Comunicazione tra elefanti

La comunicazione tra elefanti avviene tramite contatto fisico, segnali visivi, vocalizzazioni, vibrazioni sismiche e segnali semiochimici.
Segnali tattili
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Gli elefanti si salutano strofinando o intrecciando le loro proboscidi; quest'ultimo comportamento si verifica anche durante competizioni lievi. Gli esemplari più anziani usano colpi di proboscide, calci e spinte per disciplinare i più giovani. Individui di qualsiasi età e sesso si toccano reciprocamente la bocca, le ghiandole temporali e i genitali, in particolare durante gli incontri o quando sono eccitati. Questo permette loro di cogliere segnali chimici. Il contatto è particolarmente importante nella comunicazione madre-figlio. Durante gli spostamenti, le madri toccano i loro piccoli con la proboscide o i piedi quando sono fianco a fianco, oppure con la coda se il piccolo è dietro di loro. Se un cucciolo vuole riposare, si appoggia contro le zampe anteriori della madre, mentre se vuole poppare le tocca il petto o la zampa.[1]
Segnali visivi
[modifica | modifica wikitesto]I segnali visivi si manifestano per lo più in situazioni di comportamento agonistico. Gli elefanti cercano di apparire più minacciosi sollevando la testa e allargando le orecchie. Possono arricchire tale display scuotendo la testa e sbattendo le orecchie, oltre a lanciare polvere e vegetazione. Nella maggior parte dei casi, queste azioni sono dei bluff. Gli elefanti eccitati possono alzare la proboscide. Quelli sottomessi abbassano la testa e la proboscide, oltre a piegare le orecchie lungo il collo, mentre coloro che accettano la sfida dispongono le orecchie a forma di V.[1]
Segnali acustici
[modifica | modifica wikitesto]Gli elefanti producono diversi suoni, di solito tramite la laringe, anche se alcuni possono essere modificati dalla proboscide.[1][2][3][4][5] Probabilmente il richiamo più noto è il barrito, prodotto soffiando attraverso la proboscide. La produzione del barrito avviene in situazioni di eccitazione, angoscia o aggressione.[6][7][8][9] Gli elefanti in lotta possono ruggire o strillare, mentre quelli feriti possono emettere forti muggiti.[10][11]
Gli elefanti asiatici sono stati registrati mentre emettono tre suoni di base: brontolii, squittii e sbuffi. I brontolii nella loro forma di base sono usati per la comunicazione a breve distanza. Durante una lieve eccitazione, questi risuonano nella proboscide e diventano borbottii, mentre per la comunicazione a lunga distanza si intensificano fino a diventare ruggiti. I brontolii a bassa frequenza sono infrasuoni e vengono prodotti in vari contesti.[4] Gli squittii si presentano in due forme: cinguettii e barriti. I cinguettii consistono in brevi serie di squittii e indicano conflitto o nervosismo. I barriti sono squittii più lunghi e più intensi e vengono emessi in caso di forte eccitazione. Gli sbuffi indicano cambiamenti nell'attività e aumentano di volume durante stati di lieve o forte eccitazione. In quest'ultimo caso, quando l'elefante batte la punta della proboscide, genera dei boati che fungono da segnali di minaccia.[12]
Infrasuoni
[modifica | modifica wikitesto]Gli elefanti possono produrre richiami infrasonici con frequenze inferiori ai 20 Hz.[13] Questi richiami sono importanti, in particolare per la comunicazione a lunga distanza,[1] sia negli elefanti africani che asiatici. Per gli elefanti asiatici tali vocalizzazioni hanno frequenze comprese tra 14 e 24 Hz, con livelli di pressione sonora tra 85 e 90 dB e durano 10-15 secondi.[14] Negli elefanti africani, le frequenze variano tra 15 e 35 Hz e possono raggiungere livelli di pressione sonora fino a 117 dB, permettendo la comunicazione per molti chilometri, con un possibile raggio massimo di circa 10 km.[15]
Nel Parco nazionale di Amboseli sono stati identificati diversi richiami infrasonici:[12]
- borbottio di saluto - emesso dalle femmine adulte di un gruppo familiare che si riuniscono dopo essersi separate per diverse ore;
- richiamo di contatto - suoni morbidi e non modulati emessi da un individuo che si è allontanato dal gruppo fino a 2 km;
- risposta al richiamo di contatto - emessa in risposta al richiamo di contatto; comincia forte, ma si affievolisce verso la fine;
- brontolio "andiamo" - un brontolio soffice emesso dalla matriarca per segnalare agli altri membri del branco che è ora di spostarsi;
- brontolio di musth - brontolio pulsato a bassa frequenza emesso dai maschi in musth (soprannominato "motocicletta");
- coro femminile - coro modulato a bassa frequenza prodotto da diverse femmine in risposta a un rumble di musth;
- richiamo post-copulatorio - emesso da una femmina in estro dopo l'accoppiamento;
- pandemonio da accoppiamento - richiami di eccitazione emessi dal gruppo familiare della femmina dopo che si è accoppiata.
Nomi e riconoscimento
[modifica | modifica wikitesto]Grazie al machine learning, nel 2024 è stato ipotizzato che gli elefanti utilizzino nomi personali.[16] Una ricerca pubblicata su Nature Ecology and Evolution ha dimostrato che gli elefanti si chiamano per nome e rispondono quando sentono altri chiamarli. I ricercatori hanno analizzato centinaia di vocalizzazioni registrate in Kenya per oltre un anno, utilizzando il machine learning per identificare i suoni specifici usati dagli elefanti quando si chiamano l'un l'altro. Quando tali vocalizzazioni sono state riprodotte, gli elefanti hanno risposto al suono dei loro amici o familiari chiamandoli per nome, rispondendo vocalmente o avvicinandosi alla fonte del suono. Questo comportamento suggerisce che gli elefanti possano essere capaci di pensiero astratto e possiedano un vocabolario che va oltre i nomi. Si ipotizza che tali ricerche potrebbero consentire in futuro agli esseri umani di comunicare direttamente con gli elefanti, ad esempio per avvertirli di pericoli come i bracconieri.[17]
Anatomia del tratto vocale
[modifica | modifica wikitesto]La laringe dell'elefante è la più grande conosciuta tra i mammiferi. Le corde vocali sono lunghe e sono attaccate vicino alla base dell'epiglottide. Rispetto alle corde vocali umane, quelle degli elefanti sono più lunghe, spesse e hanno una superficie di sezione trasversale maggiore. Inoltre, sono inclinate di 45 gradi e situate più anteriormente rispetto a quelle umane.[18] Da vari esperimenti risulta che la laringe dell'elefante può produrre vari e complessi fenomeni vibratori. In situazioni in vivo, tali fenomeni possono essere attivati dall'interazione tra le corde vocali e il tratto vocale, che innalzano o abbassano la frequenza fondamentale.[13]
Uno dei fenomeni vibratori che si verificano all'interno della laringe è costituito da onde viaggianti alternanti A-P (antero-posteriori) e P-A, favorite dall'insolita anatomia della laringe. Questo può essere caratterizzato da un movimento unico di apertura/chiusura della glottide. Quando la trachea si trova a una pressione di circa 6 kPa, inizia la fonazione e il tessuto laringeo comincia a vibrare a circa 15 kPa. I meccanismi di produzione vocale a certe frequenze sono simili a quelli degli umani e di altri mammiferi e i tessuti laringei sono soggetti a oscillazioni auto-mantenute. Due caratteristiche biomeccaniche possono generare questi schemi di onde viaggianti: una bassa frequenza fondamentale e, nelle corde vocali, un aumento della tensione longitudinale.[18]
Segnali sismici
[modifica | modifica wikitesto]È noto che gli elefanti comunicano attraverso segnali sismici, ovvero vibrazioni prodotte da impatti sulla superficie terrestre o da onde acustiche che viaggiano attraverso di essa. Essi sembrano fare affidamento sulle ossa delle gambe e delle spalle per trasmettere tali segnali all'orecchio medio. Quando rilevano segnali sismici, gli animali si inclinano in avanti e pongono maggior peso sulle zampe anteriori, più grandi; questo comportamento è noto come freezing behaviour (comportamento di immobilizzazione). Gli elefanti possiedono diversi adattamenti specifici per la comunicazione sismica. I cuscinetti plantari contengono noduli cartilaginei e presentano somiglianze con il grasso acustico presente in alcuni mammiferi marini, come odontoceti e sirenî. Un particolare muscolo a forma di sfintere intorno al condotto uditivo restringe il passaggio e smorza i segnali acustici, permettendo all'animale di percepire meglio i segnali sismici.[19]
Gli elefanti sembrano utilizzare i segnali sismici per diversi scopi. Un individuo che corre o finge un attacco può generare segnali sismici udibili a grande distanza.[20] Quando percepiscono segnali sismici corrispondenti a richiami d'allarme che indicano la presenza di predatori, gli elefanti adottano una postura difensiva e i gruppi familiari si compattano. Le onde sismiche prodotte dalla locomozione sembrano poter viaggiare fino a 32 km, mentre quelle prodotte dalle vocalizzazioni raggiungono i 16 km.[21]
Segnali semiochimici
[modifica | modifica wikitesto]Gli elefanti possono anche comunicare attraverso l'olfatto e i semiochimici.[22][23] La secrezione di semiochimici può avvenire tramite feci e urine,[24] così come attraverso la ghiandola temporale, una struttura derivata dalle ghiandole sudoripare e situata su entrambi i lati della testa sia nei maschi che nelle femmine.[22][23] La sostanza secreta dai maschi dalle ghiandole temporali durante il musth contiene numerosi composti chimici e sembra suscitare interesse nelle femmine.[22] Gli elefanti possono esplorare e rilevare i semiochimici tramite l'organo vomeronasale (VNO).[23] Essi possono compiere diversi passaggi per analizzare l'odore di una superficie con la proboscide, prima di inserire la punta di questa nella bocca e farla entrare in contatto con la parte anteriore del palato duro, trasferendo così i semiochimici al VNO.[23]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 K. B. Payne e W. R. Langbauer, Elephant Communication, in J. Shoshani (a cura di), Elephants: Majestic Creatures of the Wild, Rodale Press, 2000, pp. 116-23, ISBN 978-0-87596-143-9, OCLC 475147472.
- ↑ Angela S. Stoeger, Anton Baotic e Gunnar Heilmann, Vocal Creativity in Elephant Sound Production, in Biology, vol. 10, n. 8, agosto 2021, p. 750, DOI:10.3390/biology10080750, ISSN 2079-7737, PMC 8389636, PMID 34439982.
- ↑ Veronika C. Beeck, Gunnar Heilmann, Michael Kerscher e Angela S. Stoeger, A novel theory of Asian elephant high-frequency squeak production, in BMC Biology, vol. 19, n. 1, 17 giugno 2021, p. 121, DOI:10.1186/s12915-021-01026-z, ISSN 1741-7007, PMC 8210382, PMID 34134675.
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- ↑ What Elephant Calls Mean: A User's Guide, in National Geographic, 2 maggio 2014. URL consultato il 15 febbraio 2023 (archiviato dall'url originale il 18 febbraio 2021).
- ↑ World Elephant Day: 25 wild animal facts, su CBS News, 12 agosto 2015. URL consultato il 15 febbraio 2023.
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- 1 2 3 4 L. E. L. Rasmussen e B. A. Schulte, Chemical signals in the reproduction of Asian (Elephas maximus) and African (Loxodonta africana) elephants, in Animal Reproduction Science, vol. 53, n. 1-4, 1998, pp. 19-34, DOI:10.1016/s0378-4320(98)00124-9, ISSN 0378-4320, PMID 9835364.
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