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Comunicazione tra elefanti

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Elefanti asiatici che si salutano intrecciando le proboscidi

La comunicazione tra elefanti avviene tramite contatto fisico, segnali visivi, vocalizzazioni, vibrazioni sismiche e segnali semiochimici.

Segnali tattili

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Elefanti (Loxodonta africana) in rituale di accoppiamento, composizione fotografica, Addo Elephant Park, Sudafrica

Gli elefanti si salutano strofinando o intrecciando le loro proboscidi; quest'ultimo comportamento si verifica anche durante competizioni lievi. Gli esemplari più anziani usano colpi di proboscide, calci e spinte per disciplinare i più giovani. Individui di qualsiasi età e sesso si toccano reciprocamente la bocca, le ghiandole temporali e i genitali, in particolare durante gli incontri o quando sono eccitati. Questo permette loro di cogliere segnali chimici. Il contatto è particolarmente importante nella comunicazione madre-figlio. Durante gli spostamenti, le madri toccano i loro piccoli con la proboscide o i piedi quando sono fianco a fianco, oppure con la coda se il piccolo è dietro di loro. Se un cucciolo vuole riposare, si appoggia contro le zampe anteriori della madre, mentre se vuole poppare le tocca il petto o la zampa.[1]

Segnali visivi

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I segnali visivi si manifestano per lo più in situazioni di comportamento agonistico. Gli elefanti cercano di apparire più minacciosi sollevando la testa e allargando le orecchie. Possono arricchire tale display scuotendo la testa e sbattendo le orecchie, oltre a lanciare polvere e vegetazione. Nella maggior parte dei casi, queste azioni sono dei bluff. Gli elefanti eccitati possono alzare la proboscide. Quelli sottomessi abbassano la testa e la proboscide, oltre a piegare le orecchie lungo il collo, mentre coloro che accettano la sfida dispongono le orecchie a forma di V.[1]

Segnali acustici

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Gli elefanti producono diversi suoni, di solito tramite la laringe, anche se alcuni possono essere modificati dalla proboscide.[1][2][3][4][5] Probabilmente il richiamo più noto è il barrito, prodotto soffiando attraverso la proboscide. La produzione del barrito avviene in situazioni di eccitazione, angoscia o aggressione.[6][7][8][9] Gli elefanti in lotta possono ruggire o strillare, mentre quelli feriti possono emettere forti muggiti.[10][11]

Gli elefanti asiatici sono stati registrati mentre emettono tre suoni di base: brontolii, squittii e sbuffi. I brontolii nella loro forma di base sono usati per la comunicazione a breve distanza. Durante una lieve eccitazione, questi risuonano nella proboscide e diventano borbottii, mentre per la comunicazione a lunga distanza si intensificano fino a diventare ruggiti. I brontolii a bassa frequenza sono infrasuoni e vengono prodotti in vari contesti.[4] Gli squittii si presentano in due forme: cinguettii e barriti. I cinguettii consistono in brevi serie di squittii e indicano conflitto o nervosismo. I barriti sono squittii più lunghi e più intensi e vengono emessi in caso di forte eccitazione. Gli sbuffi indicano cambiamenti nell'attività e aumentano di volume durante stati di lieve o forte eccitazione. In quest'ultimo caso, quando l'elefante batte la punta della proboscide, genera dei boati che fungono da segnali di minaccia.[12]

Gli elefanti possono produrre richiami infrasonici con frequenze inferiori ai 20 Hz.[13] Questi richiami sono importanti, in particolare per la comunicazione a lunga distanza,[1] sia negli elefanti africani che asiatici. Per gli elefanti asiatici tali vocalizzazioni hanno frequenze comprese tra 14 e 24 Hz, con livelli di pressione sonora tra 85 e 90 dB e durano 10-15 secondi.[14] Negli elefanti africani, le frequenze variano tra 15 e 35 Hz e possono raggiungere livelli di pressione sonora fino a 117 dB, permettendo la comunicazione per molti chilometri, con un possibile raggio massimo di circa 10 km.[15]

Brontolio a bassa frequenza visualizzato con una telecamera acustica.

Nel Parco nazionale di Amboseli sono stati identificati diversi richiami infrasonici:[12]

  • borbottio di saluto - emesso dalle femmine adulte di un gruppo familiare che si riuniscono dopo essersi separate per diverse ore;
  • richiamo di contatto - suoni morbidi e non modulati emessi da un individuo che si è allontanato dal gruppo fino a 2 km;
  • risposta al richiamo di contatto - emessa in risposta al richiamo di contatto; comincia forte, ma si affievolisce verso la fine;
  • brontolio "andiamo" - un brontolio soffice emesso dalla matriarca per segnalare agli altri membri del branco che è ora di spostarsi;
  • brontolio di musth - brontolio pulsato a bassa frequenza emesso dai maschi in musth (soprannominato "motocicletta");
  • coro femminile - coro modulato a bassa frequenza prodotto da diverse femmine in risposta a un rumble di musth;
  • richiamo post-copulatorio - emesso da una femmina in estro dopo l'accoppiamento;
  • pandemonio da accoppiamento - richiami di eccitazione emessi dal gruppo familiare della femmina dopo che si è accoppiata.

Nomi e riconoscimento

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Grazie al machine learning, nel 2024 è stato ipotizzato che gli elefanti utilizzino nomi personali.[16] Una ricerca pubblicata su Nature Ecology and Evolution ha dimostrato che gli elefanti si chiamano per nome e rispondono quando sentono altri chiamarli. I ricercatori hanno analizzato centinaia di vocalizzazioni registrate in Kenya per oltre un anno, utilizzando il machine learning per identificare i suoni specifici usati dagli elefanti quando si chiamano l'un l'altro. Quando tali vocalizzazioni sono state riprodotte, gli elefanti hanno risposto al suono dei loro amici o familiari chiamandoli per nome, rispondendo vocalmente o avvicinandosi alla fonte del suono. Questo comportamento suggerisce che gli elefanti possano essere capaci di pensiero astratto e possiedano un vocabolario che va oltre i nomi. Si ipotizza che tali ricerche potrebbero consentire in futuro agli esseri umani di comunicare direttamente con gli elefanti, ad esempio per avvertirli di pericoli come i bracconieri.[17]

Anatomia del tratto vocale

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La laringe dell'elefante è la più grande conosciuta tra i mammiferi. Le corde vocali sono lunghe e sono attaccate vicino alla base dell'epiglottide. Rispetto alle corde vocali umane, quelle degli elefanti sono più lunghe, spesse e hanno una superficie di sezione trasversale maggiore. Inoltre, sono inclinate di 45 gradi e situate più anteriormente rispetto a quelle umane.[18] Da vari esperimenti risulta che la laringe dell'elefante può produrre vari e complessi fenomeni vibratori. In situazioni in vivo, tali fenomeni possono essere attivati dall'interazione tra le corde vocali e il tratto vocale, che innalzano o abbassano la frequenza fondamentale.[13]

Uno dei fenomeni vibratori che si verificano all'interno della laringe è costituito da onde viaggianti alternanti A-P (antero-posteriori) e P-A, favorite dall'insolita anatomia della laringe. Questo può essere caratterizzato da un movimento unico di apertura/chiusura della glottide. Quando la trachea si trova a una pressione di circa 6 kPa, inizia la fonazione e il tessuto laringeo comincia a vibrare a circa 15 kPa. I meccanismi di produzione vocale a certe frequenze sono simili a quelli degli umani e di altri mammiferi e i tessuti laringei sono soggetti a oscillazioni auto-mantenute. Due caratteristiche biomeccaniche possono generare questi schemi di onde viaggianti: una bassa frequenza fondamentale e, nelle corde vocali, un aumento della tensione longitudinale.[18]

Segnali sismici

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È noto che gli elefanti comunicano attraverso segnali sismici, ovvero vibrazioni prodotte da impatti sulla superficie terrestre o da onde acustiche che viaggiano attraverso di essa. Essi sembrano fare affidamento sulle ossa delle gambe e delle spalle per trasmettere tali segnali all'orecchio medio. Quando rilevano segnali sismici, gli animali si inclinano in avanti e pongono maggior peso sulle zampe anteriori, più grandi; questo comportamento è noto come freezing behaviour (comportamento di immobilizzazione). Gli elefanti possiedono diversi adattamenti specifici per la comunicazione sismica. I cuscinetti plantari contengono noduli cartilaginei e presentano somiglianze con il grasso acustico presente in alcuni mammiferi marini, come odontoceti e sirenî. Un particolare muscolo a forma di sfintere intorno al condotto uditivo restringe il passaggio e smorza i segnali acustici, permettendo all'animale di percepire meglio i segnali sismici.[19]

Gli elefanti sembrano utilizzare i segnali sismici per diversi scopi. Un individuo che corre o finge un attacco può generare segnali sismici udibili a grande distanza.[20] Quando percepiscono segnali sismici corrispondenti a richiami d'allarme che indicano la presenza di predatori, gli elefanti adottano una postura difensiva e i gruppi familiari si compattano. Le onde sismiche prodotte dalla locomozione sembrano poter viaggiare fino a 32 km, mentre quelle prodotte dalle vocalizzazioni raggiungono i 16 km.[21]

Segnali semiochimici

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Gli elefanti possono anche comunicare attraverso l'olfatto e i semiochimici.[22][23] La secrezione di semiochimici può avvenire tramite feci e urine,[24] così come attraverso la ghiandola temporale, una struttura derivata dalle ghiandole sudoripare e situata su entrambi i lati della testa sia nei maschi che nelle femmine.[22][23] La sostanza secreta dai maschi dalle ghiandole temporali durante il musth contiene numerosi composti chimici e sembra suscitare interesse nelle femmine.[22] Gli elefanti possono esplorare e rilevare i semiochimici tramite l'organo vomeronasale (VNO).[23] Essi possono compiere diversi passaggi per analizzare l'odore di una superficie con la proboscide, prima di inserire la punta di questa nella bocca e farla entrare in contatto con la parte anteriore del palato duro, trasferendo così i semiochimici al VNO.[23]

  1. 1 2 3 4 K. B. Payne e W. R. Langbauer, Elephant Communication, in J. Shoshani (a cura di), Elephants: Majestic Creatures of the Wild, Rodale Press, 2000, pp. 116-23, ISBN 978-0-87596-143-9, OCLC 475147472.
  2. Angela S. Stoeger, Anton Baotic e Gunnar Heilmann, Vocal Creativity in Elephant Sound Production, in Biology, vol. 10, n. 8, agosto 2021, p. 750, DOI:10.3390/biology10080750, ISSN 2079-7737 (WC · ACNP), PMC 8389636, PMID 34439982.
  3. Veronika C. Beeck, Gunnar Heilmann, Michael Kerscher e Angela S. Stoeger, A novel theory of Asian elephant high-frequency squeak production, in BMC Biology, vol. 19, n. 1, 17 giugno 2021, p. 121, DOI:10.1186/s12915-021-01026-z, ISSN 1741-7007 (WC · ACNP), PMC 8210382, PMID 34134675.
  4. 1 2 Mystery of elephant infrasounds revealed, su ScienceDaily. URL consultato il 15 febbraio 2023.
  5. Hoope Joyce, The behavioral context of African elephant acoustic communication, in C. J. Moss, H. J. Croze e P. C. Lee (a cura di), The Amboseli Elephants: A Long-Term Perspective on a Long-Lived Mammal, University of Chicago Press, gennaio 2011.
  6. R. Estes, The behavior guide to African mammals: including hoofed mammals, carnivores, primates, University of California Press, 1991, pp. 263-66, ISBN 978-0-520-08085-0.
  7. Evelyn Fuchs, Veronika C. Beeck, Anton Baotic e Angela S. Stoeger, Acoustic structure and information content of trumpets in female Asian elephants (Elephas maximus), in PLOS ONE, vol. 16, n. 11, 23 novembre 2021, Bibcode:2021PLoSO..1660284F, DOI:10.1371/journal.pone.0260284, ISSN 1932-6203 (WC · ACNP), PMC 8610244, PMID 34813615.
  8. What Elephant Calls Mean: A User's Guide, in National Geographic, 2 maggio 2014. URL consultato il 15 febbraio 2023 (archiviato dall'url originale il 18 febbraio 2021).
  9. World Elephant Day: 25 wild animal facts, su CBS News, 12 agosto 2015. URL consultato il 15 febbraio 2023.
  10. Kingdon, p. 63.
  11. Everything you ever wanted to know about Elephants, su WildTrails, 9 aprile 2016. URL consultato il 15 febbraio 2023.
  12. 1 2 R. Sukumar, The Living Elephants: Evolutionary Ecology, Behaviour, and Conservation, Oxford University Press, USA, 11 settembre 2003, ISBN 978-0-19-510778-4, OCLC 935260783.
  13. 1 2 C. T. Herbest, A. Stoeger, R. Frey, J. Lohscheller, I. R. Titze, M. Gumpenberger e W. T. Fitch, How Low Can You Go? Physical Production Mechanism of Elephant Infrasonic Vocalizations, in Science, vol. 337, n. 6094, 2012, pp. 595-599, Bibcode:2012Sci...337..595H, DOI:10.1126/science.1219712, PMID 22859490.
  14. K. B. Payne, W. R. Langbauer e E. M. Thomas, Infrasonic calls of the Asian elephant (Elephas maximus), in Behavioral Ecology and Sociobiology, vol. 18, n. 4, 1986, pp. 297-301, Bibcode:1986BEcoS..18..297P, DOI:10.1007/BF00300007.
  15. D. Larom, M. Garstang, K. Payne, R. Raspet e M. Lindeque, The influence of surface atmospheric conditions on the range and area reached by animal vocalizations (PDF), in Journal of Experimental Biology, vol. 200, Pt 3, 1997, pp. 421-31, DOI:10.1242/jeb.200.3.421, PMID 9057305.
  16. Michael A. Pardo, Kurt Fristrup, David S. Lolchuragi, Joyce H. Poole, Petter Granli, Cynthia Moss, Iain Douglas-Hamilton e George Wittemyer, African elephants address one another with individually specific name-like calls, in Nature Ecology & Evolution, vol. 8, n. 7, 10 giugno 2024, pp. 1353-1364, Bibcode:2024NatEE...8.1353P, DOI:10.1038/s41559-024-02420-w, ISSN 2397-334X (WC · ACNP), PMID 38858512.
  17. Elephants Have Names for Each Other, Study Finds, su Yale E360. URL consultato il 4 giugno 2024.
  18. 1 2 C. T. Herbest, J. G. Švec, J. Lohscheller, R. Frey, M. Gumpenberger, A. Stoeger e W. T. Fitch, Complex Vibratory Patterns in an Elephant Larynx, in Journal of Experimental Biology, vol. 216, n. 21, 2013, pp. 4054-4064, DOI:10.1242/jeb.091009, PMID 24133151.
  19. E. O. O'Connell-Rodwell, Keeping an "ear" to the ground: seismic communication in elephants, in Physiology, vol. 22, n. 4, 2007, pp. 287-94, DOI:10.1152/physiol.00008.2007, PMID 17699882.
  20. C. E. O'Connell-Rodwell, B. Arnason e L. A. Hart, Seismic properties of Asian elephant (Elephas maximus) vocalizations and locomotion, in Journal of the Acoustical Society of America, vol. 108, n. 6, 2000, pp. 3066-72, Bibcode:2000ASAJ..108.3066O, DOI:10.1121/1.1323460, PMID 11144599.
  21. C. E. O'Connell-Rodwell, J. D. Wood, T. C. Rodwell, S. Puria, S. R. Partan, R. Keefe, D. Shriver, B. T. Arnason e L. A. Hart, Wild elephant (Loxodonta africana) breeding herds respond to artificially transmitted seismic stimuli (PDF), in Behavioural and Ecological Sociobiology, vol. 59, n. 6, 1º febbraio 2006, pp. 842-50, Bibcode:2006BEcoS..59..842O, DOI:10.1007/s00265-005-0136-2 (archiviato il 3 dicembre 2013).
  22. 1 2 3 Eric S. Albone, Mammalian semiochemistry: the investigation of chemical signals between mammals, Wiley, 1984, ISBN 0-471-10253-9, OCLC 476223784.
  23. 1 2 3 4 L. E. L. Rasmussen e B. A. Schulte, Chemical signals in the reproduction of Asian (Elephas maximus) and African (Loxodonta africana) elephants, in Animal Reproduction Science, vol. 53, n. 1-4, 1998, pp. 19-34, DOI:10.1016/s0378-4320(98)00124-9, ISSN 0378-4320 (WC · ACNP), PMID 9835364.
  24. Katharina Von Dürckheim, Olfaction and scent discrimination in African elephants (Loxodonta africana), Stellenbosch University, 2021.

Collegamenti esterni

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