Antioco IV
| Antioco IV (Antioco Epifane) | |
|---|---|
| Sovrano dell'impero seleucide | |
| In carica | 175 – novembre/dicembre 164 a.C. |
| Predecessore | Seleuco IV |
| Successore | Antioco V |
| Nome completo | Ἀντίοχος Ἐπιφανής, Antíochos Epiphanḕs |
| Nascita | 215 a.C. circa |
| Morte | novembre/dicembre 164 a.C. |
| Dinastia | Seleucide |
| Padre | Antioco III |
| Madre | Laodice III |
| Consorte | Laodice IV |
| Figli | Antioco V, Laodice VI, Antiochide, Alessandro I Bala (presunto) |
Antioco Epifane (in greco antico Ἀντίοχος Ἐπιφανής?, Antíochos Epiphanḕs; 215 a.C. circa – novembre/dicembre 164 a.C.), conosciuto come Mitridate (in greco antico Μιθριδάτης?) fino all'ascesa al trono e chiamato nella storiografia moderna Antioco IV, è stato un sovrano seleucide, figlio di Antioco III il Grande, che governò dal 175 a.C. fino alla sua morte.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Giovinezza e salita al potere
[modifica | modifica wikitesto]Mitridate (poi Antioco) era l'ultimo figlio maschio di Antioco III, dunque il più lontano nella lista di successione. Infatti, mentre il fratello maggiore Antioco veniva investito di cariche importanti come comandante di cavalleria e viceré delle province orientali e al secondo figlio, Seleuco, era stato concesso di governare la Tracia come un dominio personale, a Mitridate non venne affidata nessuna carica pubblica. Tuttavia è probabile che abbia accumulato una certa esperienza militare al seguito del padre. In seguito alla Pace di Apamea (188 a.C.) il principe Seleucide fu inviato come ostaggio a Roma, dove fu trattato con onore. Qui fece amicizia con personaggi importanti quali Gaio Popilio Lenate, si appassionò agli spettacoli gladiatori e ammirò le istituzioni romane. In seguito il figlio di Seleuco IV, Demetrio, lo sostituì come ostaggio, dunque fu rilasciato e si trasferì ad Atene, dove divenne popolare e gli furono tributati persino dei decreti onorifici.
Nel 175 a.C. arrivò l'occasione che lo portò al potere: suo fratello Seleuco, allora re in carica, fu assassinato dal primo ministro Eliodoro. Antioco ottenne l'appoggio di Eumene II di Pergamo, che sperava, essendo da diverso tempo diffidente verso i Romani, di installare in Siria un re che li sostenesse contro l'invadenza politica romana. Con il supporto di Pergamo, Antioco uccise Eliodoro e soppresse la congiura: per questo fu chiamato dai Siriani Epiphanes ("colui che si manifesta"), in quanto con la sua manifestazione improvvisa aveva impedito che gli usurpatori prendessero controllo dell'impero. Inizialmente governò come coreggente e tutore di Antioco, figlio del fratello Seleuco IV; in seguito lo fece assassinare e divenne re a tutti gli effetti. Per legittimare ulteriormente la propria posizione, cambiò il proprio nome da Mitridate (nome tipicamente orientale) ad Antioco, nome di origine greca tipico dei re Seleucidi. Si preoccupò di stipulare subito un trattato di amicizia con i romani.
La riorganizzazione del regno
[modifica | modifica wikitesto]Una delle sue prime imprese, riportata dal retore Libanio, fu la spedizione contro i banditi che infestavano la Cilicia e che avevano il loro quartiere generale nei pressi del Monte Tauro. Saccheggiavano la regione e commerciavano in schiavi. Con un'azione decisa Antioco li disperse, aprendo le strade ai mercanti e ridando prosperità alla regione, i cui abitanti gli furono tanto grati, da erigere sul Monte Tauro una statua di bronzo che lo raffigurava mentre domava un toro.
Antioco concepiva un ambizioso progetto di riforma ed espansione del regno, che si concretizzò con numerose iniziative, sia di politica interna che estera. Riprese a fondare colonie militari elleniche (katoikie) per tutto il regno, mossa già proficuamente perseguita dai suoi avi, per controllare il territorio e ottenere reclute elleniche da fare combattere nella falange macedone. Fece stabilire numerosi coloni greci a Babilonia, della quale fu considerato come un secondo fondatore e la cui gestione venne affidata al satrapo Timarco; suo fratello Eraclione divenne ministro del tesoro e ricostruì la città di Charax Spasinu, devastata da un'inondazione, e vi collocò il satrapo Hyspaosines. Tentò inoltre di ellenizzare la regione della Giudea, costruendo a Gerusalemme ginnasi e palestre e affidando il sacerdozio a uomini di fiducia, come Giasone, ebreo ellenizzato, affinché gli ebrei si integrassero nella società. Infatti in seguito rese Gerusalemme (rinominata Antiochia in proprio onore)[senza fonte] una polis con gli stessi diritti di una città ellenica. Abbellì la città di Antiochia con uno splendido tempio a Zeus e costruì un quarto quartiere, popolato dai coloni, chiamandola Epiphania in proprio onore. Ad imitazione del senato romano costruì un Bouleuterion, ovvero una sorta di "parlamento" in cui tutti i consiglieri e i cittadini facoltosi discutevano della gestione del regno.
Dopo avere riorganizzato il regno, affidando i compiti più importanti a uomini di fiducia, Antioco cominciò a riformare l'esercito, trascurato dal suo predecessore, che mai combatte' una guerra. Innanzitutto istitui' i giochi gladiatori che aveva ammirato a Roma, comprando professionisti a caro prezzo o addestrandone di suoi. Inizialmente la popolazione rimase scandalizzata, non essendo abituata a spettacoli tanto cruenti, ma piacque a molti giovani che si appassionarono all'arte militare. Inoltre fece addestrare 5000 uomini della sua guardia reale a combattere come legionari romani, equipaggiandoli con cotte di maglia e armi simili a quelle romane. Fece sì che l'esercito fosse indipendente dai mediocri reparti ausiliari offerti dalle satrapie e rafforzò invece la falange che divise in Calcaspidi (scudi di bronzo), Creusaspidi (scudi d'oro) oltre ai tradizionali Argheiraspidi (scudi d'argento), affiancandola a reparti specialistici di mercenari come truppe leggere tracie e fanteria d'assalto celtiche, oltre a rafforzare la già ottima cavalleria seleucide. Infine, violando le clausole della Pace di Apamea, costruì una potente flotta e importò elefanti da guerra.
Nonostante queste brillanti iniziative, Antioco dimostrò un carattere stravagante e irrazionale. Era infatti solito vagare per la città, in compagnia di due o tre amici, parlando con la gente comune, o andando a discutere di lavori manuali con gli artigiani nelle loro botteghe; regalava ai suoi ospiti giocattoli per bambini o fette di torta, mentre talvolta faceva doni preziosi a dei miserabili. Era famoso per le sue burle: una volta in un bagno pubblico rovesciò in testa a un uomo, che il giorno precedente lo aveva invidiato per i suoi profumi, un intero barile di essenza profumate, che si sparsero sul pavimento, facendo scivolare entrambi a terra, tra l'ilarità generale. Era un amante della crapula ed era un lussurioso. Queste stranezze gli procurarono il soprannome di Epimanes ("il pazzo"), gioco di parole con il suo titolo di Epiphanes. Tuttavia era anche noto per la generosità e per la costruzione di templi e opere pubbliche.
Guerra con l'Egitto
[modifica | modifica wikitesto]Antioco dovette affrontare l'ennesimo capitolo della annosa "questione della Celesiria". Questa ricca regione, corrispondente all'odierno Libano e alla Palestina, era reclamata sia dai Seleucidi che dai Tolomei, che se la contesero in una lunga serie di guerre dette Guerre siriache. Nel 200 a.C. Antioco il Grande, padre di Epifane, era riuscito finalmente a conquistarla dopo aver sconfitto i Tolemei nella Battaglia di Panion, ma questi non avevano abbandonato le loro mire sulla regione e, alla corte di Alessandria, i ministri del giovane Tolomeo VI pianificavano di riconquistarla, sostenendo che spettasse di diritto alla dinastia tolemaica. Mentre in Egitto erano in corso preparativi per la guerra, Antioco, che ne fu avvertito, tentò di giocarsi la carta diplomatica inviando un ambasciatore di nome Meleagro a Roma per protestare, contemporaneamente ad un legato tolemaico che sosteneva la tesi opposta, ma vedendo che la diplomazia non portava a nulla, nel 170 a.C. decise di lanciare un attacco preventivo all'Egitto e fece bene.
La spedizione fu un successo e, sconfitti gli Egizi in battaglia, ordinò di non massacrarli mentre erano in rotta, ma solo di farli prigionieri. La decisione si rivelò lungimirante, in quanto i soldati Egizi presero Antioco in simpatia e cominciarono a disertare. In seguito, violando spregiudicatamente una tregua, Antioco sbaragliò l'armata Tolemaica presso Pelusio, divenendo in sostanza padrone d'Egitto. Tuttavia Antioco fu clemente con il giovane Tolomeo VI: quando lo ebbe in suo potere, si accontentò che gli venisse pagato un tributo e che i consiglieri che lo avevano convinto a dichiarargli guerra venissero uccisi. Nel frattempo la popolazione di Alessandria, trovando Tolomeo VI incapace di governare, aveva nominato re suo fratello, Tolomeo VIII.
Antioco promise a Tolomeo VI che lo avrebbe aiutato a riprendersi il trono e lo mise a capo di una sorta di protettorato con capitale Menfi. In realtà Antioco sperava che i due fratelli, facendosi la guerra, avrebbero indebolito il regno, rendendolo di fatto un protettorato Seleucide, ma quando Antioco tornò a casa soddisfatto, i due fratelli, per evitare di diventare dei burattini si misero d'accordo per governare assieme. Nel 168 a.C. Antioco calo' un'altra volta in Egitto, deciso a mettere fine una volta per tutte alla dinastia Tolemaica, li sconfisse nuovamente ed entrò trionfalmente a Menfi. Qui si fece incoronare re d'Egitto con una cerimonia degna di un faraone, per poi saccheggiare le prospere città egiziane "come nessuno dei suoi antenati era riuscito a fare". Mentre la sua flotta occupava Cipro ed il secolare regno tolemaico sembrava ormai a un passo dal crollo, Antioco festeggiava la vittoria assumendo l'epiteto di Nikator, "il vittorioso".
Mentre le forze seleucidi stavano assediando Alessandria, ci fu un inaspettato cambio di programma: I Tolomei, ormai disperati, avevano fatto appello ai Romani perché salvassero il loro regno; questi, che temevano la crescente potenza di Antioco, gli inviarono una delegazione capeggiata da Gaio Popilio Lenate, suo vecchio amico di quando era stato ostaggio a Roma. Popilio gli intimo' di ritirarsi ed Antioco rispose che ci avrebbe dovuto riflettere coi suoi consiglieri, ma in tutta risposta il romano gli disegnò attorno un cerchio sulla sabbia, dicendogli "pensaci qua dentro". Era inteso che se Antioco fosse uscito dal cerchio senza aver dato ordine di ritirare le truppe, sarebbe entrato in guerra con Roma. Antioco non avrebbe voluto abbandonare l'Egitto, ma sapendo che persino il re Perseo di Macedonia era stato battuto dai Romani, accettò di ritirarsi. Solo allora Popilio gli strinse la mano[2]. Questo evento divenne noto con il nome di giorno di Eleusi e dimostrò che ormai l'era dei regni ellenistici era finita: ora erano i Romani i signori del Mediterraneo.
Gli ultimi anni: la ribellione dei Maccabei e la spedizione in Oriente
[modifica | modifica wikitesto]Di ritorno dall'Egitto, Antioco saccheggio' Gerusalemme, sterminando gran parte degli abitanti, appropriandosi degli arredi sacri del tempio e proibendo la pratica della religione ebraica. Alcuni sostengono che volle punire i Giudei per l'atteggiamento ambiguo che avrebbero tenuto nella guerra contro l'Egitto; altri che fu una sommossa organizzata dal ex sommo sacerdote Giasone che lo indusse a punire duramente popolazione; altri ancora per la refrattarietà degli ebrei all'ellenizzazione; ma forse fu solo per semplice avidità. Dopo aver costruito una grande fortezza sulla sommità di Gerusalemme, chiamata akra, consacrò il Tempio a Giove Olimpo, introducendovi una sua statua e costringendo le élite ebraiche a fare sacrifici in onore delle divinità pagane.
Una volta tornato ad Antiochia organizzò nel villaggio di Dafne, sede abituale delle grandi feste organizzate dai Seleucidi, una fastosa parata militare, dove fece sfoggio non solo del suo potente esercito, ma anche di un lusso straordinario. La festa durò trenta giorni, con la distribuzione di grandi quantità di cibo e unguenti e furono mostrate innumerevoli immagini dedicate a ogni dio, semidio o eroe venerato conosciuti. Furono anche organizzati spettacoli gladiatori e artistici, gli autori antichi lo definirono il più grande festeggiamento mai organizzato sino a quel momento. Lo scopo di questi grandiosi eventi, più ricchi della già magnifica parata voluta da Lucio Emilio Paolo per celebrare il suo trionfo sui Macedoni, era di mettere in ombra l'insuccesso politico della spedizione in Egitto esibendo forza e ricchezza.
Il brutale tentativo di sradicare la religione ebraica portò allo scoppio di una rivolta capeggiata dal sacerdote osservante Mattatia, che coi suoi figli e numerosi seguaci, si diede alla macchia organizzando una guerriglia contro le forze seleucidi. Alla sua morte per vecchiaia, la direzione della ribellione fu affidata a suo figlio, Giuda Maccabeo, condottiero energico e carismatico che ottenne decisivi successi contro i Seleucidi. Nessuno degli strateghi mandati da Antioco riuscì a neutralizzare i ribelli, collezionando anzi una serie di sconfitte.
Le vicende sono raccontate: con un linguaggio ermetico, simbolico e apocalittico, nel libro biblico di Daniele e nei due libri, deuterocanonici della Bibbia cattolica, dei Maccabei, per quanto non sempre in modo storicamente accurato. I primi due libri dei Maccabei riportano ad esempio tre diversi scenari - tra loro inconciliabili e tutti storicamente infondati - riguardo alla morte di re Antioco IV Epifane[3]: per le conseguenze di una caduta da un carro da guerra oppure in seguito a una profonda crisi depressiva o, infine, assassinato dai sacerdoti della dea Nanea; Antioco IV morì, in realtà, in Tabe di Persia, malato di tisi[Nota 1]. Anche in merito alla cronologia relativa alla morte di Epifane e alla purificazione del tempio, riportato nei primi due libri dei Maccabei[4], si osserva che "su questo punto è da preferire l'ordine di 2Mac (9: morte Epifane; 10: purificazione tempio), benché anch'esso non sia indenne da confusioni (per es. le lettere del c.11)"[Nota 2].
Tuttavia per Antioco la Giudea era uno scacchiere secondario: la vera ambizione del re era quella di ripristinare l'autorità seleucide in tutto il Medio Oriente, ambizione che era già stata di suo padre. Sperava, attraverso questa spedizione, di riempire le casse dello Stato, svuotate dalla prodigalità del re e dai costi dell'esercito. Inizialmente marciò contro Artaxias I, che si era ribellato all'autorità Seleucide, si era dichiarato re di Armenia e aveva assemblato una potente armata per resistere alla reazione di Antioco. Ma il risultato non fu quello sperato.
Dopo aver riportato l'Armenia alla condizione di stato vassallo, Antioco proseguì la sua marcia verso oriente, con l'intenzione di distruggere il nascente regno dei Parti. Tuttavia dopo aver tentato senza successo di saccheggiare un tempio in Persia, morì di malattia.
Il regno di Antioco fu l'ultimo periodo di potenza dell'Impero Seleucide: alla sua morte il regno andò ad un bambino, il figlio Antioco V Eupatore e questo portò ad una serie di guerre dinastiche che ne causarono il progressivo disfacimento.
Ascendenza
[modifica | modifica wikitesto]| Genitori | Nonni | Bisnonni | Trisnonni | ||||||||||
| Antioco II | Antioco I | ||||||||||||
| Stratonice di Siria | |||||||||||||
| Seleuco II | |||||||||||||
| Laodice I | … | ||||||||||||
| … | |||||||||||||
| Antioco III | |||||||||||||
| Andromaco | Acheo | ||||||||||||
| Apama I | |||||||||||||
| Laodice II | |||||||||||||
| … | … | ||||||||||||
| … | |||||||||||||
| Antioco IV | |||||||||||||
| Ariobarzane del Ponto | Mitridate I del Ponto | ||||||||||||
| … | |||||||||||||
| Mitridate II del Ponto | |||||||||||||
| … | … | ||||||||||||
| … | |||||||||||||
| Laodice III | |||||||||||||
| Antioco II | Antioco I | ||||||||||||
| Stratonice di Siria | |||||||||||||
| Laodice | |||||||||||||
| Laodice I | … | ||||||||||||
| … | |||||||||||||
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Gli esegeti della Bibbia di Gerusalemme osservano che "[2Mac1,13:] questo racconto popolare della fine di Antioco non corrisponde né a quello di 9,1s, né a quello di 1Mac6,1s. Le circostanze reali della sua morte non erano ancora note e forse sono state ricalcate fittiziamente su quelle di Antioco III, che mori in un'imboscata con tutto il suo esercito, dopo aver saccheggiato un tempio di Bel, sempre in Elimàide" e "[2Mac9,3:] Ecbàtana, l'attuale Hamadan, 700 km a nord-est di Persèpoli. In realtà Epìfane mori a Tabe, a mezza strada tra queste due città"; anche gli studiosi del "Nuovo Grande Commentario Biblico" sottolineano che "[2Mac1,13:] il testo greco suscita l'impressione che (soltanto) Antioco sia stato intrappolato e ucciso in questa maniera. Di fatto fu scacciato e morì più tardi (9,2-3.28-29; 1Mac6,4-16). Può darsi che l'informazione disponibile all'autore di questa lettera abbia confuso la morte di Antioco IV con quella del padre, Antioco III, il quale fu ucciso mentre cercava di depredare il tempio di Bel a Elam" e quelli della Bibbia Edizioni Paoline evidenziano che "[Mac1,14-17:] favoloso racconto della morte del persecutore, diverso da quello riportato in 9,1-29 e in 1Mac6,1-16. Probabilmente c'è un fittizio ricalco della morte del padre, Antioco III, che perì in Persia dopo aver saccheggiato il tempio di Bel". (Antioco IV in Enciclopedia Italiana. URL consultato il 19 febbraio 2019, ; Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, pp. 1070, 1090, ISBN 978-88-10-82031-5; Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 575, ISBN 88-399-0054-3; La Bibbia, Edizioni Paoline, 1991, p. 688, ISBN 88-215-1068-9.).
- ↑ Come osservato dagli esegeti dell'interconfessionale Bibbia TOB. Anche gli studiosi della École biblique et archéologique française (i curatori della Bibbia di Gerusalemme), concordemente a quelli del "Nuovo Grande Commentario Biblico", rilevano che "2Maccabei è da preferirsi a 1Maccabei su un punto importante in cui essi non sono d'accordo: 1Mac 6,1-13 pone la purificazione del tempio prima della morte di Antioco Epìfane; 2Mac 9,1-29 la situa dopo". (Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 1897, ISBN 88-01-10612-2; Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 1009, ISBN 978-88-10-82031-5; Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 562, ISBN 88-399-0054-3.).
Riferimenti
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Polybius, Histories, book 28, Antiochus IV. Epiphanes, su perseus.tufts.edu, Perseus Project. URL consultato il 26 ottobre 2015.
- ↑ Polybius 29.27.4, Livy 45.12.4ff.
- ↑ 2Mac9,7-28; 1Mac6,8-16; 2Mac1,13-16, su laparola.net..
- ↑ 1Mac6,1-17; 2Mac9,1-29; 10,1-8, su laparola.net..
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikiquote contiene citazioni di o su Antioco IV
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Antioco IV
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Antioco IV Epifane, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
- Antìoco IV, su sapere.it, De Agostini.
- (EN) Hans Volkmann, Antiochus IV Epiphanes, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- Le morti di Antioco, Razia e Nicanor, da Bede. in inglese, su freewebs.com.
- http://www.treccani.it/enciclopedia/antioco-iv-di-siria-detto-epifane_%28Enciclopedia-Italiana%29/
- Antiochus IV Epiphanes, su seleucid-genealogy.com (archiviato dall'url originale il 14 giugno 2018).
- http://www.iranicaonline.org/articles/antiochus-1--thirteen-kings-of-the-seleucid-dynasty#A04
- http://www.livius.org/articles/person/antiochus-iv-epiphanes/
- http://www.perseus.tufts.edu/hopper/text?doc=Perseus%3Atext%3A1999.04.0104%3Aalphabetic+letter%3DA%3Aentry+group%3D27%3Aentry%3Dantiochus-iv-bio-2
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 266449306 · ISNI (EN) 0000 0001 0813 7616 · BAV 495/216722 · CERL cnp00542575 · LCCN (EN) n81098844 · GND (DE) 118503413 · BNF (FR) cb15081934j (data) · J9U (EN, HE) 987007298242205171 |
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