Boi
| Boi | |
|---|---|
| Sottogruppi | Celti |
| Luogo d'origine | in Gallia Comata e in Boemia |
| Lingua | Lingue celtiche |
I Boi (sing. Boio) o Galli Boi furono una popolazione celtica dell'Età del ferro originaria dell'antica Gallia, dove erano stanziati fin dal VI secolo a.C., o dell'Europa centrale, forse dalla stessa regione che ancor oggi porta il loro nome: Boemia.[1]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]In Italia
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Tra il 450 e il 400 a.C. si stanziarono in Italia settentrionale attraverso il passo del San Gottardo stabilendosi a sud del Po nelle regioni di Mutina (oggi Modena) e di Felsina (oggi Bologna) in mezzo ai territori occupati dagli Anamari e dai Lìngoni e, verso oriente, con i Galli Senoni.[1]
Erano suddivisi, secondo Catone, in 112 tribù.[2]
Plinio il Vecchio sosteneva che l'insediamento di Laus Pompeia, l'antica Lodi, fu fondato dai Boi[3].
Di loro ci parla lo stesso Plutarco nella Vita di Romolo. Egli narrando dell'episodio della giovane fanciulla Tarpeia, al tempo del primo fondatore di Roma, Romolo, sosteneva vi fosse una seconda versione a quella ufficialmente accettata dalla storiografica dell'epoca, secondo la quale, per quanto inverosimile, Tarpeia avrebbe consegnato la rocca capitolina, non già ai Sabini bensì ai Celti Boii, poiché si era innamorata del loro re. La stessa sarebbe stata, infine, gettata nel fiume Po ricoperta dalle loro armi.[4]
Furono i più forti tra i Galli stanziati in quell'area, da qui il nome Boii significante "i terribili", riuscendo ad impadronirsi di Felsina, città principale dell'Etruria padana, rinominata in seguito Bononia.[1]
Secondo la storia riportata da Polibio i Boi arrivarono a Felsina chiamati da Ateste, ricco commerciante felsineo che voleva vendicarsi dei suoi concittadini che non gli avevano riconosciuto dei diritti sul patrimonio del giovane Lucumone, di cui era tutore. Sempre la leggenda narra che nemmeno i Boi diedero ragione ad Ateste, ma che i doni da lui portati ai Celti li conquistarono a tal punto che questi decisero di trasferirsi dove i doni erano prodotti.[1]
Conflitti con Roma
[modifica | modifica wikitesto]I Boi ebbero molteplici guerre con Romani. Non è noto se parteciparono direttamente all'incursione in Italia centrale dei Senoni nel 284 a.C. ma, dopo la sconfitta di quest'ultimi, discesero nel 283 per vendicarli alleandosi con gli Etruschi. Furono sconfitti nella battaglia del Lago Vadimone dello stesso anno e, dopo una seconda sconfitta subita nel 282 a.C. da parte del console Quinto Emilio Papo chiesero ed ottennero la pace.[1]
La guerra riscoppiò nel 238 a.C. senza notevoli progressi per nessuno dei due fronti e, nuovamente, nel 237-236 dove scoppiarono rivalità tra i Boi e la colonia latina di Arminium (Rimini). Nel 225 la guerra si riaccese con il supporto degli Insubri, dei Lingoni, dei Taurini e dei Gesati e, dopo una prima vittoria romana a Chiusi, i Galli subirono un'enorme disfatta nella località di Campo Regio presso il promontorio di Talamone e il console Lucio Emilio Papo riuscì ad arrivare al centro del paese dei Boi, devastandolo. Nel 224 vennero invasi e costretti a cedere parte del proprio territorio. Nel 216 a.C riuscirono a vincere Lucio Postumio Albino, consul designatus, nella Battaglia della Selva Litana. In seguito avvenne una sollevazione popolare di Boi dopo la fondazione delle colonie romane di Cremona e Placentia e continuare a saccheggiare i territori romani padani durante la Seconda guerra punica. [1]
I Boi vennero definitivamente sottomessi nel 191 a.C. da Publio Cornelio Scipione Nasica, cugino di Scipione l'Africano, e privati di metà del loro territorio.[1]
Nel 189 a.C., per sfuggire ai romani, una parte dei Boi si rifugia oltre le Alpi presso gli Scordisci del Danubio[5]. Strabone racconta che riuscirono a respingere gli attacchi dei Cimbri (attorno al 113 a.C.), che poi proseguirono la loro marcia per la Pannonia, il Norico e poi la Gallia, dove si scontrarono con gli eserciti romani.[6]
Il ramo orientale dei Celti Boi
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Il ramo più orientale dei Celti Boi lo troviamo in Pannonia, nella regione del lago Balaton, nel primo secolo a.C. Trovarono rifugio in Boemia[7] in seguito alla guerra condotta contro di loro dal re dei Daci Burebista attorno al 50 a.C. In seguito furono in parte annientati ed in parte assimilati dai Marcomanni di Maroboduo, questi ultimi migrati dalle terre del fiume Meno dopo il 9 a.C.[1]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 5 6 7 8 Boi - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 23 maggio 2026.
- ↑ Catone Origines libro II
- ↑ Plinio, Naturalis historia, III, 124.
- ↑ Plutarco, Vita di Romolo, 17, 6.
- ↑ Tito Livio XXXVII,57; Strabone V,1.
- ↑ Strabone, VII (Germania), 2.2.
- ↑ Tacito, De origine et situ Germanorum, XXVIII, 2.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Plutarco, Vita di Romolo, 17.
- (LA) Tacito, De origine et situ Germanorum. (testo latino
, traduzione italiana del Progetto Ovidio).
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Boi, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Salvatore Aurigemma, BOI, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1930.
- (EN) Boii, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
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