Nimr Baqir al-Nimr

Nimr Bāqir al-Nimr (in arabo نمر باقر النمر?, Nimr Bāqir al-Nimr; al-'Awāmiyya, 21 giugno 1959 – Riyad, 2 gennaio 2016) è stato una personalità religiosa saudita.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Nimr Bāqir al-Nimr, più comunemente noto come sceicco Nimr, è stato uno sceicco sciita originario del Governatorato di al-Qaṭīf nella provincia di al-Sharqiyya, nell'est dell'Arabia Saudita.[1] Era molto popolare tra i giovani[2] e critico nei confronti del governo saudita nei confronti del quale aveva richiesto nuove elezioni politiche.[3] Quando fu arrestato nel 2006, affermò di essere stato malmenato da uomini dell'al-Mabahith al-'Amma, il servizio segreto saudita.
Nel 2009 aveva criticato le autorità saudite e proposto la secessione della provincia di al-Sharqiyya[4] se i diritti degli sciiti in Arabia Saudita non fossero stati rispettati.[1] Nei suoi confronti fu emesso un mandato di cattura e fu arrestato una prima volta con altre 35 persone.[5] Durante le proteste del biennio 2011-2012 in Arabia Saudita, al-Nimr invitò i manifestanti a resistere alle pallottole della polizia usando il "ruggito delle parole" e non la violenza, prevedendo il rovesciamento del governo se la repressione fosse continuata. Secondo The Guardian fu visto "prendere la guida della rivolta".
L'8 luglio 2012 al-Nimr fu ferito a una gamba da un proiettile sparato dalla polizia e arrestato; la polizia parlò di un "conflitto a fuoco".[6] Migliaia di persone iniziarono una serie di proteste[6] nel corso delle quali due uomini, Akbar al-Shakhuri e Mohamed al-Felfel, furono uccisi dai proiettili della polizia.[7] In risposta all'arresto Al-Nimr iniziò uno sciopero della fame e apparve anche essere stato torturato.
Il 15 ottobre 2014 al-Nimr fu condannato a morte con l'accusa "di intesa con governi stranieri, di aver disobbedito al governo e aver impugnato le armi contro le forze dell'ordine"[8] mentre suo nipote, Mohammad al-Nimr, fu arrestato nello stesso giorno per aver twittato informazioni sulla condanna a morte[8][9]. La condanna è stata eseguita il 2 gennaio 2016, unitamente a quella di altri 46 condannati a morte.[10] Il governo saudita non ha consegnato il corpo alla famiglia, comunicando che tutti i condannati erano già stati sepolti.
Reazioni internazionali
[modifica | modifica wikitesto]La notizia della morte di al-Nimr ha provocato proteste ufficiali da parte dell'Iran, che ha minacciato ripercussioni.[10] La sua esecuzione è stata quindi condannata dall'Iran e dagli sciiti in tutto il Medio Oriente, così come da personalità occidentali e sunniti contrari al settarismo. Il giorno precedente il consolato dell'Arabia Saudita a Mashhad era stato preso d'assalto dalla folla[10].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 (EN) Watching Bahrain, Saudi Shi'ites demand reforms, su Reuters.
- ↑ (EN) Saudi Arabia: the Middle East's most under-reported conflict, su theguardian.com.
- ↑ (EN) Saudi execution of Shia cleric sparks outrage in Middle East, su theguardian.com.
- ↑ (EN) Kristina Hummel, The Kingdom’s Perfect Storm: Sectarian Tension and Terrorism in Saudi Arabia’s Eastern Province, su Combating Terrorism Center at West Point, 22 aprile 2016. URL consultato il 20 aprile 2026.
- ↑ (EN) Donna Abu-Nasr, Saudi government cracks down on Shiite dissidents, su sandiegouniontribune.com. URL consultato il 3 gennaio 2016 (archiviato dall'url originale il 23 gennaio 2016).
- 1 2 (EN) Saudi police arrest prominent Shi'ite Muslim cleric, su Reuters.
- ↑ (EN) Regional News :In Photos: Saudi Police Injures, Arrests Ayatollah Nemer, Kills Two Protesters, su english.alahednews.com.lb. URL consultato il 20 aprile 2026.
- 1 2 (EN) Saudi Shia cleric Nimr al-Nimr 'sentenced to death', su bbc.com.
- ↑ (EN) Saudi Arabia: Appalling death sentence against Shi’a cleric must be quashed, su amnesty.org.
- 1 2 3 Arabia Saudita, 47 condanne a morte. Ucciso leader sciita Al Nimr. Attaccata e incendiata ambasciata di Riad a Teheran, su ilfattoquotidiano.it.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale, su sknemer.com.