Enimont
| Enimont | |
|---|---|
| Stato | |
| Forma societaria | Società per azioni |
| Fondazione | 1988 a Milano |
| Fondata da | EniChem, Montedison |
| Chiusura | 1991 |
| Persone chiave | Sergio Cragnotti (Amministratore Delegato) |
| Settore | Chimico |
Enimont S.p.A. è stata una società italiana, creata nel 1988 dalla fusione tra la EniChem (compagnia che gestiva le attività pubbliche della chimica in Italia e controllata dal gruppo Eni) e la Montedison (che gestiva quelle private).
Nel 1989 occupava 50.000 dipendenti ed aveva circa 15.500 miliardi di lire di fatturato.[1]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Origini
[modifica | modifica wikitesto]Nacque nel 1988 in seguito alla decisione dei due colossi chimici del paese di fondersi in un'unica società (Enimont è infatti la crasi delle sigle di ENI e Montedison), soprattutto per iniziativa di Raul Gardini, desideroso di creare un polo italiano della chimica. Era quindi una joint venture pariteticamente controllata dalle due compagnie (40% del capitale a testa), con il rimanente 20% quotato sul mercato azionario. L'incarico di Amministratore Delegato della nuova società fu conferito a Sergio Cragnotti, all'epoca manager della Montedison.[2]
Il fallimento dell'operazione e la cessione ad EniChem delle attività di Montedison nella chimica
[modifica | modifica wikitesto]L'operazione ebbe però breve durata: nel 1990 Gardini, a causa di immobilismo nella gestione da parte di Eni, disaccordi e divergenze con la parte statale della joint venture, cercò di acquistare il 20% delle azioni sul mercato tramite una cordata di finanzieri e imprenditori a lui vicini, ma ciò portò alla rottura dei rapporti con il partner industriale pubblico e, di conseguenza, con il Parlamento e la politica dell'epoca. Nel novembre 1990 le due parti trovarono un accordo, detto "del Cowboy", grazie alla mediazione dell'allora ministro delle partecipazioni statali, Franco Piga: Gardini acconsentì di cedere il 40% di Enimont di proprietà Montedison all'Eni al prezzo di oltre 2800 miliardi di lire (ovvero circa Lit. 1650 ad azione); dopo la transazione, che segnò di fatto lo scioglimento della joint-venture pubblico-privata della chimica italiana, EniChem si ritrovò con nuovi stabilimenti da gestire e nuove linee di produzione che erano in passato della Montedison (tra le quali la Vinavil).
Montedison invece fu privata di quasi tutto il settore chimico che deteneva prima dell'alleanza con Eni, e si trasformò praticamente in una holding di partecipazioni che controllava diverse aziende del settore agroalimentare e in più la nuova Edison, legata alle attività energetiche.
Tuttavia il prezzo di tale accordo fu considerato sopravvalutato rispetto al reale valore delle azioni della società.[3]
L'affare Enimont e l'inchiesta Mani Pulite
[modifica | modifica wikitesto]Con lo scandalo seguito a quest'accordo, trovò conferma il fatto che lo stesso Gardini fu costretto a pagare tangenti ai partiti politici dell'epoca, con lo scopo di ottenere non solo un prezzo fuori mercato per la vendita all'Eni delle attività chimiche della Montedison tramite la cessione della sua partecipazione del 40% in Enimont, ma anche agevolazioni fiscali sulle tasse per la somma incassata. Secondo la magistratura infatti, Gardini per ottenere quella cifra e quelle condizioni per la vendita pagò una maxitangente di 150 miliardi di lire distribuiti tra tutti i maggiori partiti della Prima Repubblica, che allo scoppio dell'inchiesta Mani Pulite verrà definita come "la madre di tutte le tangenti ".[4] Quello dell'affare Enimont fu considerato infatti uno dei filoni più significativi di tutta l'inchiesta, emblematico per rappresentare il livello di corruzione tra affari e politica in Italia, e che tra le conseguenze provocò nel luglio 1993 prima il suicidio nel carcere di San Vittore di Gabriele Cagliari (presidente dell'Eni all'epoca del caso Enimont, arrestato per lo scandalo nel marzo dello stesso anno)[5] e poi tre giorni dopo quello di Raul Gardini nella sua residenza milanese,[6] oltre, in seguito, alla condanna di numerosi esponenti politici coinvolti nella vicenda.[7]
| Area | Da parte di EniChem | Da parte di Montedison |
|---|---|---|
| Chimica di base e intermedi | EniChem Anic e controllate | Montedipe e controllate |
| Chimica secondaria e fine | EniChem Synthesis e controllate | Auschem, Ausind, ACNA, Vinavil |
| Materiali e materie plastiche | EniChem Anic e controllate, EVC (50%), EniChem Tecnoresine |
Montedipe e controllate |
| Agricoltura | EniChem Agricoltura e controllate | Agrimont e Conserv |
| Detergenza | EniChem Augusta e controllate | Ausidet |
| Elastomeri | EniChem Elastomeri e controllate | Dutral |
| Fibre | EniChem Fibre e controllate | Montefibre (59,49%) e controllate |
| Raffineria e aromatici | Raffineria siciliana, Nurachem | Raffineria e aromatici di SELM |
| Ricerca | - | Istituto Guido Donegani |
| Sanità e altre attività | Sclavo, Bellico, Boston, Alta, Sinel e altre società minori |
Sefimont, Sime, Segem |
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ TRUPPE E GENERALI IN MARCIA SULL' ENIMONT - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato l'8 marzo 2021.
- ↑ fondazioneraulgardini.org, https://fondazioneraulgardini.org/wp-content/uploads/2019/08/Le-tappe-della-vicenda-Enimont.pdf.
- ↑ milanofinanza.it, https://www.milanofinanza.it/news/l-alambicco-a-caro-prezzo-1088089.
- ↑ italianodellafinanza.it, https://www.italianodellafinanza.it/2021/06/06/la-maxi-tangente-enimont/.
- ↑ ilpost.it, https://www.ilpost.it/2018/07/20/suicidio-gabriele-cagliari-25-anni-fa/.
- ↑ pangea.news, https://www.pangea.news/tangentopoli-gardini-gianluca-barbera/.
- ↑ investire.biz, https://investire.biz/economia-e-finanza/tangente-enimont-quel-processo-che-fece-tremare-la-politica-raul-gardini-tangentopoli-mani-pulite-montedison-eni-chimica-suicidi-in-carcere-finanzieri.