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Lonely Woman

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Lonely Woman
ArtistaOrnette Coleman
Autore/iOrnette Coleman
GenereJazz
Free jazz
Edito daAtlantic Records
Esecuzioni notevoliModern Jazz Quartet,
John Zorn,
Diamanda Galás
Pubblicazione originale
IncisioneThe Shape of Jazz to Come
Data1959
Durata5:02

Lonely Woman (donna solitaria) è un brano jazz, originariamente solo strumentale, composto da Ornette Coleman, inciso nel 1959 e inserito nell'album The Shape of Jazz to Come. Nel 1961, su iniziativa di John Lewis, Margo Guryan ha scritto un testo per il brano.[1] Con il passare degli anni Lonely Woman è diventato uno standard jazz.

Il brano, una languida ballad, è forse la composizione più celebre di Coleman.[2][3] Si tratta di un pezzo fortemente intriso di lirismo e di blues; il sassofono di Ornette la fa da padrone, sostenuto dalla batteria di Higgins. Nel brano, le frasi non si articolano in una struttura simmetrica, ma ne creano una alquanto libera, solo vagamente simile a quelle normalmente utilizzate nel jazz. Anche la pulsazione ritmica che sostiene le frasi, non segue rigidi schemi ma è molto libera e varia. Nonostante ciò, Lonely Woman possiede una qualità melodica notevole, anche se non in maniera convenzionale, in grado di imprimersi nella memoria anche solo dopo pochi ascolti. Nondimeno, i suoni da loro emessi sembrano dissonanti e sgradevoli ad un primo ascolto. Nella registrazione di Coleman, interagiscono, nettamente separati sul canale stereo destro e sinistro, il sax alto di Ornette e la tromba di Cherry, che, sfasati e fuori tempo l'un con l'altro, intonano il tema principale come un lamento, in maniera attentamente studiata, sopra delle linee di basso chiaramente definite.

IL brano è in re minore e segue la classica forma canzone AABA. Nella versione originale, su The Shape of Jazz to Come, la sezione A della melodia è colorata di blues, mentre la parte B è un riff ritmico. Tuttavia, non è data nessuna cornice armonica, e nessun tempo prestabilito viene rispettato secondo i canoni.[4] Contrabbasso e batteria iniziano il brano all'unisono, per poi lasciare la scena al sax di Coleman e alla tromba di Cherry.

Reinterpretazioni

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La prima versione completa di testo, venne registrata dalla cantante Chris Connor, nell'aprile del 1962, con una formazione che comprendeva, tra gli altri, Phil Woods, Oliver Nelson e Sol Schlinger, e poi inclusa nell'album Free Spirits (Atlantic 8061).[5]

Nel 1962 il Modern Jazz Quartet scelse la composizione come title track dell'album Lonely Woman (Atlantic 1381).[6] Nello stesso anno John Lewis, incise il brano in Europa insieme a Svend Asmussen sull'album European Encounter (Atlantic 1392).[7]

Queste prime versioni ebbero un discreto successo tanto da rendere Lonely Woman un classico.[4] Coleman stesso reincise la canzone diverse volte nel corso degli anni: nel 1972, con la cantante Asha Puthli, nel 1979 con il suo gruppo (nell'album Old and New Dreams), nel 1989 con Charlie Haden, Don Cherry, e Ed Blackwell, e con James Blood Ulmer nel 1996. Il brano è diventato un banco di prova per i musicisti delle avanguardie musicali: esistono alcune reinterpretazioni da parte di Lester Bowie, Billy Bang, Ignaz Schick, Hugh Ragin, e Ran Blake. La cantante Diamanda Galás, senza ricorrere al testo esistente, ne ha fornito una versione vocale struggente (intitolata La Serpenta Canta).

Il pezzo è stato interpretato anche in maniera più convenzionale. Ne esistono versioni vocali ad opera di Ingrid Sertso, Linda Sharrock, Ann Dyer (1995), e Radka Toneff (1981 ad Amburgo). Chris Connor ne registrò una versione con Stan Kenton, Branford Marsalis ha interpretato Lonely Woman in una versione di oltre sedici minuti suonata costantemente fuori tempo. Infine, il brano fu registrato da numerosi altri artisti come Stephen Scott, Kenny Garrett, Joshua Redman, e Marian McPartland.

Nel 1990, John Zorn con la sua band Naked City ne ha fornito una versione rock in cui la melodia principale è allungata a 18 battute. In precedenza, il pezzo era stato reinterpretato anche fuori dall'ambiente jazz: Gli Amon Düül II lo interpretarono nell'album Hijack (1974) con un nuovo testo di loro composizione[8]; nel 1987 Lonely Woman venne ripresa dal Kronos Quartet in una versione suonata con tempo dispari in 7/4.

  1. «Lonely in the night she wonders/Who can she tell of her heartache». Zit. n. H.-J. Schaal, Jazz-Standards, p. 287
  2. Arrigo Polillo nel suo libro Jazz - La vicenda e i protagonisti della musica afroamericana, la definì: "una ballad carica di angoscia, che assieme a Lorraine e Peace, fu uno dei primi pezzi lenti, di carattere solennemente funebre, che avrebbero fatto spicco nella produzione colemaniana".
  3. Polillo, Arrigo. Jazz - La vicenda e i protagonisti della musica afroamericana, Mondadori, 1975, pag. 751
  4. 1 2 H.-J. Schaal, Jazz-Standards, S. 286f
  5. Chris Connor: The Atlantic Years (AllAboutJazz), su allaboutjazz.com.
  6. Why Are You Blue composta da Gary McFarland Diskographie Lenox School of Music Archiviato il 17 luglio 2012 in Internet Archive.
  7. Atlantic Recording Catalogue: 1300 series, su jazzdisco.org.
  8. Babyblaue Prog-Reviews: Hijack, su babyblaue-seiten.de.
  • Hans-Jürgen Schaal (Hrsg.): Jazz-Standards. Das Lexikon. Bärenreiter, Kassel, 2004, ISBN 9783761814147.
  • Polillo, Arrigo. Jazz - La vicenda e i protagonisti della musica afroamericana, Mondadori, 1975 (e successive edizioni).

Collegamenti esterni

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