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The Economist. Corruzione nel Nord d’Italia: una piaga in tutti i Consigli regionali

Milioni di italiani si stanno astenendo dalla democrazia. L’affluenza alle urne nelle elezioni regionali siciliane del mese scorso era inferiore al 50%. E quelli che votano sono alla ricerca in numero sempre maggiore di gruppi di protesta (in Sicilia, quello fondato da un comico e blogger, Beppe Grillo, è arrivato primo).

Per capire il perché, si consideri la Lombardia, la regione della capitale finanziaria d’Italia, Milano. La città era una volta in Italia anche la “capitale morale” prima che la premiership di Bettino Craxi, morto da latitante in fuga dalla giustizia, e di Silvio Berlusconi, un altro milanese nativo. Ma il sobrio e coscienzioso Mario Monti, attuale primo ministro d’Italia, è della Lombardia. E la gente della regione ancora vede se stessa come più industriosa ed integra dei meridionali. La Lega Nord sottolinea la supposta eredità celtica della Lombardia. Altri puntano ai collegamenti con il mondo teutonico, compreso un periodo sotto l’impero austriaco.

Eppure, fin dalla sua elezione regionale nel 2010, la politica della Lombardia ha visto un crollo morale. L’ultima goccia è stato l’arresto dell’assessore alla Casa Domenico Zambetti, accusato di favoreggiamento della mafia calabrese, o ‘ndrangheta (leggi l’articolo). Poco dopo, Roberto Formigoni, che ha governato per 17 anni la Lombardia, ha sciolto l’assemblea degli ottanta consiglieri. Un’elezione è probabile nel mese di gennaio.

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The Economist. Affari e criminalità organizzata: le mani sulla città

La capitale finanziaria d’Italia è niente rispetto a Reggio Calabria. Eppure, quando il consiglio comunale di Reggio è stato sciolto all’inizio del mese scorso, i pubblici ministeri milanesi hanno prontamente arrestato l’assessore lombardo alla Casa, Domenico Zambetti, con l’accusa di favoreggiamento a società controllate dalla ‘ndrangheta, la mafia calabrese. La polizia ha già arrestato 37 sospetti della ‘ndrangheta in Lombardia. Nel numero di confische di imprese e proprietà nel 2010 e nel 2011, la Lombardia è dietro solo alle regioni meridionali più note per mafia.

“La mafia è sempre stata qui. Quello che stiamo vedendo ora è l’evoluzione, con la criminalità organizzata che acquisisce sempre più aziende legali”, dice Claudio Gittardi, uno dei dodici pubblici ministeri della squadra antimafia di Milano. Alberto Barcella, presidente di Confindustria Lombardia, l’associazione degli imprenditori locali, dice che i membri non sempre sanno cosa affrontano. “I mafiosi lavorano in maniera sottile. Indossano giacche e cravatte, non portano fucili da caccia”, dice.

Nando Dalla Chiesa, professore di criminologia all’Università di Milano, consigliere del sindaco e figlio di un generale dei Carabinieri ucciso dalla mafia a Palermo 30 anni fa, è preoccupato che l’infiltrazione nell’economia italiana da parte della criminalità organizzata sia aumentata. “Tutto è negoziabile qui, tutto in vendita, e la ‘ndrangheta ha i soldi”, dice.

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Attenzione: per Tempi si è aperta la “caccia al cattolico”.

Certo che questo è proprio un brutto momento per Comunione e Liberazione ed i suoi simpatizzanti che devono subire, come scrive Pippo Corigliano su Tempi, «una manovra da parte dei giornali per staccare i simpatizzanti di Cl da Formigoni».
Non si può sapere se da parte dei giornali sia in atto una “manovra” simile ma se i ciellini simpatizzano tanto per Formigoni sicuramente saranno insensibili alle “sirene” dei giornali.

Insomma si vorrebbe minare «l’unità di una realtà nobile che ha portato la Lombardia a diventare la Regione guida in Italia per tanti aspetti, in particolare perché ha tentato di mettere in pratica la dottrina sociale della Chiesa che riempie la bocca di tanti e viene praticata da pochi».
Certamente se i presunti reati su cui sta indagando la magistratura dovessero essere confermati non dovrebbe essere una bella promozione per la dottrina sociale della Chiesa.

Insomma non è proprio il caso di farsi «intimidire da alcuni (supposti) peccati che saranno forse stati commessi» mentre bisogna rendersi «conto che è in atto una manovra nel nostro paese che non solo attacca il nemico di sempre, i cattolici, ma vuole azzerare qualsiasi concentrazione di potere politico».
Purtroppo in Italia non si va sotto processo (o sottoposti a fermo) per aver commesso dei peccati ma – più realmente – per aver commesso dei reati. Strano che i cattolici siano il “nemico di sempre” se si pensa che un partito di chiara derivazione cristiana come la Democrazia Cristiana ha governato ininterrottamente dal 1946 al 1981 (ma è stato presente anche successivamente) mentre Formigoni è presidente della regione Lombardia dal 1995.

Colpevoli di tutto questo sono i giornali che «instillano stima e simpatia soltanto per i tecnici». Corigliano forse dimentica che Formigoni appartiene ad un partito (il Pdl) che sostiene un governo di “tecnici” come quello Monti?
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