chiamata Silbenvokabular A.[2]
Antoine Cavigneaux e Manfred Krebernik hanno ipotizzato che la dea Nintiḫal della lista di divinità di Nippur sia in verità Ninti, e questo era il nome che veniva usato per affermare che fosse la madre di Siris.[2] La lista elenca in sequenza Nintiḫal, Siris e Ninkasi.[8] Nintiḫal appare anche insieme a Nungal,[2] la dea delle prigioni.[11] Veniva descritta come la udug, in questo contesto "spirito protettore", della casa.[12]
Gebhard Selz ha evidenziato che Ninti non deve essere confusa con Nintinugga,[1] una dea della cura di Nippur.[13]
Ninti nella mitologia
[modifica | modifica wikitesto]In Enki e Ninḫursaĝ, Ninti è una delle otto divinità create per curare Enki, esattamente lei doveva curare la sua costola.[14] Le altre divinità erano Abu, Ninsikila (Meskilak[15]), Ningiriutud (Ningirida), Ninkasi, Nanše, Azimua ed Ensag (Inzak).[16] Alla fine del mito, quando tutte le divinità hanno eseguito il loro compito, Ninti viene nominata come "signora del mese".[17] Il suo viene reinterpretato come un calembour su nin-ti, "signora della costola", e nin-iti, "signora del mese". Secondo Dina Katz, ciò riflette il fatto che gli autori l'hanno scelta solamente per il gioco di parole del suo nome e "non erano interessati al suo retroscena religioso".[9] Jeremiah Peterson ha considerato la reinterpretazione del suo nome come un esempio di paretimologia.[6]
Influenza
[modifica | modifica wikitesto]L'assiriologo Samuel Noah Kramer ha paragonato Ninti a Eva, facendo notare il collegamento di entrambe alla costola e il significato dei loro nomi, entrambe interconnesse alla parola "vita".[18] Di un'idea simile sono stati Gerda Lerner e Robert Emmet Meagher che hanno notato le somiglianze tra i due miti.[19][20]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 5 (DE) Gebhard Selz, Untersuchungen zur Götterwelt des altsumerischen Stadtstaates von Lagaš, 1995, p. 266, ISBN 978-0-924171-00-0, OCLC 33334960. URL consultato il 18 novembre 2025.
- 1 2 3 4 5 6 Cavigneaux e Krebernik 1998, p. 505.
- ↑ Peterson 2009, p. 57.
- 1 2 Cavigneaux e Krebernik 1998, p. 504.
- ↑ Cavigneaux e Krebernik 1998, pp. 504–505.
- 1 2 Peterson 2009, p. 66.
- ↑ Asher-Greve e Westenholz 2013, p. 144.
- 1 2 Cavigneaux e Krebernik 1998, p. 443.
- 1 2 Katz 2008, p. 336.
- ↑ (EN) Wilfred G. Lambert, The God Aššur, in Iraq, vol. 45, n. 1, British Institute for the Study of Iraq, DOI:10.2307/4200181, ISSN 0021-0889. URL consultato il 19 novembre 2025.
- ↑ Cavigneaux e Krebernik 1998, p. 615.
- ↑ Cavigneaux e Krebernik 1998, p. 617.
- ↑ Asher-Greve e Westenholz 2013, p. 82.
- ↑ Katz 2008, p. 337.
- ↑ (DE) Manfred Krebernik, Meskilak, Mesikila, Ninsikila, in Reallexikon der Assyriologie, 1997, p. 94. URL consultato il 20 novembre 2025.
- ↑ Katz 2008, pp. 336–337.
- ↑ Katz 2008, p. 338.
- ↑ (EN) Samuel Noah Kramer, The Sumerians: Their History, Culture, and Character, University of Chicago Press, 1971 [1963], p. 149, ISBN 0-226-45238-7. URL consultato il 20 novembre 2025.
- ↑ (EN) Gerda Lerner, History of Women vol. 1 : The Creation of Patriarchy, Oxford University Press, 1986, pp. 184–185.
- ↑ (EN) Robert Emmet Meagher, The meaning of Helen: in search of an ancient icon, Bolchazy-Carducci Pubs, 1995, ISBN 978-0-86516-510-6.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- (DE) Antoine Cavigneaux e Manfred Krebernik, Reallexikon der Assyriologie, 1998.
- (EN) Dina Katz, Enki and Ninhursaga, Part Two, in Bibliotheca Orientalis, vol. 65, n. 3, Peeters Publishers, 2008, DOI:10.2143/bior.65.3.2033365, ISSN 0006-1913. URL consultato il 19 novembre 2025.
- (EN) Jeremiah Peterson, God lists from Old Babylonian Nippur in the University Museum, Philadelphia, 2009, ISBN 978-3-86835-019-7, OCLC 460044951. URL consultato il 18 novembre 2025.
- (EN) Julia M. Asher-Greve e Joan G. Westenholz, Goddesses in Context: On Divine Powers, Roles, Relationships and Gender in Mesopotamian Textual and Visual Sources (PDF), Academic Press Fribourg, 2013, ISBN 978-3-7278-1738-0. URL consultato il 19 novembre 2025.