Vai al contenuto

Cheddite

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Una fabbrica a Chedde, nell'Alta Savoia, in Francia, dove fu prodotta per la prima volta la Cheddite.

La cheddite è una classe di materiali esplosivi inventata in Francia nel 1897 da E. A. G. Street, che brevettò diverse varianti della composizione originale. Pressappoco nello stesso periodo, la Chemische Fabrik Griesheim in Germania brevettò un esplosivo simile. La produzione di questi esplosivi con il nome di "Explosifs Street" iniziò nel 1898 presso la Société Bergès, Corbin et Cie a Chedde, nell'Alta Savoia, in Francia. Alcune varianti di questi esplosivi furono esportate in Belgio. Vennero anche esportate in Inghilterra, dove furono prodotte dal 1900 con il nome di "Cheddites", così chiamate perché prodotte a Chedde[1][2][3][4].

Strettamente affini agli esplosivi Sprengel[5], le chedditi sono costituite da un'alta percentuale di clorati o perclorati inorganici, mescolati con altre sostanze che favoriscono la reazione esplosiva (ad esempio nitroaromatici come il dinitrobenzene o il dinitrotoluene) e che moderano i clorati/perclorati (ad esempio paraffina o olio di ricino)[1][2].

Sono stati prodotti diversi tipi di chedditi o di esplosivi simili alle chedditi, in forma gelatinosa o non gelatinosa[1][2]. Le chedditi di tipo gelatinoso sono esplosivi plastici che non induriscono durante la conservazione; furono sviluppate nel 1911 da C. Rubins e prodotte dalla Cheddit & Dynamit AG di Liestal, in Svizzera, e successivamente in altri paesi; questi esplosivi hanno una brisanza maggiore rispetto agli esplosivi a base di nitrato d'ammonio[1][2].

Per quanto riguarda il processo di produzione di esplosivi contenenti clorati – come le chedditi – è molto importante ricordare che i clorati non devono mai essere miscelati con sali di ammonio, poiché ciò formerebbe clorato d'ammonio che potrebbe esplodere spontaneamente[2][6].

Le chedditi furono originariamente sviluppate per l'uso civile, come esplosivi per brillamenti e demolizioni industriali. Le chedditi di tipo gelatinoso sono molto efficaci per i lavori in galleria, soprattutto contro rocce umide non troppo dure. Durante la Prima Guerra Mondiale, alcune chedditi furono utilizzate per scopi militari, ad esempio in lavori di demolizione e come carica esplosiva in bombe, granate, proiettili da mortaio e mine. Le chedditi furono utilizzate anche durante la Seconda Guerra Mondiale in alcune applicazioni militari[1].

La cheddite era un composto esplosivo molto prediletto e prodotto dall'Armia Krajowa (AK) nella Polonia occupata durante la Seconda Guerra Mondiale[7][8]; ad esempio, veniva utilizzata come riempitivo per la granata a mano improvvisata R wz. 42 "Sidolówka"[9].

"Cheddite" è anche il nome commerciale di un'azienda italiana fondata nel 1901 a Salviano, vicino Livorno, come filiale dell'azienda francese, che produceva munizioni ed esplosivi[2][10].

Le composizioni delle prime chedditi o esplosivi Street, studiate e approvate per la produzione presso la Poudrerie de Vonges dalla Commission des Substances Explosives francese, a partire dal 1897, sono presentate nella tabella seguente[2]:

Tabella I
Composizioni I II III
Clorato di potassio 75.0 74.6 80
Picronitronaftalina 20
Nitronaftalina 5.5 12.0
Amido 14.9
Olio di ricino 5.0 5.0 8.0

Le composizioni di alcune altre chedditi degne di nota sono presentate nella tabella seguente[1][2]:

Tabella II
Composizioni O n° 1 60bis

francese

Sevranites n° 1

francese

OS Extra

italiana

Plastigel II

italiano

Blastine

inglese

Militare

tedesca

Yonckite

belga

Clorato di potassio 80
Perclorato di potassio 56
Clorato di sodio 90 72.0
Nitrato di sodio 22 32
Perclorato d'ammonio 31 60 43
Mononitronaftalina (MNN) 13 12
Dinitrotoluene (DNT) 2 19.7
Trinitrotoluene (TNT) 11 15
Dinitrobenzene (DNB) 32
Tetranitrato di pentaeritrite (PETN) 48 6.5
Olio di ricino 5
Cotone collodio 1.8
Paraffina 7 7
Vaselina 3
Plasticizzante 18
Polvere di alluminio 3 10
  1. 1 2 3 4 5 6 (EN) FSTC 381-5042 Handbook of Foreign Explosives, Washington, D.C., U.S. Army Foreign Science and Technology Center, ottobre 1965, pp. 59–63.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 8 (EN) Basil T. Fedoroff e Oliver E. Sheffield, Encyclopedia of Explosives and Related Items, vol. 2, Picatinny Arsenal, New Jersey, U.S. Army Research and Development Command, 1962, pp. C155–C164, LCCN 61-61759.
  3. (EN) Arthur Marshall, Explosives: Their Manufacture, Properties, Tests and History, Philadelphia, P. Blakiston's Son & Co., 1915, p. 297.
  4. (EN) Henry B. Faber, Military Pyrotechnics: A Study of the Chemicals Used in the Manufacture of Military Pyrotechnics, vol. 3, Ordnance Department, U.S. Army, 1919, p. 127.
  5. (EN) K. L. Kosanke et al., Encyclopedic Dictionary of Pyrotechnics (and Related Subjects), Part 1 – A to E., collana Pyrotechnic Reference Series No. 6, Whitewater, CO, Journal of Pyrotechnics, Inc., 2012, p. 213, ISBN 978-1-889526-16-4.
  6. Camillo Belgrano, Gli esplosivi, 2ª ed., Udine, Arti Grafiche Friulane, 1974 [1952], pp. 354–355.
  7. (EN) Jonathan Walker, Poland Alone: Britain, SOE and the Collapse of Polish Resistance, 1944, The History Press, 2008, p. 59, ISBN 978-1-86227-474-7.
  8. (EN) Tadeusz Bór-Komorowski, The Secret Army: The Memoirs of General Bór-Komorowski, Frontline Books, 2011 [1950], p. 75, ISBN 978-1-84832-595-1.
  9. (EN) Tomasz Sałaciński, Selected aspects of undercover production of explosives and explosive devices in 1939-1945, in Materiały Wysokoenergetyczne, p. 160, DOI:10.22211/matwys/0171.
  10. (EN) A 125-Year Winning Italian Story, su chedditeitaly.it (archiviato dall'url originale il 4 aprile 2026).