2º Fronte bielorusso
| 2° Fronte bielorusso 2-й Белорусский фронт | |
|---|---|
| Descrizione generale | |
| Attivo | febbraio 1944 - giugno 1945 |
| Nazione | Unione Sovietica |
| Servizio | Armata Rossa |
| Tipo | Gruppo d'armate |
| Battaglie/guerre | Seconda guerra mondiale |
| Parte di | |
| Stavka | |
| Comandanti | |
| Degni di nota | Pavel Kuročkin Ivan Petrov Georgij Zacharov Konstantin Rokossovskij |
| fonti citate nel corpo del testo | |
| Voci su unità militari presenti su Wikipedia | |
Il 2º Fronte bielorusso fu un grande raggruppamento strategico dell'Armata Rossa sovietica, costituito nell'ultimo periodo della seconda guerra mondiale sul Fronte orientale. Il Fronte, nella terminologia tradizionale russa e sovietica, era equivalente ad un gruppo d'armate degli eserciti occidentali.
Una parte dei reparti originari del 2º Fronte bielorusso e i suoi quadri di comando provenivano dal Fronte Occidentale, il gruppo d'armate che aveva combattuto la battaglia di Mosca, e dal Fronte Centrale, che aveva combattuto nella battaglia di Kursk.

Il 2º Fronte bielorusso venne costituito per la prima volta dallo Stavka nel febbraio 1944 al comando del generale Pavel Kuročkin per prendere parte alle operazioni contro il Gruppo d'armate Centro tedesco, ma venne sciolto il 5 aprile 1944 dopo il fallimento nella battaglia contro la fortezza di Kovel'[1]; il 2º Fronte bielorusso venne ricostituito dopo pochi giorni, il 24 aprile 1944, con armate sottratte al disciolto Fronte Occidentale per partecipare alla grande Operazione Bagration in Bielorussia; il comandate designato era il generale Ivan Petrov che però, venne sostituito alla vigilia dell'offensiva dal generale Georgij Zacharov[2]. Nel corso dell'operazione Bagration il 2º Fronte bielorusso era il meno potente dei raggruppamenti offensivi dell'Armata Rossa ma svolse un compito importante affrontando le divisioni tedesche che erano rimaste tagliate fuori a est di Minsk. Fino all'8 luglio 1944 i soldati del 2º Fronte bielorusso distrussero le truppe tedesche accerchiate catturando molte migliaia di prigionieri. Nei mesi seguenti il 2º Fronte bielorusso, sempre al comando del generale Zacharov, partecipò alle battaglie sulla linea del Narew e del Niemen, liberando Białystok e Grodno, ma nel complesso ebbe un ruolo secondario rispetto agli altri Fronti sovietici.
Il 16 novembre 1944 il famoso maresciallo Konstantin Rokossovskij assunse il comando del 2º Fronte bielorusso che nelle settimane successive venne rinforzato e potenziato fino a diventare uno dei raggruppamenti più potenti dell'Armata Rossa in preparazione dell'offensiva invernale[3]. Il maresciallo Rokossovskij era deluso di aver dovuto cedere il comando del 1º Fronte bielorusso, destinato ad avanzare sulla direttrice principale Varsavia-Oder-Berlino, al maresciallo Georgij Žukov, ma nel corso della difficile offensiva della Prussia orientale iniziata il 14 gennaio 1945, guidò le armate del 2º Fronte bielorusso con competenza e abilità. Dopo aver superato una strenua resistenza e nonostante problemi di coordinamento con gli altri Fronti, le truppe del maresciallo Rokossovskij avanzarono in profondità e il 27 gennaio 1945 raggiunsero le coste del Mar Baltico, isolando il Gruppo d'armate Nord tedesco.
Nelle settimane seguenti, il maresciallo Rokossovskij ricevette l'ordine di cedere una parte delle sue forze al 3º Fronte bielorusso in Prussia orientale, e di concentrare le sue operazioni contro la Pomerania orientale in coordinamento con il 1º Fronte bielorusso; dall'8 febbraio 1945 il 2º Fronte bielorusso prese parte alla difficile offensiva della Pomerania orientale; dopo combattimenti prolungati e sanguinosi, il maresciallo Rokossovskij completò con successo la missione, entrando a Danzica il 30 marzo 1945. Era imminente la battaglia di Berlino e il 2º Fronte bielorusso ricevette l'ordine di trasferire con la massima velocità le sue forze principali verso ovest per prendere posizione sul basso corso dell'Oder e partecipare all'offensiva finale. Il maresciallo Rokossovskij riuscì a completare la manovra e il 20 aprile le sue armate iniziarono l'offensiva sul basso Oder avanzando velocemente verso ovest in Meclemburgo; nei primi giorni di maggio il 2º Fronte bielorusso entrò in collegamento con le truppe britanniche del 21º Gruppo d'armate.
Il 2º Fronte bielorusso finì la seconda guerra mondiale in territorio tedesco e il 10 giugno 1945 venne ufficialmente sciolto; le sue armate vennero trasferite principalmente in Polonia e, sempre al comando del maresciallo Rokossovskij, entrarono a far parte del nuovo Gruppo di Forze del Nord incaricato, nel periodo della Guerra fredda, di presidiare il territorio polacco.
Comandanti in capo del 2º Fronte bielorusso
[modifica | modifica wikitesto]| # | Nome | Immagine | Inizio | Termine | Note |
|---|---|---|---|---|---|
| 1 | Pavel Alekseevič Kuročkin | 24 febbraio 1944 | 5 aprile 1944 | Assegnato al comando della 60ª Armata | |
| 2 | Ivan Efimovič Petrov | 24 aprile 1944 | 6 giugno 1944 | Assegnato al comando del 4º Fronte ucraino | |
| 3 | Georgij Fëdorovič Zacharov | 6 giugno 1944 | 16 novembre 1944 | Assegnato al comando della 4ª Armata delle guardie | |
| 4 | Konstantin Konstantinovič Rokossovskij | 16 novembre 1945 | 10 giugno 1945 | Assume il comando del Gruppo di Forze del Nord |
Ordine di battaglia nella battaglia finale di Berlino 1945
[modifica | modifica wikitesto]Fonte[4]
- Quartier generale
- 2ª Armata d'assalto
- 19ª Armata
- 49ª Armata
- 65ª Armata
- 70ª Armata

1º Corpo corazzato delle guardie
3º Corpo corazzato delle guardie
8º Corpo corazzato delle guardie
8º Corpo meccanizzato
3º Corpo di cavalleria delle guardie (meccanizzato)
Effettivi nella battaglia finale di Berlino
[modifica | modifica wikitesto]| Consistenza organica del 2º Fronte bielorusso durante la battaglia di Berlino.[5] | |||
| Personale ufficiali e soldati: 314.000 | |||
| Mezzi di trasporto autocarri: 21.846 | |||
| Armamento carri armati: 644 cannoni semoventi: 307 cannoni anticarro: 770 pezzi d'artiglieria campale: 3.172 cannoni contraerei: 801 aerei da combattimento: 1.360 | |||
Note
[modifica | modifica wikitesto]Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- AA.VV., L'URSS nella seconda guerra mondiale, CEI, Milano, 1978
- (EN) John Erickson, The road to Berlin, London, Cassell, 2002, ISBN 0-304-36540-8.
