Bedesten

Un bedesten (varianti: bezistan, bezisten, bedestan) è un tipo di mercato coperto o centro commerciale che storicamente si trovava nelle città dell'Impero ottomano. Esso era tipicamente l'edificio centrale del quartiere commerciale di una città ottomana, dove venivano conservati e venduti i beni più importanti e preziosi (come oro e gioielli). La sua funzione era paragonabile o equivalente a quella di una qaysariyya in altre regioni (di solito di lingua araba), anche se l'architettura di quest'ultima poteva essere diversa e simile a quella di un bazar con le sue strade.[1]
Etimologia
[modifica | modifica wikitesto]La parola deriva dal persiano بزازستان bazzāzestān, che significa "luogo dei drappieri", dove questi sono i venditori di abiti e tessuti.[2] La parola include il suffisso persiano -istan.[3] Gli ottomani lo pronunciavano Bazzistan e Bedesten.[2]
Storia e funzione
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Il bedesten è un tipo di edificio che si sviluppò nell'architettura ottomana del XV secolo.[4] I bedesten nacquero originariamente come luogo in cui ospitare i venditori di tessuti e stoffe, ma col tempo vi furono conservati anche beni più preziosi. Poiché questo tipo di edificio era più sicuro e poteva essere chiuso a chiave durante la notte, divenne il luogo in cui venivano conservati, protetti, regolamentati e venduti i beni più importanti (ad esempio oro e gioielli).[4][5] Oltre al commercio di gioielli e tessuti, nei bedesten venivano venduti anche schiavi.[6] I mercanti esperti nei bedestan fornivano anche assistenza nelle controversie commerciali e, in alcuni casi, vi erano impiegati funzionari che svolgevano compiti di regolamentazione simili. Gli accordi della waqf (trust inalienabili nel diritto islamico) regolavano il funzionamento e la manutenzione dei bedestan e potevano fornire gli stipendi a questi dipendenti.[4] Gli inquilini potevano persino affittare bancarelle nel bedesten da queste waqf.[6] Il bedesten era un edificio così importante che durante il periodo ottomano le città erano spesso classificate in due categorie: città con un bedesten e città senza.[7]
I primi bedesten di rilievo furono costruiti nelle capitali dell'Impero ottomano, che fungevano da centri economici dell'impero. Il bedesten di Bursa fu costruito alla fine del XIV secolo dal sultano Bayezid I Yildirim durante il suo regno tra il 1389 e il 1402.[4][8] Il bedesten di Edirne fu costruito dal sultano Mehmed I tra il 1413 e il 1421.[4] Il primo bedesten di Istanbul, noto con vari nomi come Bedesten interno (in turco Iç Bedesten), Bedesten antico (in turco Eski Bedesten o Bedesten-i Atik) o Bedesten dei gioiellieri (in turco Cevahir Bedesteni), fu costruito per ordine del sultano Mehmed II Fatih tra il 1456 e il 1461, subito dopo la sua conquista della città.[9][10] Un secondo bedesten, il Sandal Bedesten, noto anche come Piccolo Bedesten (in turco Küçük Bedesten) o Nuovo Bedesten (in turco Bedesten-i Cedid), fu costruito da Mehmed II circa dodici anni dopo.[9][11]
Questi due bedesten costituirono il nucleo originario del Grande Bazar d'Istanbul, che si sviluppò attorno ad essi nel corso delle generazioni successive.[9][11] Alcuni bedesten ottomani, tra cui quelli di Bursa, Edirne e Istanbul, sono ancora oggi attivi come centri commerciali.[4]
Architettura
[modifica | modifica wikitesto]I bedesten hanno solitamente una pianta rettangolare, con una sala principale coperta da cupole e separata dall'esterno da pareti, ad eccezione di alcuni ingressi designati. Il loro design deriva in parte dal design delle moschee ottomane.[12] Spesso c'erano negozi sul perimetro esterno, ma la sala interna era il luogo in cui venivano conservati e venduti i beni più importanti.[7]
Esempi di bedesten
[modifica | modifica wikitesto]Durante l'Impero ottomano furono costruiti numerosi bedesten, alcuni dei quali sono sopravvissuti fino ad oggi. Alcuni degli esempi più notevoli includono i seguenti:
- Iç Bedesten nel Grande Bazar di Istanbul (costruito tra il 1456 e il 1461)[9]
- Sandal Bedesten nel Grande Bazar d'Istanbul (costruito poco dopo l'Iç Bedesten)[9]
- Bedesten di Bursa, Turchia (costruito tra il 1389 e il 1402)[8]
- Bedesten di Edirne, Turchia (costruito tra il 1413 e il 1421)[4]
- Bedesten di Mahmut Pascià ad Ankara, Turchia (costruito alla fine del XV secolo; oggi ospita parte del Museo delle civiltà anatoliche)[13]
- Bezistan di Gazi-Husrev Beg a Baščaršija, Sarajevo, Bosnia-Erzegovina.[14]
- Brusa Bezistan, sempre a Sarajevo[15]
- Bezistan nel Vecchio Bazar, Skopje, Macedonia del Nord
- Bezistan a Bitola, Macedonia del Nord[16]
- Bedesten di Serres, Grecia (oggi ospita il Museo archeologico di Serres)[17]
- Bedesten di Larissa, Grecia
- Bedesten a Nicosia, Cipro (in origine una chiesa greco-ortodossa del VI e XIV secolo, architettonicamente diversa da tutti gli altri bedesten ottomani)[18]
- Bedesten di Salonicco, Grecia[19]
Esistono anche esemplari successivi all'era ottomana, come il Bezistan di Belgrado.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ (EN) Salma Khadra Jayyusi, Renata Holod, Attilio Petruccioli e André Raymond, The Ottoman cities on the Balkans, in The city in the Islamic world, Leiden; Boston, Brill, 2008, p. 149, ISBN 978-90-04-16240-2. URL consultato il 3 novembre 2011.
- 1 2 (TR) Kamusi Osmani, su kamusiosmani.net. URL consultato il 21 settembre 2019 (archiviato dall'url originale il 10 luglio 2019).
- ↑ (DE) Zeitschrift für Ethnologie, Springer-Verlag, 1974, p. 226. URL consultato il 3 novembre 2011.
- 1 2 3 4 5 6 7 (EN) Gönül Öney, Lale Bulut, Şakir Çakmak, Ertan Daş, Aydoğan Demir, Yekta Demiralp e Rahmi H. Ünal, Early Ottoman Art: The Legacy of the Emirates, Museum With No Frontiers, 2013.
- ↑ (EN) Hilary Sumner-Boyd e John Freely, Strolling Through Istanbul: The Classic Guide to the City, Revised, Tauris Parke Paperbacks, 2010, pp. 157.
- 1 2 (EN) An economic and social history of the Ottoman Empire, Cambridge; New York, Cambridge University Press, 1997, pp. 578, ISBN 978-0-521-57456-3.
- 1 2 Kreiser, Klaus: „Bedesten-Bauten im Osmanischen Reich. Ein vorläufiger Überblick auf Grund der Schriftquellen.“, in: Istanbuler Mitteilungen (Deutsches Archäologisches Institut, Abteilung Istanbul) 2, pp.367-400 (Tübingen 1979), reprint in Istanbul und das Osmanische Reich. Derwischwesen, Baugeschichte, Inschriftenkunde. Istanbul: Isis 1995. 286 S. (Analecta Isisiana. 14) pp.61-96.
- 1 2 (EN) Özlem Köprülü Bağbancı, Commerce in the Emerging Empire: Formation of the Ottoman Trade Center in Bursa., in Mohammad Gharipour (a cura di), The Bazaar in the Islamic City: Design, Culture, and History, Oxford University Press, 2012, pp. 97–114, ISBN 9789774165290.
- 1 2 3 4 5 (EN) Andrea Duranti, A Caravanserai on the Route to Modernity: The Case of the Valide Han of Istanbul, in Mohammad Gharipour (a cura di), The Bazaar in the Islamic City: Design, Culture, and History, Oxford University Press, 2012, pp. 229–250, ISBN 9789774165290.
- ↑ (EN) Kapalıçarşı, su Archnet. URL consultato il 24 giugno 2020.
- 1 2 (EN) İnci Türkoğlu, Grand Bazaar, su Discover Islamic Art, Museum With No Frontiers. URL consultato il 24 giugno 2020.
- ↑ (EN) H. T. Norris, Glossary, in Islam in the Balkans: religion and society between Europe and the Arab world, London, Hurst, 1993, p. xiv, ISBN 978-1-85065-167-3. URL consultato il 3 novembre 2011.
- ↑ (EN) Ankara - Anatolian Civilizations Museum, su ktb.gov.tr. URL consultato il 27 luglio 2020.
- ↑ (EN) Brusa bezistan (Rustem Pasha bezistan, Small bezistan) with shops, the architectural ensemble, su kons.gov.ba, Bosna i Hertegovina - Commission to Preserve National Monuments. URL consultato il 5 novembre 2011 (archiviato dall'url originale il 1º maggio 2012).
- ↑ (EN) Gazi Husrev-beg bezistan with shops, the architectural ensemble, su kons.gov.ba, Bosna i Hertegovina - Commission to Preserve National Monuments. URL consultato il 5 novembre 2011 (archiviato dall'url originale il 1º maggio 2012).
- ↑ (EN) Bitola bezistan (Covered bazaar), su bitolatourist.info.
- ↑ (EL) Vasilis Kostovasilis, Μπεζεστένι Σερρών, in Part of the article "Τα Μπεζεστένια - Οι μεγάλες σκεπαστές αγορές", Ελληνικό Πανόραμα, Issue 30 (2002), pp. 102-131, Serres Central Library. URL consultato il 5 novembre 2011 (archiviato dall'url originale il 21 novembre 2011).
- ↑ (TR) Tuncer Bağışkan, Kıbrıs'ta Osmanlı – Türk Eserleri (5), su yeniduzen.com, Yeni Düzen, 8 novembre 2014. URL consultato il 24 luglio 2015.
- ↑ (EL) Αλίκη Σαμουηλίδου - Αιμιλία Στεφανίδου-Φωτιάδου, Η Θεσσαλονίκη κατά την Τουρκοκρατία - Τα τουρκικά μνημεία, in Περιοδικό Αρχαιολογία, vol. 7, maggio 1983, pp. 62 (archiviato dall'url originale il 2 aprile 2012).
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- (TR) Semavi Eyice, Bedesten (PDF), in İslâm Ansiklopedisi, Vol. 5 (Balaban - Beşir Ağa), Istanbul, Turkiye Diyanet Vakfi, 1992, pp. 302–311.
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