Vai al contenuto

Joachim von Ribbentrop

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Joachim von Ribbentrop
Ribbentrop nell'aprile del 1938

Ministro del Reich per gli affari esteri
Durata mandato4 febbraio 1938 
30 aprile 1945
Capo del governoAdolf Hitler
PredecessoreKonstantin von Neurath
SuccessoreArthur Seyss-Inquart

Ambasciatore tedesco nel Regno Unito
Durata mandato11 agosto 1936 
4 febbraio 1938
PredecessoreLeopold von Hoesch
SuccessoreHerbert von Dirksen

Dati generali
Prefisso onorificoVon
Partito politicoNSDAP
(1932-1945)
FirmaFirma di Joachim von Ribbentrop
Joachim von Ribbentrop
NascitaWesel, 30 aprile 1893
MorteNorimberga, 16 ottobre 1946
Dati militari
Paese servitoGermania (bandiera) Germania nazista
Forza armata Schutzstaffel
Anni di servizio1914-1918
1933-1946
GradoSS-Obergruppenführer
GuerrePrima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale
voci di militari presenti su Wikipedia

Ulrich Friedrich Wilhelm Joachim Ribbentrop, dal 1925 von Ribbentrop (Wesel, 30 aprile 1893Norimberga, 16 ottobre 1946), è stato un politico, diplomatico e criminale di guerra tedesco, ministro degli esteri della Germania nazista dal 1938 al 1945, principalmente noto per il successo ottenuto con la firma del patto Molotov-Ribbentrop. Venne condannato a morte nel processo di Norimberga per crimini di guerra.

Gioventù e prime esperienze politiche

[modifica | modifica wikitesto]

Ulrich Friedrich Wilhelm Joachim Ribbentrop nacque il 30 aprile 1893, figlio di Richard Ribbentrop, ufficiale dell'esercito, e di Sophie Hertwig, figlia di un possidente terriero.[1] Discendente di una famiglia che vantava al suo interno molti militari, lo spinsero a intraprendere una carriera militare ma egli all'età di soli 16 anni decise di abbandonare gli studi per recarsi in Nord America,[1] con lo scopo di perfezionarsi nelle lingue straniere. Nel 1910 approdò a New York dove intraprese con scarso successo la carriera di giornalista.[2] Dopo pochi mesi si trasferì in Canada, dove grazie al denaro della madre riuscì a inserirsi nella buona borghesia canadese, e in breve riuscì a fondare un'azienda che importava champagne dalla Francia, attività che si rivelò di discreto successo.

Allo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914, decide di ritornare in Germania per arruolarsi nell'esercito. Durante la traversata dell'Oceano Atlantico, la nave su cui viaggiava fu intercettata dalle forze britanniche, ma Ribbentrop riuscì a evitare la cattura nascondendosi nella stiva del carbone. Assegnato al 12º reggimento di cavalleria, combatté sia sul fronte orientale sia su quello occidentale,[3] fu decorato con la Croce di Ferro di 2ª classe,[2] uno dei massimi riconoscimenti militari dell'Impero tedesco.[4]

Nel 1919 prese parte alla conferenza di Versailles come membro della delegazione tedesca incaricata di trattare le clausole di pace.[4][5] Successivamente riprese l'attività di commerciante di vini e sposò Anna Elisabeth Henkell ("Annelies" per gli amici), figlia di un ricco produttore di spumante Sekt, che lo rese economicamente indipendente.[2][6] La coppia ebbe cinque figli,[7] tra questi Rudolf von Ribbentrop,[8] durante la guerra fu ufficiale carrista nelle Waffen-SS, ricevendo per il suo comportamento in azione la Croce di Cavaliere della Croce di Ferro, massima decorazione al valore del Terzo Reich.

Il 15 maggio 1925 si fece adottare dalla sua lontana parente Gertrud von Ribbentrop, figlia di Karl Ribbentrop, nobilitato nel 1884, dietro pagamento di una rendita vitalizia. Conformemente alla legge sui nomi del 1919 (art. 109, comma 3 della Costituzione di Weimar), da quel momento in poi antepose al proprio cognome il prefisso von, divenendo così "von Ribbentrop". Nei circoli nobiliari, che continuavano ad essere influenti dal punto di vista sociale e politico, ciò non era considerato un titolo nobiliare. I membri della famiglia discendenti da Joachim von Ribbentrop (dopo il 1945 fu adottata anche la forma del nome Henkell-von Ribbentrop) continuano a non essere considerati dalla Commissione tedesca per il diritto nobiliare come nobiltà storica, ma bensì come nobiltà fittizia.[6][7][9][10][11][12]

Carriera politica nella Germania nazista

[modifica | modifica wikitesto]
Von Ribbentrop in uniforme delle SS.

Von Ribbentrop incontrò Adolf Hitler nell'autunno del 1929 e tre anni più tardi aderì al NSDAP.[2][13][14] Grazie all'amicizia stretta in tempo di guerra con il futuro vicecancelliere Franz von Papen[2] ottenne la fiducia di Hitler, pur rimanendo isolato rispetto alla vecchia guardia del partito, che lo considerava un opportunista. Göring, ad esempio, lo ha descritto come uno "sporco piccolo venditore ambulante di champagne". Nominato colonnello delle Schutzstaffel (SS)[14] e membro del Reichstag,[2] divenne il principale consigliere del Führer in materia di politica estera.[12] Venne incaricato di creare un ministero segreto per controllare e sostituire quello della Repubblica di Weimar. Uno dei suoi compiti era quello di propagandare l'ideologia nazista negli ambienti economici dei paesi democratici. Nel 1933 Hitler, dopo che il partito nazista vinse le elezioni, divenne il Cancelliere del Reich e nel 1934, dopo la morte di Paul von Hindenburg, si proclamò Führer, in quanto sia capo del governo sia capo di Stato. Nel frattempo che Hitler acquisiva tutti i poteri della Germania, Ribbentrop era diventato il suo uomo di fiducia per l'estero, negoziando con Regno Unito, Francia, Cina e Giappone.

Nel 1935 riuscì a concludere, come inviato straordinario, l'accordo navale con il Regno Unito, che di fatto consentì al Reich di dotarsi di una moderna flotta di sommergibili.[2][6][12][13] L'11 agosto 1936 fu nominato ambasciatore a Londra col proposito di stringere un'alleanza: convintosi ben presto che il Regno Unito non avrebbe mai appoggiato l'espansione tedesca nell'Europa orientale, ma che al contrario si sarebbe opposti ai disegni del Terzo Reich, valutò comunque che il governo britannico non avrebbe scatenato un conflitto armato per le annessioni territoriali in Europa centrale,[2] tesi che influenzò le scelte di Hitler nel biennio successivo.[12]

Ribbentrop secondo da destra, alla sua destra il suo omologo, Galeazzo Ciano.
Von Ribbentrop e Ramón Serrano Suñer, ministro degli esteri spagnolo.

Il 4 febbraio 1938 sostituì Konstantin von Neurath come Ministro degli esteri,[2] in questa veste pose le basi diplomatiche della politica espansionista di Hitler, al quale rimase legato fino all'ultimo.[12] Nel maggio 1939, dopo lunghi negoziati, riuscì a concludere il Patto d'Acciaio con l'Italia,[6] firmato dallo stesso Ribbentrop e dal suo omologo italiano, Galeazzo Ciano. Nell'agosto dello stesso anno firmò con Vjačeslav Michajlovič Molotov, ministro degli esteri dell'Unione Sovietica, il Patto Molotov-Ribbentrop, un patto di non aggressione tra la Germania e l'Unione Sovietica, integrato da un protocollo segreto per la spartizione delle rispettive sfere d'influenza nell'Europa orientale.[2][13] Nonostante i precedenti attriti e le ovvie divergenze ideologiche fra i due regimi, l'impresa riuscì e la notte del 24 agosto, il giorno successivo all'arrivo di Ribbentrop a Mosca,[15] il ministro degli esteri sovietico Molotov firmò il trattato. Nel settembre 1940 siglò il Patto Tripartito, che legava la Germania, l'Italia e il Giappone.[6][12]

Nel settembre del 1939 le truppe tedesche invasero la Polonia, dando inizio alla seconda guerra mondiale. Al compimento del suo cinquantesimo compleanno, i suoi più stretti collaboratori gli regalarono uno scrigno con delle pietre incastonate, all'interno del quale volevano mettere le copie degli accordi internazionali da lui stipulati, ma poco prima di consegnarglielo si resero conto che buona parte di quei documenti erano ormai carta straccia, dato che nel frattempo la Germania li aveva disattesi quasi tutti.[16] Ribbentrop rimase ministro degli esteri durante tutta la guerra, sebbene alla fine del 1944 la sua influenza fosse ormai del tutto scomparsa.[2][6]

Von Ribbentrop e Stalin in occasione della firma del patto di non aggressione.
Ion Antonescu e Von Ribbentrop

Messo da parte, servirà solo per apporre firme su documenti e trattati stipulati con Paesi vassalli come Bulgaria, Ungheria o Romania, che finirono per allearsi col Terzo Reich, non solo per convinzione ma soprattutto per le forti pressioni da parte di Berlino. Nel 1941 nacque all'interno del ministero un ufficio creato dalle SS: l'Abteilung Deutschland (Ufficio Germania), divenuto poi Inland alla cui direzione Ribbentrop pose l'amico Martin Bormann, segnò il diretto coinvolgimento del dicastero nella pianificazione della "questione ebraica". Proprio da questo ufficio, o meglio dalla sezione III, nacque il Piano Madagascar, ideato da Franz Rademacher per l'ipotetica deportazione degli ebrei europei nell'isola africana.

Successivamente questo ufficio si preoccupò di inviare alle ambasciate e ai consolati tedeschi le istruzioni per l'attuazione delle misure di deportazione.[2] In seguito al fallimento della battaglia d'Inghilterra nell'autunno del 1940 e la non disponibilità di Ribbentrop a gestire in prima persona tale piano, il piano di evacuazione marittima fu abbandonato in favore delle deportazioni verso i territori orientali occupati, configurando la diretta responsabilità del ministero degli Esteri e di Ribbentrop nello sterminio sistematico.[4][6][11][12][17]

Cattura e morte

[modifica | modifica wikitesto]
Joachim von Ribbentrop durante il processo di Norimberga, nel 1946.

Con la disfatta della Germania nazista e il suicidio di Adolf Hitler il 30 aprile 1945, Ribbentrop ricevette l'incarico dall'ammiraglio Karl Dönitz di far parte del nuovo governo della Germania, ma egli, vista la situazione, rifiutò la collaborazione.[2] Tentò quindi di nascondersi sotto falso nome, pianificando una fuga in America meridionale, ma il 14 giugno 1945 fu arrestato dalle forze britanniche nei pressi di Amburgo.[2][6][18] In carcere gli venne requisita una capsula di cianuro nascosta in un dente.[8] Fu quindi trasferito al Campo Ashcan e il 10 agosto del 1945 portato assieme agli altri prigionieri a Norimberga. Incluso tra i principali imputati al processo di Norimberga, fu giudicato colpevole di tutti e quattro i capi di accusa rivoltigli:[19] cospirazione contro la pace, atti di aggressione, crimini di guerra, crimini contro l'umanità e violazione della convenzione di Ginevra. Definito "volgare assassino" dal procuratore capo Shawcross,[20] fu condannato a morte. Non mostrò alcun pentimento per le conseguenze delle sue azioni. La sua ultima dichiarazione al processo lo testimonia: «L'unica cosa della quale mi considero colpevole, davanti al mio popolo e non davanti a questo Tribunale, è di non essere riuscito nei miei scopi politici».[20]

Al processo di Norimberga del 1946, diversa angolazione fotografica.

La pena venne regolarmente eseguita il 16 ottobre 1946.[2][19] Poiché Göring si era tolto la vita prima di salire sul patibolo, Ribbentrop fu il primo a venire giustiziato tramite impiccagione.[21] Le sue ultime parole furono: «Dio protegga la Germania. Il mio ultimo desiderio è che la Germania realizzi il proprio destino e venga raggiunto un accordo fra l'est e l'ovest. Spero che vi sia la pace nel mondo». Dopo l'esecuzione, il suo corpo venne cremato nel Cimitero Est di Monaco di Baviera e le ceneri, insieme alle ceneri di altri 10 imputati, vennero sparse nel Wenzbach, un affluente del fiume Isar.[21]

Il corpo di Joachim von Ribbentrop dopo l'esecuzione.

Da alcuni fu definito: "il boia con la feluca", "diplomatico senza scrupoli".[22] - da Galeazzo Ciano: "vanitoso, frivolo e loquace". Benito Mussolini disse di lui: "Bastava guardargli la testa per capire che aveva poco cervello". Da Hermann Göring: "primo pappagallo di Germania", "stupido e borioso come un pavone", "quel pazzo criminale". In carcere scrisse le sue memorie, Zwischen London und Moskau (post., 1953).[4][6][11][12][17]

Onorificenze tedesche

[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze straniere

[modifica | modifica wikitesto]
  1. 1 2 Biagi, p. 2741.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 (DE) Stiftung Deutsches Historisches Museum, Stiftung Haus der Geschichte der Bundesrepublik Deutschland, Gerade auf LeMO gesehen: LeMO Das lebendige Museum Online, su www.dhm.de. URL consultato il 23 maggio 2026.
  3. Ribbentrop in WWI, su it.alphahistory.com.
  4. 1 2 3 4 JOACHIM von RIBBENTROP -, su storiologia.it. URL consultato il 18 aprile 2025.
  5. Everette O. Lemons, The third Reich - A revolution of ideological inhumanity, 2005, ISBN 978-1-4116-1932-6.
  6. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 (EN) Joachim von Ribbentrop | German Diplomat & Foreign Minister of Nazi Regime | Britannica, su britannica.com, 8 aprile 2025. URL consultato il 18 aprile 2025.
  7. 1 2 Bloch, pp. 12-13.
  8. 1 2 Silvia Morosi e Paolo Rastelli, Morto Rudolf von Ribbentrop, figlio del ministro di Hitler e ufficiale delle SS, su pochestorie.corriere.it. URL consultato il 23 maggio 2026.
  9. (DE) Claus Heinrich Bill, »Scheinadel« durch Annahmen an Kindesstatt, in Nobilitas, Sonderburg, Jahrgang X., 2007, pp. 58–134 (archiviato dall'url originale il 28 dicembre 2011).
  10. William Shirer, Rise and Fall of the Third Reich: A History of Nazi Germany, New York, Simon & Schuster, 1990, p. 1056, ISBN 9780671728687.
  11. 1 2 3 Bruno Russo, Storia diplomatica: Joachim von Ribbentrop, su Ildenaro.it, 31 maggio 2024. URL consultato il 18 aprile 2025.
  12. 1 2 3 4 5 6 7 8 Ribbentrop, Joachim von - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 18 aprile 2025.
  13. 1 2 3 Biagi, p. 591.
  14. 1 2 Ribbentrop, von, Ulrich Friedrich-Wilhelm Joachim - TracesOfWar.com, su www.tracesofwar.com. URL consultato il 23 maggio 2026.
  15. Biagi, p. 51.
  16. Speer, p. 227.
  17. 1 2 Von Ribbentrop, su it.alphahistory.com.
  18. Biagi, p. 2743.
  19. 1 2 (EN) Joachim von Ribbentrop | Holocaust Encyclopedia, in Holocaust Encyclopedia. URL consultato il 23 maggio 2026.
  20. 1 2 Biagi, p. 2755.
  21. 1 2 Biagi, p. 2756.
  22. JOACHIM von RIBBENTROP -, su storiologia.it. URL consultato il 28 maggio 2017.
  23. Tutti i "Cavalieri" della vergogna, in Libero Quotidiano, 2 dicembre 2013. URL consultato l'11 agosto 2017.
  24. Bollettino Ufficiale di Stato (PDF), su boe.es.
  • Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale - Una storia di uomini, Milano, Gruppo editoriale Fabbri, 1983, ISBN non esistente.
  • Joachim von Ribbentrop, Fra Londra e Mosca. Ricordi e ultime annotazioni, Milano, Fratelli Bocca editori, 1954. (fatto pubblicare da Anneliese von Ribbentrop).
  • Albert Speer, Memorie dal Terzo Reich, Mondadori, 1997, ISBN 978-8804422990.
  • Michael Bloch, Ribbentrop, New York, Crown Publishers, 1993, pp. 12-13.

Voci correlate

[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ambasciatore tedesco a Londra Successore
Leopold von Hoesch 1936 - 1938 Herbert von Dirksen

Predecessore Ministro degli esteri del Reich Successore
Konstantin von Neurath 5 febbraio 1938 - 30 aprile 1945 Arthur Seyss-Inquart
Controllo di autoritàVIAF (EN) 74645641 · ISNI (EN) 0000 0001 2139 8239 · SBN IEIV012056 · BAV 495/241324 · CERL cnp02391390 · LCCN (EN) n87882783 · GND (DE) 118600192 · BNE (ES) XX1415738 (data) · BNF (FR) cb119404928 (data) · J9U (EN, HE) 987007275489705171 · NSK (HR) 981005761005009366 · NDL (EN, JA) 00551977 · CONOR.SI (SL) 27436643