Lemno
| Lemno Λήμνος | |
|---|---|
| Geografia fisica | |
| Localizzazione | Mar Egeo |
| Coordinate | 39°55′N 25°15′E |
| Superficie | 477,6 km² |
| Geografia politica | |
| Stato | |
| Centro principale | Mirina |
| Demografia | |
| Abitanti | 18.104 (2001) |
| Densità | 38 ab./km² |
| Cartografia | |
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Lemno[1] (in greco Λήμνος?, Limnos) è un'isola greca dell'arcipelago delle Sporadi traciche, situato nel mar Egeo nordorientale, di fronte alle coste della Tracia, a metà strada tra il Monte Athos, sulla Grecia continentale, e la costa occidentale della Turchia.[2]
Ha un'estensione di 477,6 km², e conta circa 18 104 abitanti (censimento 2001). È in gran parte collinosa con qualche fertile valletta. Il centro più importante è Mirina sulla costa occidentale con un ottimo porto naturale. Un centro di minore importanza è Mudro. L'isola è un'importante base militare in virtù della sua posizione poco lontana dagli stretti del mar di Marmara.
Da un punto di vista amministrativo, Lemno appartiene alla regione dell'Egeo Settentrionale (unità periferica di Lemno).
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Tra mito e protostoria
[modifica | modifica wikitesto]Secondo la ricostruzione della memoria culturale greca dell'isola, la storia mitica di Lemno si articola in tre fasi cronologiche distinte. La prima è la fase minia, corrispondente al livello omerico, in cui l'isola è governata dai discendenti degli Argonauti ed è considerata parte dell'orizzonte culturale greco, corrispondente al periodo di contatto con i Micenei.[3][4] La seconda è la fase tracia, in cui Lemno è abitata dai Sintii, popolazione della Tracia descritti da Omero come agriophōnoi («di parola selvaggia») e dediti alla lavorazione dei metalli, caratterizzazione che trova riscontro nell'evidenza archeologica dell'isola.[3][4] La terza è la fase tirrenica, o pelasgico-tirrenica, la più complessa e controversa.[3][4] Secondo Ellanico di Lesbo, i Tirreni giunsero a Lemno con cinque navi e furono accolti dai Sinti, che abitavano l'isola in quel momento e che si erano nel frattempo mescolati con elementi greci diventando mixéllenes. Nella tradizione greca i Pelasgi sono una categoria mitica per indicare popolazioni antichissime percepite come affini ai Greci ma non greche, mentre i Tirreni sono un popolo storicamente reale, in quanto era il nome con il quale gli scrittori greci si riferivano agli Etruschi. Tuttavia, la loro identificazione nelle fonti antiche complica la ricostruzione storica: le tradizioni relative a questa fase sono spesso contraddittorie e non forniscono un'immagine omogenea dell'isola.[5]
La conquista ateniese e la cronistoria fino ai Romani
[modifica | modifica wikitesto]L'isola fu conquistata dal generale persiano Otane, al servizio di Dario I, prima di essere riconquistata intorno al 510 a.C. da Milziade il Giovane, tiranno del Chersoneso Tracico. Nel VI secolo a.C. Lemno divenne una cleruchia ateniese, ovvero una dipendenza soggetta al controllo diretto di Atene. I coloni ateniesi commissionarono a Fidia la famosa statua di Atena Lemnia per porla sull'acropoli di Atene, e vi portarono il teatro drammatico, attestato almeno a partire dal 348 a.C., sebbene recenti scavi a Efestia suggeriscano che la tradizione teatrale risalga alla fine del VI o all'inizio del V secolo a.C.[6]
Nel 197 a.C. i Romani dichiararono Lemno libera, ma nel 166 a.C. la cedettero ad Atene, che ne mantenne il possesso nominale fino all'incorporazione dell'intera Grecia nella Repubblica Romana nel 146 a.C.[6] Come provincia dell'impero bizantino, Lemno faceva parte del tema del Mar Egeo e fu oggetto di incursioni saracene nel X secolo e selgiuchidi nell'XI.[7]
Medioevo, Genovesi, Ottomani e 1913
[modifica | modifica wikitesto]Dopo la quarta crociata, Lemno fu assegnata come feudo alla famiglia Navigajoso sotto il megaduce veneziano Filocalo Navigajoso. Alla sua morte nel 1214 l'isola fu divisa tra i suoi eredi in tre feudi. Nel 1278, dopo la resistenza al tentativo di riconquista da parte dell'ammiraglio bizantino Licario, i Navigajoso furono costretti a cedere l'isola a Bisanzio. Nel tardo periodo bizantino Lemno acquisì un ruolo strategico cruciale come fonte di approvvigionamento alimentare dopo la perdita dei possedimenti anatolici.[7] Passò poi nelle mani dei genovesi e poi, nel 1479, fu conquistata dagli ottomani, che ne furono i padroni fino al 1913, anno in cui passò sotto il dominio dei greci.[2]
Nel 1915 l'isola fu base di un tentativo di sbarco alleato sulla costa europea dell'Impero ottomano; la spedizione si concluse ben presto in un disastro con l'enorme sacrificio dei soldati australiani e neozelandesi (A.N.Z.A.C.). È ancora riconoscibile e ben conservata la grande villa dove allora abitò Winston Churchill, giovane Primo Lord dell'Ammiragliato.[2]
Mirina, il capoluogo
[modifica | modifica wikitesto]Mirina è un piccolo borgo assai pittoresco con un porto naturale dominato da un promontorio collegato con la terraferma da un breve istmo. Sul promontorio si trovano i ruderi dell'antico castro bizantino, della fortezza costruita dai veneziani nel XIII secolo, quindi delle difese turche che vennero distrutte nel 1770 dalla flotta russa che assediava l'isola allora sotto dominio ottomano.[2]
Mirina (o Myrina) ha un piccolo ma interessante museo archeologico dove sono raccolti i reperti di scavi di Poliochni, Kaveirio, Efestia e Koukonisile.[8]
Scavi archeologici
[modifica | modifica wikitesto]Poliochni
[modifica | modifica wikitesto]Poliochni è un sito archeologico sulla costa orientale di Lemno, scoperto dalla Scuola Archeologica Italiana di Atene nel 1930. Gli scavi furono effettuati in due fasi: dal 1930 al 1936 e dal 1951 al 1956. Nel 1994 si procedeva a restaurare le mura di cinta. Il nucleo originale dell'abitato era costituito da capanne dalla inconsueta forma ellittica. Al villaggio si sostituì per gradi una piccola città protetta da mura anche dal versante marino. Fu costruito un edificio pubblico, il cosiddetto Bouleuterion, dalle funzioni ancora ignote, e un deposito di grano. All'ultima fase della vita della città risale la scoperta del cosiddetto Tesoro di Poliochni, simile al tesoro di Priamo scoperto a Troia.
Kaminia
[modifica | modifica wikitesto]Nella parte sud est di Lemno, in località Kaminia, incorporata nella colonna di una chiesa, fu trovata una stele con una doppia epigrafe che fu portata in seguito al museo archeologico di Atene. Il linguaggio usato, denominato lingua lemnia, scritto con l'ausilio di caratteri greci, rivelò affinità con quello degli Etruschi. Nonostante tale affinità linguistica, gli archeologi non hanno rinvenuto sull'isola alcun oggetto di produzione etrusca. Questa lacuna non è tuttavia ritenuta sufficiente da tutti gli studiosi per escludere la presenza di una piccola comunità di origine italiana, che potrebbe essersi integrata nella società locale assimilandone cultura e usi pur conservando la propria lingua.[5]
Efestia
[modifica | modifica wikitesto]L'antica città di Efestia era un tempo la capitale dell'isola (dall'VIII al VI secolo a.C.), di cui rimangono solo le rovine. Fu chiamata così in onore di Efesto, dio greco della metallurgia, il cui culto era mantenuto sull'isola. Il teatro greco risale alla fine del V e all'inizio del IV secolo a.C.. È stato ricostruito dal 2000 al 2004 e nel 2010 è stato rappresentato il primo spettacolo teatrale (Edipo Re di Sofocle) dopo 2.500 anni. Il teatro ha una capacità di circa 1.200 spettatori complessivi.[2]
Gli scavi condotti dalla Scuola Archeologica Italiana di Atene a Efestia nell'agosto-settembre 1926 portarono alla luce una necropoli databile al IX-VIII secolo a.C. con oltre 130 ossari contenenti oggetti in bronzo e ceramiche. Gli ossari maschili contenevano asce e coltelli, mentre quelli femminili orecchini, spille in bronzo, collane, diademi in oro e bracciali. Le decorazioni a spirale su alcuni oggetti in oro richiamano modelli di arte micenea, in assenza però di forme geometriche. Anche le ceramiche, pur appartenendo al periodo geometrico, conservano spirali di derivazione micenea. Alessandro Della Seta, direttore degli scavi, concluse che la popolazione cui apparteneva la necropoli non era greca ma presentava così numerosi elementi di arte micenea da potersi riconoscere nei Tirreni o Pelasgi di Lemno come residuo di una popolazione micenea.[9][10]
Gli scavi hanno inoltre rivelato una cultura fiorente e aperta, inserita nel più ampio contesto della koiné greco-anatolica dell'Egeo settentrionale. L'analisi della necropoli, con oltre trecento sepolture a cremazione, documenta l'esistenza di un'aristocrazia locale che adottava modelli di rappresentazione simili a quelli greci, pur mantenendo tratti culturali propri.[5]
Mitologia
[modifica | modifica wikitesto]L'isola di Lemno viene descritta nelle avventure degli Argonauti, gli eroi leggendari della spedizione per il recupero del vello d'oro. Lemno rappresentò la prima tappa e la prima vicenda della loro avventura. Si trattava di un'isola abitata da sole donne: tutti gli uomini, infatti, erano stati sterminati dalle loro donne, come conseguenza di una punizione proveniente da Afrodite, offesa dalla trascuratezza in cui versava il suo culto. Le Lemniadi furono anche condannate dalla dea a trasudare un cattivo odore dalla pelle che le rendeva inavvicinabili.[11]
Le donne del luogo, mosse dall'intenzione di ricreare la stirpe, si unirono agli eroi inconsapevoli di quanto accaduto. La regina Ipsipile, innamoratasi di Giasone, si unì a lui generando i gemelli Euneo (o Eveno) e Nebrofono (o Toante). Da questa unione prese origine la dinastia dei Mini, che governava l'isola al tempo della guerra di Troia: Euneo compare nell'Iliade come re di Lemno e fornitore di vino all'esercito acheo.[12] Omero descrive l'isola con gli epiteti euktimenos («ben costruita») e ēgathéē («sacra»), sottolineandone la prosperità e il ruolo di centro commerciale nell'Egeo settentrionale.[13] Secondo Strabone, Achille si astenne dall'attaccare Lemno in virtù dei legami di parentela con i discendenti di Giasone.[14]
Questa fase minia della tradizione serviva ai Greci a conferire a Lemno un'origine ellenica, rendendola parte del proprio orizzonte culturale. I Greci che frequentavano l'isola non vi trovavano del resto una cultura del tutto estranea, poiché i culti della dea Lemno e dei Cabiri non erano percepiti come alieni, e l'isola partecipava pienamente alla koiné greco-anatolica dell'epoca arcaica.[5]
Secondo il compendio della Biblioteca tradizionalmente attribuita ad Apollodoro, quando Dioniso trovò Arianna abbandonata a Nasso, la portò a Lemno dove ebbe da lei quattro figli: Toante, Stafilo, Enopione e Pepareto.[15]
In futuro toccherà proprio al figlio di Giasone, Euneo, il compito di prendere il comando sull'isola e purificarla dalle colpe delle genitrici, in una chiave mitica che rielabora la memoria dei legami di parentela tra Giasone e la stirpe minia.[11]
Sull'isola di Lemno è anche ambientata la tragedia sofoclea Filottete, che tratta di un mito riguardante l'omonimo eroe, abbandonato sull'isola durante la celeberrima Guerra di Troia.[16]
Allevamento di ovini
[modifica | modifica wikitesto]È praticato l'allevamento di ovini. Il metodo tradizionale di allevamento degli animali è basato sulle tipiche aree recintate denominate «mantres», in cui gli animali sono tenuti vicino ai pascoli. L'uso di questa forma tradizionale di ricovero («mantres») consente l'accesso diretto ai pascoli circostanti.
Le pratiche tradizionali degli allevatori influiscono sulle caratteristiche del prodotto «Arnaki Limnou», ovvero «Agnello di Lemno». In particolare lo svezzamento tardivo degli agnelli (a circa 60 giorni) contribuisce alla crescita di agnelli sani con un deposito sufficiente di grasso corporeo. Inoltre la gestione delle greggi secondo il tradizionale sistema di allevamento in aree recintate consente agli ovini di non percorrere lunghe distanze per trovare cibo, in quanto i pascoli sono vicini alle aree recintate e le distanze nelle isole sono ridotte. Pertanto gli animali sono sottoposti a uno stress limitato e sono quindi in grado di accumulare una quantità considerevolmente superiore di grasso intramuscolare rispetto ad altri animali simili, sviluppando un'abbondante massa muscolare.[17]
Principali spiagge di Lemno
[modifica | modifica wikitesto]- Agios Giannis
- Avlonas
- Evgatis
- Falacro
- Fanaraki
- Gomati
- Keros
- Mirina
- Mirina
- Ropalos
- Ropalos
- Tigani
- Zematas
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Atlante Zanichelli Archiviato il 24 settembre 2017 in Internet Archive., p. 19.
- 1 2 3 4 5 (EN) Amy Tikkanen, Lemnos, su Enciclopedia Britannica. URL consultato il 2 maggio 2026.
- 1 2 3 Carlo De Simone, I Tirreni a Lemnos. Evidenza linguistica e tradizioni storiche, Firenze, 1996, pp. 39 ss..
- 1 2 3 Gian Franco Chiai, Il labirinto di Lemno tra archeologia e mito, in Studi Micenei ed Egeo-Anatolici, vol. 42, n. 2, 2000, pp. 201-211.
- 1 2 3 4 (EN) Gian Franco Chiai, Lemnos, its culture and cultural memories, in Simona Marchesini (a cura di), Rhaeti & Co. Nuovi scenari sulla questione tirrenica, Alteritas Academy Press, 2024, pp. 143-181.
- 1 2 (EN) Hugh Chisholm, Lemnos, in Encyclopædia Britannica, vol. 16, 11ª ed., Cambridge University Press, 1911, pp. 412-413.
- 1 2 (EN) Timothy E. Gregory, Lemnos, in Alexander Kazhdan (a cura di), The Oxford Dictionary of Byzantium, Oxford University Press, 1991, p. 1205, ISBN 0-19-504652-8.
- ↑ Limnos, su Grecia.info.
- ↑ Gaetano Messineo, Gli scavi di Efestia a Lemno. Tradizione micenea nella civiltà tirrenica, in SMEA (Studi Micenei ed Egeo-Anatolici), vol. 39, Roma, 1997, pp. 241-252.
- ↑ (EN) Edward H. Heffner, Archaeological News: Notes on Recent Archaeological Excavations and Discoveries, in American Journal of Archaeology, vol. 31, n. 1, 1927, pp. 123-124.
- 1 2 Robert Graves, I miti greci, Roma-Bari, Laterza, 1955.
- ↑ Angela Cerinotti, Miti greci e di Roma antica, Firenze, Le Monnier, 1991.
- ↑ Anna Ferrari, Dizionario di mitologia, Milano, Garzanti, 2007, ISBN 88-02-07481-X.
- ↑ Strabone, Geografia, Milano, Bompiani, 2003.
- ↑ Pseudo-Apollodoro, Bibliotheca, in Epitome I paragrafo 9.
- ↑ Sofocle, Filottete, Torino, Einaudi, 1980.
- ↑ Pubblicazione di una domanda di registrazione di un nome, su eur-lex.europa.eu.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]Fonti classiche
[modifica | modifica wikitesto]- Erodoto, Storie, Libro VI
- Apollonio Rodio, Le Argonautiche
- Igino, Fabulae
- Pseudo-Apollodoro, Bibliotheca, Epitome I
- Omero, Iliade
- Strabone, Geografia
- Sofocle, Filottete
Moderna
[modifica | modifica wikitesto]- Robert Graves, I miti greci
- Angela Cerinotti, Miti greci e di Roma antica
- Anna Ferrari, Dizionario di mitologia, ISBN 88-02-07481-X
- Gian Franco Chiai, Lemnos, its culture and cultural memories, in Simona Marchesini (a cura di), Rhaeti & Co. Nuovi scenari sulla questione tirrenica, Alteritas Academy Press, 2024, pp. 143-181.
- Edward H. Heffner, Archaeological News: Notes on Recent Archaeological Excavations and Discoveries, in «American Journal of Archaeology», vol. 31, n. 1, 1927, pp. 123-124.
- Timothy E. Gregory, Lemnos, in Alexander Kazhdan (a cura di), The Oxford Dictionary of Byzantium, Oxford University Press, 1991, p. 1205.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Lemno
Wikivoyage contiene informazioni turistiche su Lemno
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- "L'isola di Lemno", a cura di Luigi Bernabò Brea, su treccani.it.
- Limnos, su grecia.info.
- (HE, IT) Fotografie, eStore di Lemno, su LemnosExplorer.com (archiviato dall'url originale il 12 agosto 2007).
- Veduta aerea di Limnos, su photopassport.gr. URL consultato il 26 maggio 2010 (archiviato dall'url originale il 24 maggio 2010).
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