Francesco Polazzo

Francesco Polazzo (Venezia, 19 ottobre 1682 – Venezia, 24 marzo 1752) è stato un pittore italiano.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Francesco Polazzo ebbe una prima formazione artistica a Bologna, dove entrò in contatto con la pittura di Carlo Cignani, Marcantonio Franceschini e Guido Reni. Tornato a Venezia, orientò tuttavia la propria attività verso il linguaggio innovativo di Sebastiano Ricci, del quale è generalmente considerato allievo, e di Giovanni Battista Piazzetta, suo amico e coetaneo, allora tra i pittori più apprezzati della città.[1]
La sua attività si svolse prevalentemente a Venezia, ma interessò anche altri centri della Repubblica di Venezia, tra cui Bergamo e Brescia. La presenza del pittore a Brescia è documentata tra il 1736 e il 1738: da una sua lettera del 22 febbraio 1736 si ricava infatti la notizia della commissione di una tela destinata alle «monache di Brescia», probabilmente quelle del monastero di Santo Spirito, dove Giovanni Battista Carboni registrò, nella guida della città pubblicata nel 1760, un dipinto del Polazzo oggi perduto. Nel 1738 realizzò inoltre la Morte di san Giuseppe per la collegiata dei Santi Nazaro e Celso.[1]
Più intensa fu invece la sua attività a Bergamo, dove, introdotto da Sebastiano Ricci, lasciò numerose opere destinate sia alla committenza religiosa sia a quella privata. Tra queste figurano l'Incoronazione di san Narno per il Duomo di Bergamo, l'Adorazione dei Magi nella chiesa del Carmine, il ciclo mariano del santuario della Madonna dei Campi di Stezzano e altre pale d'altare eseguite per chiese della diocesi.[1]
Nel 1806 Gianantonio Moschini ricordò come il pittore lavorasse soprattutto per committenti privati e forestieri e fosse particolarmente apprezzato anche quale restauratore di dipinti antichi, sottolineando inoltre le difficoltà economiche che ne caratterizzarono l'esistenza e i rapporti di amicizia con artisti quali Vittore Ghislandi, autore di un suo ritratto.[2]
La moderna storiografia artistica ha a lungo trascurato la figura del Polazzo, nonostante il rinnovato interesse per la pittura veneta del Settecento. Secondo Adriano Mariuz, tale disattenzione è dovuta sia alla limitata presenza di opere pubbliche dell'artista a Venezia, sia al carattere eclettico del suo linguaggio, che ha spesso favorito attribuzioni a pittori più celebri.[2]
Stile
[modifica | modifica wikitesto]La vicinanza del suo linguaggio pittorico a quello di Giovanni Battista Piazzetta ha spesso indotto la critica ad attribuire a quest'ultimo numerose opere oggi ricondotte a Francesco Polazzo, soprattutto in occasione di letture stilistiche superficiali.[1] Tale circostanza è stata ricondotta anche al carattere eclettico della sua formazione e della sua produzione artistica, che assimilò e rielaborò modelli diversi in funzione delle esigenze della committenza religiosa.[3] Giuseppe Maria Pilo ha inoltre definito il pittore un «artista dotato di forte nerbo, di notevole efficacia espressiva, di bella e complessa cultura».[4]
L'influenza di Sebastiano Ricci, suo principale punto di riferimento, rimase evidente per tutta la carriera, condizionando tanto l'impianto compositivo quanto numerosi dettagli delle sue opere, sino alla tarda maturità. Alla lezione veneziana si affiancò inoltre quella bolognese, maturata durante il periodo di formazione, dalla quale derivano la complessità delle composizioni e il gusto per articolati accostamenti cromatici. La sintesi tra questi due indirizzi diede origine a una pittura caratterizzata da vivaci effetti coloristici e da un linguaggio personale, capace di coniugare la luminosità veneziana con il rigore compositivo della tradizione emiliana.[1]
Opere
[modifica | modifica wikitesto]
Tra le opere principali di Francesco Polazzo si annoverano:
- Rebecca al pozzo, 1715-1720, Venezia, chiesa di San Francesco della Vigna.
- Morte di san Giuseppe, 1731-1737, Bergamo, duomo.
- Morte di san Giuseppe, 1738, Brescia, collegiata dei Santi Nazaro e Celso.[1]
- San Mauro guarisce un fanciullo zoppo e muto imponendo la stola diaconale, 1735, Levate, chiesa dei Santi Pietro e Paolo.
- Adorazione dei Magi, 1735-1738, collezione privata.[5]
- Le scienze e le arti alludono all'immortalità, 1735-1737, collezione privata.[5]
- Presentazione di Maria al tempio, Sposalizio della Vergine, Visitazione e Natività di Gesù, circa 1750, Stezzano, santuario della Madonna dei Campi.[6]
- Madonna appare alla Maddalena e a sant'Antonio, Bergamo, chiesa di San Giuseppe.[7]
- Madonna in gloria col Bambino, santi Giovannino, Fermo e Rustico, angeli e il donatore Giovanni Pesenti, Sombreno, chiesa della Natività di Maria Vergine e Santi Fermo e Rustico.
- Madonna col Bambino in gloria e angeli, collezione privata.[5]
- Morte di Francesco Saverio, collezione privata.[5]
- Crocifissione, Bergamo, chiesa di Santa Caterina.[8]
- Allegorie dei quattro continenti (Africa, America, Europa e Asia), ciclo per il soffitto di palazzo Nani, oggi conservato nel Museo del Settecento Veneziano di Ca' Rezzonico, Venezia.[9]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 5 6 Begni Redona, p. 155.
- 1 2 Mariuz, pp. 234-240.
- ↑ Pallucchini.
- ↑ Pilo, pp. 128-139.
- 1 2 3 4 Francesco Polazzo - www.arcadja.com, su arcadja.com. URL consultato il 10 ottobre 2011.
- ↑ Francesco Polazzo (1682-1752), su madonnadeicampi.org. URL consultato il 10 ottobre 2011 (archiviato dall'url originale il 6 settembre 2012).
- ↑ Francesco Polazzo, su Treccani. URL consultato il 10 ottobre 2011.
- ↑ de Rossi.
- ↑ (EN) Ceiling from Palazzo Nani, now in Ca' Rezzonico Museum, su Save Venice. URL consultato il 1º gennaio 2025.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Adriano Mariuz, Un dipinto tiepolesco e tre tele per soffitto di Francesco Polazzo, in Giuseppe Maria Pilo (a cura di), Pittura veneziana dal Quattrocento al Settecento. Studi di storia dell'arte in onore di Egidio Martini, Venezia, Arsenale, 1999, pp. 234-240.
- Rodolfo Pallucchini, La pittura veneziana del Settecento, 1983.
- Giuseppe Maria Pilo, La chiesa dello "Spedaletto" in Venezia, 1985, pp. 128-139.
- Pier Virgilio Begni Redona, Pitture e sculture in San Nazaro e Celso, in Valentino Volta et al. (a cura di), La collegiata insigne dei Santi Nazaro e Celso in Brescia, Brescia, Editrice La Scuola, 1992.
- Laura de Rossi, Francesco Polazzo, Mariano del Friuli, Edizioni della Laguna, 2004.
Altri progetti
[modifica | modifica wikitesto]
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Francesco Polazzo
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Polazzo, Francesco, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Fabien Benuzzi, POLAZZO, Francesco, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 84, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2015.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 79503411 · ISNI (EN) 0000 0001 1678 9593 · BAV 495/101268 · CERL cnp00582343 · Europeana agent/base/101629 · ULAN (EN) 500015205 · LCCN (EN) n2005036466 · GND (DE) 124717160 |
|---|